La lunga estate calda, il Natale che non ti aspetti

gesu soleTra le molte polemiche che il Natale pone, certamente si è imposta quella sollevata da uno studioso israeliano che ha fatto notare come pecore al pascolo ad 800 mt (quota di Betlemme) la notte del 24 dicembre siano molto improbabili.

Un’altra polemica si solleva anche circa l’opportunità di un censimento universale nei mesi di dicembre-gennaio quando i valichi montuosi, penso a quelli alpini, ad esempio, sono ostruiti da metri di neve. Come potevano, quelli nati in Gallia, raggiungere i luoghi natali? Possibile che l’impero abbia così sfacciatamente provocato i suoi cittadini chiedendogli l’impossibile?

Mi si dirà che il censimento durava oltre un anno e allora la soluzione appare addirittura peggiore del problema, perchè vedremmo Giuseppe, S. Giuseppe, pianificare un viaggio di 153 km con una gestante al nono mese nei mesi più freddi e bui, sempre dicembre- gennaio, tanto che possiamo tranquillamente affermare che se è Natale, il 25 dicembre, non è S. Giuseppe che ha dimostrato un’incoscienza degna di un folle.

Alle critiche del Natale istituzionale abbiamo suo tempo proposto un’ altra datazione che vedeva “Un caldo natale“, post che invito a rileggere, se non ci si fida del risultato dei nostri calcoli, dato per buono, che conducono a un parto nel mese di Ab, cioè luglio-agosto dopo nove regolarissimi mesi di gestazione dall’annunciazione, avvenuta nel mese di bul.

Curioso allora diviene il processo di un altro calcolo e ragionamento che conducono anch’essi al mese di Ab come quello più indicato per il Natale. Essi nascono da una rilettura dei versetti biblici che già più volte ha rilevato quella che noi riteniamo la verità, certi che non a caso la Bibbia gode dell’appellativo di “Sacra” (anche qui, cioè per i versetti, c’è tutta una categoria ad hoc nel menu per chi volesse sincerarsi).

Noi adesso ci affideremo a Mc 5,25 il passo che ci parla dell’emorroissa, donna che soffriva di perdite mestruali dal ciclo impazzito, continuo che gli impedivano la gravidanza. Ella aveva, come scrive Marco, speso tutti i suoi averi peggiorando addirittura la malattia, ed è solo toccando il manto di Gesù che essa guarisce grazie alla Sua potenza.

Dunque il brano ci parla di una nascita desiderata, di una maternità croce e  crocefissa che risorge grazie al miracolo. Allora proprio il versetto, cioè la sua numerazione, apre a una soluzione sul Natale, maternità e nascita per eccellenza.

Infatti il versetto di Marco numera 5,25, che noi interpreteremo come quinto mese, venticinquesimo giorno, ottenendo il venticinquesimo giorno del mese di Ab, quinto mese del calendario ebraico. Si nota subito come quei due ragionamento diversi per scopo, natura e calcolo coincidano perfettamente, perchè se nel primo caso siamo giunti al mese di ab grazie non solo all’annuncio della nascita del battista (mese di ziv, dunque 6 mesi dopo quello a Maria, mese di Bul), ma anche grazie alla logica sottesa a Gv 2,20-21 che vuole Gesù nuovo Sancta Sanctorum e quindi ne segue le tappe che sono: mese di Ziv fondamenta; mese di bul dedicazione stabilendo ancora in maniera ancora più forte il legame tra il tempio e il Tempio; nel secondo caso, invece, è la numerazione di un passo che concerne la maternità a far luce sulla nascita di Gesù e quindi un contesto ideale per parlarci del Natale.

Rimane da stabilire il giorno che è fermo sul 25 del quinto mese (ab), per cui immagineremo quel luglio-agosto che segna il mese di ab come iniziante il 15 di luglio e concludentesi il il 15 di agosto, cosicchè quel venticinquesimo giorno cade nel 10 agosto, quando il sole fa il suo ingresso nella costellazione del leone ed esprime tutta la sua potenza in termini di luce e calore.

Nella simbologia cristiana il sole è Gesù in quanto luce e in quanto calore, tant’è che nel primo caso Giovanni nel suo Prologo è chiaro: la luce è venuta nel mondo, mentre in Apocalisse ci parla del “leone della tribù di Giuda che ha vinto” (Ap 5,5), cioè ha vinto come il sole che, facendo il suo ingresso nella costellazione del leone, esprime tutta la sua luce e potenza.

Dunque il Natale è ben lungi dall’essere la festa gelida e buia della tradizione, perchè in origine coniugava, simbolicamente e naturalmente, l’esatto contrario come a voler simbolicamente esprimere tutta la divinità di un Dio fatto carne che sì, è sceso dalle stelle, ma non “al freddo e al gelo”, bensì nella pienezza di una luce e di un calore che più di ogni altra cosa lo descrivono, se non fosse altro perchè perfetta antitesi del gelo e del buio di una notte infernale che ha imposto agli elementi naturali la sua legge obbligandoli ad accogliere nel mese più freddo, buio e tetro un neonato avvolto di sole fasce a dicembre-gennaio (Lc 2,12)  e custodito in una mangiatoia, cose troppo assurde per crederle vere, come conferma l’asinello che la sa più lunga di una millenaria tradizione, a quanto pare.

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