Che tu sia maledetta

Mio padre, per soddisfare la tua fame di sangue e violenza, Roma, è in condizioni peggiori: ne ha due così oltre  un’infinità più piccole, dopo sette mesi nei tuoi ospedali, Vaticano. Neanche un giorno a casa dal 26 aprile.

Avrei io dovuto consegnartelo io così, ma invece così tu me lo hai dato, sadicamente perchè così tu lo hai ridotto nel tentativo di fermarmi. Neppure riesco a immaginare se avessi avuto figli: che sorte gli avresti riservata? Guardate la foto: mio padre è messo addirittura peggio, molto peggio.

piag30

 Sui fiumi di Babilonia,
là sedevamo piangendo
al ricordo di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre.
Là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
canzoni di gioia, i nostri oppressori:
«Cantateci i canti di Sion!».
Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;
mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.
Ricordati, Signore, dei figli di Edom,
che nel giorno di Gerusalemme,
dicevano: «Distruggete, distruggete
anche le sue fondamenta».
Figlia di Babilonia devastatrice,
beato chi ti renderà quanto ci hai fatto.
Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
e li sbatterà contro la pietra.

(salmo 136)

 

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