Ezechiele, Esdra e il consiglio spassionato

Abbiamo già incontrata la coincidenza dei versetti con la cronologia del blog e mai l’abbiamo ritenuta casuale, perchè talvolta è semplicemente sorprendente (si veda la categoria “versetti” in home).

Presentiamo adesso un caso che, seppur esulando da una specifica nota cronologica, detta però i tempi di quella cronologia in un suo segmento fondamentale: la ricostruzione del tempio dopo l’esilio o secondo tempio.

Se assumessimo la cronologia ufficiale, non solo Gv 2.20-21 si perde a causa di quel ναός da non confondersi assolutamente con ἱερόν (area del tempio) che giustificherebbe una cronologia artificiale forzando però il testo.

Quei 46 anni, infatti, indicano la ricostruzione dl Sancta sanctorum (ναός) e nient’altro, per cui, date le dimensioni e la nota flaviana di 18 mesi, rimangono totalmente incomprensibili.

E’ solo assumendo l’editto di Artaserse (Esd 4,23) nel suo settimo anno di regno (465/464 a.C.), cioè l’editto che blocca i lavori “mano armata” (Esd 4,23), che tutto diviene chiaro, perchè 46 anni sono tempi “costretti” per forza maggiore, nel senso che non si potè mettere mano ai lavori.

Essi, i 46 anni, si concludono -lo sappiamo- nel 419/418 a.C., “sesto di Dario” (secondo, però Esd 6,15) facendo saltare tutto il quadro cronologico sinora studiato che vede la dedicazione nel 515 a.C.

E’ tale la differenza o l’errore, dipende dai punti di vista, che necessita di prove, quando però una cronologia lineare e complessa del tempio sarebbe già di per sè sufficiente a giustificare una tempistica alternativa.

Siamo in grado adesso di fornire un’ulteriore prova che esula, è vero, da quelle che il mondo scientifico accetterebbe, sebbene appartenga alla Bibbia, di cui è sempre bene non dimenticarne il linguaggio, che è proprio, tant’è che a volte sussurra pure.

Come nel caso di quei 46 anni che partono dall’esilio babilonese, che se se ne ha chiara la datazione, esso prende le mosse anche dal calcolo di Ezechiele, cioè dal 505/504 a.C. e si consuma in 40 anni (Ez 4,6).

I 40 anni terminano, quindi, nel 465/464 a.C. ed è da lì che, a causa dell’editto di Artaserse, si trascinano fino al 419/418 a.C., cioè per 46 anni. Curiosa allora diviene la numerazione del versetto di Ezechiele unita a quella di Esdra che confermano quei tempi.

Infatti dei 40 anni di esilio di Giuda, Ezechiele ce ne parla in 4,6 del suo libro, quello stesso 46 che segna gli anni necessari alla ricostruzione post esilica secondo Gv 2,20-21, che prendono le mosse proprio dal termine di quell’esilio lì previsto (i 40 anni di Ez 4,6 che partono dal 505/504 a.C.).

Come curiosa è la numerazione di Esdra quando riporta nel versetto 4,23 l’anno 423/422 a.C. “secondo anno” (Esd 4,24) di regno di Dario II, quando cioè riprendono i lavori.

Da notare anche che implicitamente i versetti ci dicono di quale Dario si tratti se ancora presi dal dubbio del primo o secondo. Infatti la nota che riferisce la riapertura del cantiere la fornisce Esd 4,24, cioè 424 a.C., primo anno di regno di Dario II, togliendoci dall’imbarazzo che genera non solo la presenza di due Dario, ma anche e più dalla presenza di due cronologie riguardanti il tempio geneticamente incompatibili, perchè troppo il divario che segnano: un secolo, in pratica, se l’una dedica nel 515 a.C. e l’altra nel 418 a.C.

Lo abbiamo scritto: è una voce flebile, sussurrata, in tutto e per tutto simile a un consiglio spassionato, sempre e comunque dato a fior di labbra.

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