Satana, il serpente e il mondo: il segno grafico fa la differenza

In un forum mi hanno mossa un’obiezione molto pertinente circa il nome proprio di Gesù (Ἰησοῦς) che, nei dizionari e nel web tutto, compare con lo stigma che conclude la parola, mentre noi abbiamo sempre scritto che tutto dipende dalla falsificazione del lemma che in origine aveva un sigma (Ἰησοῦσ). Il problema si pone quando si affronta il calcolo ghematrico che varia totalmente se il valore è 6 (stigma) o 200 (sigma).

Se ho ben capito la mia interlocutrice sosteneva che stigma e sigma, se concludono la parola, hanno sempre un valore di 200, essendo la differenza da ricondursi solo alla grafia.Sulle prime sono stato preso un po’ alla sprovvista, ma poi ho riflettuto sui casi sinora incontrati, i quali sono di avviso opposto.

Infatti quando abbiamo offerta la ghematria di ὄφις (serpente) abbiamo calcolato 586 e lo abbiamo collocato in un calendario, riducendolo al 586 a.C, anno dell’esilio babilonese secondo la cronologia ufficiale.

Inoltre abbiamo anche visto che colui che pose fine a quell’esilio fu Ciro, sempre secondo la cronologia ufficiale, e Ciro sale al potere nel 559 a.C., quando la ghematria di Σατανᾶς (Satana) è 559.

In entrambi i casi, che appartengono a un unico insieme cronologico e storico, è possibile ricondurre i valori ghematrici a un calendario solo se si assume lo stigma, cioè se il calcolo ghematrico si compone con un 6 e non con un sigma finale (200).

Questo credo ponga seriamente la questione su un altro piano: almeno stando a quell’ambito cronologico e ghematrico il segno grafico che segna la fine di ὄφις e Σατανᾶς è stigma il cui valore deve essere 6 e questo esclude che necessariamente lo stigma e il sigma abbiano, ai fini ghematrici, lo stesso valore.

Prova ne è che, se assumiamo la cronologia biblica, non necessariamente esatta, ma pur sempre biblica, sappiamo che quell’esilio si consuma in ben altra data (505 a.C.) e questo crea due opposti: da una parte la cronologia secolare con il suo 586 a.C.; dall’altra il 505 a.C. biblico.

Ciò costituisce la cornice dove s’inserisce un lemma caro a Giovanni, lo stesso apostolo che ci ha parlato del serpente (ὄφις) e di Satana (Σατανᾶς) in Ap 12,9, cioè “mondo” che nel greco testamentario -pensiamo nei dizionari in genere- compare scritto con uno stigma (κόσμος, Ap 11,5).

In questo caso, cioè scritto con lo stigma, il valore ghematrico che ne risulta è assolutamente indecifrabile, mentre se noi quello stesso lemma lo scriviamo con sigma in fine di parola (κόσμοσ) esso è 600, perchè la sigma finale ha quel valore e quel valore totale finale determina, cioè 600.

A parte il fatto che

ὄφις (serpente) riconduce al 586 a.C., l’esilio babilonese della cronologia secolare

Σατανᾶς (satana) riconduce al 559 a.C., primo anno di regno di Ciro che pone fine a quell’esilio

e κόσμος (mondo) a 600

creando così l’ archetipo del male laddove il secolo ha il caposaldo della cronologia del Vicino Oriente Antico, è proprio κόσμοσ (mondo) con il suo 600 che riconduce al 666 cioè a χξς di Ap 13,18 in cui quella χ ha uno stesso valore (600) e indica Satana, prima della bestia (ξ) e del falso profeta (ς).

Credo che risulti allora evidente che in una logica ghematrica è fondamentale, affinchè tutto sia in relazione, sostenere che non necessariamente stigma e sigma abbiamo lo stesso valore, perchè i casi incontrati testimoniano una profonda diversità che non è solo grafica, ma simbolica e ghematrica, cioè numerica, la quale, rispondendo a un calendario, dove solitamente si collocano i valori ghematrici, diviene storica.

Il fatto che i dizionari non facciano differenza assumendo lo stigma in fine di parola, può avere ragioni nel greco che ha dimenticato la seconda natura dell’alfabeto greco, cioè quella numerica, tanto che viene da pensare che molti (tutti?) dei lemmi contenuti nei dizionari hanno subita una legge dettata dalla “necessità” di alcuni, più che dall’ortografia.

Ecco allora che il nome proprio della seconda persona della Santissima Trinità ne ha risentito negativamente concludendosi ortograficamente con stigma, ma componendosi ghematricamente di un due sigma, che non a caso S.Ireneo considerava quando attribuiva a Ἰησοῦσ un valore di 888, l’unico che può emergere dall’uso di un sigma finale, assolutamente da non confondersi con stigma, pena una discrezionalità del lettore che aprirebbe a diatribe senza fine e senza costrutto, più di quelle, già sterminate, sulla Santissima Trinità.

 

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