Scripta manent

Pubblico solo adesso un post tenuto in bozze da molti giorni perchè il contenuto si muove alla cieca, cioè senza alcuna possibilità di verifica. Tuttavia potrebbe risultare interessante qualora riservasse sorprese.

 

La presenza di Levane Alta in un contesto descritto come pleistocenico avrà certamente generato contraddizioni se già le tracce evidenti, quali anelli di ancoraggio delle barche e una memoria paesana che ci parla di Navi, illustravano una realtà lacustre ben lontana dagli standard geologici proposti dalla scienza (Pleistocene).

Abbiamo anche visto che sempre il genius loci propone Caronte nella Valle dell’inferno, cioè quella valle attualmente vocata come tale e che dà origine a una riserva naturale.

In questo senso abbiamo fatto notare la perfetta assonanza di charòneion con Caronte, nocchiero infernale, cioè Charon(t)eiòn che evoca l’immane strage perpretata ai danni della natura quando si decise il prosciugamento del lago.

La collocazione dunque in epoca pleistocenica non può essere avvenuta indolore perchè molte potrebbero essere le tracce che il passato ha conservato, quasi a dispetto, come gli anelli di ancoraggio suddetti.

Mai, credo, un’indagine su Levane Alta (tesi ad esempio) ha ipotizzato una vita lacustre ancora attiva negli anni a venire rispetto all’anno zero, per cui il contesto, che potrebbe essere profondamente diverso, mai è affiorato se non, magari, con piccoli stranissimi e incollocabili anacronismi i quali, se considerati tutti assieme, potrebbero riaprire la scena dandogli connotati profondamente diversi.

Uno in particolare posso citare, sebbene mi muova alla cieca, perchè non ho mai avuta l’occasione di controllare di persona (riferii del fatto al Professr Venuti che m’introdusse al latino) e al momento mi sarebbe addirittura impossibile. C’è una scritta latina su una porta che si apre su un vicolo a Levane Alta. La notai in una mattina di vagabondaggio (forca, chiodo insomma marinai a scuola traendone però molto profitto, forse) nei luoghi vicini al paese.

Certo, potrebbe trattarsi di una delle mille scritte latine che caratterizzano i borghi italiani, ma potrebbe aprire scenari inusitati se quella scritta tradisse le origini mercantili e lacustri del luogo. Non mi spingo fino a pensare che potrebbe trattarsi di un ultimo testamento redatto sulla pietra a memoria del luogo, anzi, del lago destinato alla distruzione a seguito del prosciugamento (una data, magari, come su una lapide).

Insomma come gli anelli, se presenti, raccontano un altra storia, quella scritta potrebbe testimoniarla e costituire una prova schiacciante qualora facesse riferimento al lago, ancora presente negli anni del latino come lingua ufficiale che mai, mi pare, ha caratterizzato il Pleistocenico.

Vale la pena indagare e tradurre quella scritta che mi pare sull’architrave di una porta a Levane Alta piccolo scrigno pieno di segreti e tessera di un domino artificiale molto complicato ma estremamente delicato perchè, intendendomi un po’ di cronologia, vi garantisco che caduta la prima tessera cadono tutte.

La lunga estate calda, il Natale che non ti aspetti

gesu soleTra le molte polemiche che il Natale pone, certamente si è imposta quella sollevata da uno studioso israeliano che ha fatto notare come pecore al pascolo ad 800 mt (quota di Betlemme) la notte del 24 dicembre siano molto improbabili.

Un’altra polemica si solleva anche circa l’opportunità di un censimento universale nei mesi di dicembre-gennaio quando i valichi montuosi, penso a quelli alpini, ad esempio, sono ostruiti da metri di neve. Come potevano, quelli nati in Gallia, raggiungere i luoghi natali? Possibile che l’impero abbia così sfacciatamente provocato i suoi cittadini chiedendogli l’impossibile?

Mi si dirà che il censimento durava oltre un anno e allora la soluzione appare addirittura peggiore del problema, perchè vedremmo Giuseppe, S. Giuseppe, pianificare un viaggio di 153 km con una gestante al nono mese nei mesi più freddi e bui, sempre dicembre- gennaio, tanto che possiamo tranquillamente affermare che se è Natale, il 25 dicembre, non è S. Giuseppe che ha dimostrato un’incoscienza degna di un folle.

Alle critiche del Natale istituzionale abbiamo suo tempo proposto un’ altra datazione che vedeva “Un caldo natale“, post che invito a rileggere, se non ci si fida del risultato dei nostri calcoli, dato per buono, che conducono a un parto nel mese di Ab, cioè luglio-agosto dopo nove regolarissimi mesi di gestazione dall’annunciazione, avvenuta nel mese di bul.

Curioso allora diviene il processo di un altro calcolo e ragionamento che conducono anch’essi al mese di Ab come quello più indicato per il Natale. Essi nascono da una rilettura dei versetti biblici che già più volte ha rilevato quella che noi riteniamo la verità, certi che non a caso la Bibbia gode dell’appellativo di “Sacra” (anche qui, cioè per i versetti, c’è tutta una categoria ad hoc nel menu per chi volesse sincerarsi).

Noi adesso ci affideremo a Mc 5,25 il passo che ci parla dell’emorroissa, donna che soffriva di perdite mestruali dal ciclo impazzito, continuo che gli impedivano la gravidanza. Ella aveva, come scrive Marco, speso tutti i suoi averi peggiorando addirittura la malattia, ed è solo toccando il manto di Gesù che essa guarisce grazie alla Sua potenza.

Dunque il brano ci parla di una nascita desiderata, di una maternità croce e  crocefissa che risorge grazie al miracolo. Allora proprio il versetto, cioè la sua numerazione, apre a una soluzione sul Natale, maternità e nascita per eccellenza.

Infatti il versetto di Marco numera 5,25, che noi interpreteremo come quinto mese, venticinquesimo giorno, ottenendo il venticinquesimo giorno del mese di Ab, quinto mese del calendario ebraico. Si nota subito come quei due ragionamento diversi per scopo, natura e calcolo coincidano perfettamente, perchè se nel primo caso siamo giunti al mese di ab grazie non solo all’annuncio della nascita del battista (mese di ziv, dunque 6 mesi dopo quello a Maria, mese di Bul), ma anche grazie alla logica sottesa a Gv 2,20-21 che vuole Gesù nuovo Sancta Sanctorum e quindi ne segue le tappe che sono: mese di Ziv fondamenta; mese di bul dedicazione stabilendo ancora in maniera ancora più forte il legame tra il tempio e il Tempio; nel secondo caso, invece, è la numerazione di un passo che concerne la maternità a far luce sulla nascita di Gesù e quindi un contesto ideale per parlarci del Natale.

Rimane da stabilire il giorno che è fermo sul 25 del quinto mese (ab), per cui immagineremo quel luglio-agosto che segna il mese di ab come iniziante il 15 di luglio e concludentesi il il 15 di agosto, cosicchè quel venticinquesimo giorno cade nel 10 agosto, quando il sole fa il suo ingresso nella costellazione del leone ed esprime tutta la sua potenza in termini di luce e calore.

Nella simbologia cristiana il sole è Gesù in quanto luce e in quanto calore, tant’è che nel primo caso Giovanni nel suo Prologo è chiaro: la luce è venuta nel mondo, mentre in Apocalisse ci parla del “leone della tribù di Giuda che ha vinto” (Ap 5,5), cioè ha vinto come il sole che, facendo il suo ingresso nella costellazione del leone, esprime tutta la sua luce e potenza.

Dunque il Natale è ben lungi dall’essere la festa gelida e buia della tradizione, perchè in origine coniugava, simbolicamente e naturalmente, l’esatto contrario come a voler simbolicamente esprimere tutta la divinità di un Dio fatto carne che sì, è sceso dalle stelle, ma non “al freddo e al gelo”, bensì nella pienezza di una luce e di un calore che più di ogni altra cosa lo descrivono, se non fosse altro perchè perfetta antitesi del gelo e del buio di una notte infernale che ha imposto agli elementi naturali la sua legge obbligandoli ad accogliere nel mese più freddo, buio e tetro un neonato avvolto di sole fasce a dicembre-gennaio (Lc 2,12)  e custodito in una mangiatoia, cose troppo assurde per crederle vere, come conferma l’asinello che la sa più lunga di una millenaria tradizione, a quanto pare.

Betlemme, la nurseries biblica

Nei Vangeli si legge che Giuseppe apparteneva alla casa di Davide per questo si reca a Betlemme. Fu il censimento universale dell’impero che lo costrinse ad andarci. Questo su un piano storico, ma siamo certi che non ci fosse in ciò anche un piano divino?

Niente più della ghematria lo rivelerebbe perchè essa riassume con i numeri più di quello che le parole potrebbero esprimere, trattandosi  di evidenza e proprio per questo il post sarà brevissimo, evidenziando subito come la ghematria di בֵּ ית~לָ חֶ ם (Betlemme) in ebraico sia 490.

Molte volte ne abbiamo parlato di quel 490 ghematria anche di κλείς Δαυίδ (chiave di Davide) cioè quella che collega il Nuovo all’Antico Testamento facendo capo all’anno di nascita di Gesù, cioè il 15 a.C. che conduce sottratti 490 al 505 a.C. e di lì al primo anno di regno di Davide il 989 a.C. (Mt 1,17), facendo però prima tappa al ricalcolo dei regni di Giuda che offrono un regno di 484 anni e 6 mesi (l’argomento sarebbe così vasto che includerebbe anche la genealogia lucana).

Troppo lungo sarebbe ricapitolare tutto, meglio allora affidarsi all’evidenza ghematrica che vuole sempre due valori eguali in relazione. Allora metteremo in relazione anche un altro lemma greco che ha un valore di 490, cioè υἱοὶ (figli), tanto che come Maria a Betlemme ebbe il Figlio, forse quel pellegrinaggio di cui parlavamo ieri sulle orme di Maria, cioè da Nazaret a Betlemme, potrebbe esso stesso partorirne, dando una chanche alle emoraisse del nostro tempo che come lei hanno speso tutti i loro averi peggiorando addirittura la malattia (Mc 5,25).

Insomma se Betlemme su un piano storico ci parla di un censimento, su quello divino, cioè ghematrico, ci parla di un piano e di un figlio atteso e promesso, quello stesso e spesso promesso e disatteso dalla scienza che può molto, ma non i miracoli, sempre offerti gratis a differenza dei miraggi.

Un grazie ai dottori, ma solo a quelli che come Luca, medico lui stesso, sanno fare un passo indietro quando richiesto e onestamente riportano il fatto (Lc 8,43).

La Madonna del parto e il suo pellegrinaggio: da Nazaret a Betlemme sui passi di Maria

Madonna_del_parto_piero_della_Francesca

In questo giorno che celebra il Natale e dopo un’aspra polemica in un forum sulla sua datazione che mi vedeva sconcertato di fronte all’evidente mia osservazione sull’impraticabilità di un censimento universale nei mesi invernali (Lc 2,1) -tanto impraticabile quanto i valichi, ad esempio alpini, che necessariamente coloro che avrebbero dovuto censirsi nei luoghi natii erano obbligati a passare- e di un viaggio al nono mese d gravidanza di 152,78 km, (la distanza tra Nazaret e Betlemme) nei mesi più freddi e bui (solo 10 ore di luce) con una partoriente a giorni al seguito, lascio la polemica e propongo qualcosa che sono certo alcune di voi prenderanno in considerazione.

Molte donne soffrono di sterilità: alcune di esse si affidano alla scienza che può molto ma esige il suo prezzo sia monetario, sia etico che morale, specie se si è cattolici, perchè è la fecondazione artificiale a farla da padrona oggi e non tutte sono disposte a tanto.

Al di là se oggi 25 dicembre sia Natale o meno, rimane il fatto che tra Nazaret e Betlemme corrono 152,78 metri, non si scappa. Con una leggera approssimazione raggiungiamo 153 km esatti e il numero si fa interessante perchè è lo stesso del pescato miracoloso (153 grossi pesci, Gv 21,11) nel lago di Tiberiade.

Adesso se qualcuna si chiede cosa metta in relazione i pesci con i chilometri ha ragione, ma deve portare pazienza: lo spiegheremo, spiegheremo che anche in quel lago si parla di misure, in particolare tra la barca con gli apostoli e Gesù che era -lo scrive Giovanni- di 200 cubiti (Gv 21,8) che ridotti in metri, considerando il cubito romano di 44,4375 cm, equivalgono a metri 88,87 quando 888 è la ghematria di Ἰησοῦσ ( Gesù, credetemi meglio scritto con il sigma).

Dunque anche lì ci sono le misure, anzi, è il capitolo delle misure Giovanni 21 se si numera il pescato e se si numera la distanza della barca dalla riva, per cui quel 153 ha allora relazione con i chilometri tra Nazaret e Betlemme che sono 153 con un’approssimazione risibile di 22 metri (considerate che il salone da cui sempre ho scritto è di 11 metri) che dipende semplicemente dal punto d’inizio o di arrivo del calcolo, non necessariamente esatto o fisso oppure quello dell’epoca che certamente ha segnato due edifici

Quel 153 ricorrente in Gv 21,11 e nei chilometri da Nazaret a Betlemme ci dicono che il percorso che seguì Giuseppe è lo stesso oggi come allora, non solo a motivo dei “pesci” enumerati, ma anche perchè 153 è un numero molto importante nei Vangeli e nell’AT (si veda categoria apposita nel menu se si vuole approfondire) e questo cala quella distanza chilometrica in un contesto biblico che una strada fa emergere, cioè quella che collega le due località sinora accennate.

Maria li percorse incinta quei 153 chilometri, cosa che naturalmente e scritturalmente fa di loro un pellegrinaggio ideale per coloro che non solo vorrebbero avere un figlio ma è loro negato, ma anche per coloro che lo volessero affidare a quell’esperienza tanto cara al mondo cattolico: il manto di Maria che più di ogni altra cosa ha benedetta una distanza e con essa una progenie, magari tarda a venire.

Non di solo pane vive l’uomo, si legge, ma neppure solo di scienza, tanto meno quando è costosa se non esosa, anche moralmente: con quattro passi in stagione buona forse si ottiene il miracolo. Io ci credo, ma sono uomo e troppo in là con gli anni; magari qualcuna, dopo averle provate tutte, si mette in cammino sui passi di Maria che non credo, nel caso la cosa funzioni, sia perseguibile per “abuso della professione medica” come una santona, cosa che tra l’altro è lo già.

Che tu sia maledetta

Mio padre, per soddisfare la tua fame di sangue e violenza, Roma, è in condizioni peggiori: ne ha due così oltre  un’infinità più piccole, dopo sette mesi nei tuoi ospedali, Vaticano. Neanche un giorno a casa dal 26 aprile.

Avrei io dovuto consegnartelo io così, ma invece così tu me lo hai dato, sadicamente perchè così tu lo hai ridotto nel tentativo di fermarmi. Neppure riesco a immaginare se avessi avuto figli: che sorte gli avresti riservata? Guardate la foto: mio padre è messo addirittura peggio, molto peggio.

piag30

 Sui fiumi di Babilonia,
là sedevamo piangendo
al ricordo di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre.
Là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
canzoni di gioia, i nostri oppressori:
«Cantateci i canti di Sion!».
Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;
mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.
Ricordati, Signore, dei figli di Edom,
che nel giorno di Gerusalemme,
dicevano: «Distruggete, distruggete
anche le sue fondamenta».
Figlia di Babilonia devastatrice,
beato chi ti renderà quanto ci hai fatto.
Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
e li sbatterà contro la pietra.

(salmo 136)