Gesù,Mosè e il calendario delle nascite

Il calendario delle settimane è ancora lontano dall’aver esaurita la sua funzione. Se già con i post precedenti (vedi categoria nel menu) ne abbiamo saggiata l’efficacia per affrontare temi cronologici importantissimi ai fini della comprensione della Bibbia, adesso aggiungiamo un caso che veramente sa far luce, con un solo calcolo, su più aspetti, tutti di primaria importanza.

Sarà Gv 5,46 a farci luce, un versetto di cui tutti si sono chiesti il senso, perchè nella Bibbia non si trova traccia di qualche discorso di Mosè che parlasse o prefigurasse Gesù, almeno così ricordo.

Ecco allora che quel γράφω (scrivere) potrebbe assumere in toto l’accezione giuridica e consigliarci un’altra traduzione che renda il verbo quasi un atto finalizzato a una testimonianza che abbia valore giuridico. Non è solo un generico scrivere di Gesù, ma un confermarne la discendenza mosaica attraverso un atto legale.

Inutile qui adesso fermarci a descrivere il delicato e complesso legame tra Gesù a Mosè nell’ambito della Scrittura: chi ne ha gli strumenti e la preparazione può benissimo farlo da solo e mettere, casomai, a frutto quanto stiamo per scrivere che conferma appieno quel legame attraverso la cronologia insita nel calendario delle settimane, che unisce  personaggi e fatti più delle parole che sono già state spese.

Da Mt 1,17 abbiamo visto che le generazioni matteane si fermano a Mosè e non a ad Abramo che, ahilui, appare un falso scritturale, perche le 14 generazioni di 35 anni danno un totale, se sommate, di 1470 anni che si aggiunge al 15 a.C. per ottenere un 1485 a.C. che può spiegare solo un’anagrafe mosaica, non di Abramo, in particolare l’anno di nascita.

A questo abbiamo aggiunto una nota ghematrica ricavata da Gv 10,3 in cui la cornice esodale -se non addirittura il lessico (condurre fuori ἐξάγω)- colloca sì Gesù al centro della scena di una nuova Pasqua, ma anche il Suo guardiano ha un ruolo. Ha infatti un ruolo quel θυρωρός (guardiano, Gv 10,3) che ghematricamente ha un valore di 1485, come al 1485 a.C. conducevano le generazioni matteane che ci hanno consigliato l’anno di nascita di Mosè.

Adesso, quindi, non rimane che vedere se il calendario delle settimane consiglia altro o conferma, se calcoliamo dal 1485 a.C. fino al 15 a.C. secondo il ciclo lungo del calendario, cioè 294 anni. E’ sufficiente moltiplicare, senza il ricorso al ciclo breve di 6 anni, determinanti per gli altri calcoli fatti grazie al calendario, 294×5 e ottenere 1470 che aggiunto al 15 a.C. dà un netto 1485, un 1485 a.C. che abbiamo incontrato nei due casi esposti sopra i quali trovano piena conferma, perchè dall’anno di nascita di Mosè si giunge a quello di Gesù seguendo esattamente 5 cicli settimanali lunghi, segno questo di perfetta coincidenza anagrafica in un ottica calendariale.

Il calendario delle settimane, quindi, conferma

  • l’anno di nascita di Mosè fermo al 1485 a.C.
  • il 15 a.C., già saldo nella cronologia proposta dal blog, appare in tutta la sua evidenza, perchè sebbene già confortato da una cronologia millenaria (1485 a.C.-70 d.C.), adesso si avvale di un calendario che si muove in un meccanismo estremamente preciso e rigoroso che traccia una linea cronologica dall’anno di nascita di Mosè a quello di Gesù senza ombra di approssimazione.
  • a fronte del 1485 a.C. e a fronte di un già saldo 1425 a.C. come anno dell’esodo abbiamo che Mosè aveva 60 anni quando si accinse a liberare gli Ebrei
  • il falso paventato nel Vangelo di Matteo che propone Abramo nella prima tranche di 14 generazioni non è più congettura, ma tragica e criminale evidenza
  • per generazione il Vangelo intende non un generico di padre in figlio incalcolabile, ma un arco di tempo ben preciso: 35 anni

Crediamo che adesso gli esperti del già profondo argomento esegetico, quello che vede in Gesù Mosè e viceversa, possano avvalersi di un contributo cronologico che fissa, con l’anagrafe dei due personaggi, una comune ricorrenza nel calendario che non ha scritto di Lui, come si fa dire a Mosè, ma Lo ha testimoniato come un atto che ne rivendichi l’eredità, non contesa tra l’uno e l’Altro, ma trasmessa.

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