Tolomeo e Melchisedek, la fine di un ciclo e l’attesa di un’era

Gesù_corona_di_spineNella mia piccola esperienza ho incontrato anni della cronologia biblica che più di altri segnano il tempo, perchè crocevia di episodi e storie importanti. Fra questi -e fra gli ultimi- dobbiamo annotare il 318 a.C. perchè se fino a poco tempo fa lo consideravamo alla luce dell’anno sabbatico e giubilare che permise la beffa di Tolomeo soter, adesso ci rendiamo conto che ha ben altra importanza quell’anno, segnando la fine del giudaismo del secondo tempio, niente di meno.

Inutile adesso riparlarne (si legga qui) casomai è opportuno fissare l’immagine, cioè metterla ancora più a fuoco ricordando che quel  318 a.C. emerge da un calcolo costante che sottrae 153 anni dal 668 a.C. (inizio del giudaismo tutto), salvo l’interruzione quarantennale dell’esilio.

Quel 153 è anche il numero del pescato sulla riva del Lago di Tiberiade laddove la misura della distanza tra la barca con gli apostoli e Gesù sulla riva è, se ridotta in metri e letta in cifra intera, 888 quando 888 è la ghematria di Ἰησοῦσ.

Questo mette in strettissima relazione quel 153 di quella fortunata giornata sul lago al 318 a.C., perchè i 153 anni che scandiscono la storia del giudaismo tutto, di cui i sommi sacerdoti sono il vertice noto, traggono origine da una lista sacerdotale, in particolare dal sommo sacerdote Amaria, certamente in carica nel 668 a.C. e certamente caratterizzato dalla ghematria greca del suo nome con quello stesso 153, perchè a tanto assommano le lettere che ne compongono il nome  (Αμαρια).

Dunque quella lista sacerdotale conduce a Gesù, lui stesso sommo sacerdote stando a Eb 5,10 che lo equipara a Melchisedek, e non stupisca, allora, che un pescato di 153 “grossi pesci” sia alla base del riconoscere Gesù, quel Gesù che già nella distanza tra la barca e la riva appariva ghematricamente con quello 888. Il 153 “ittico” o cronologico inserisce Gesù in quella lista di sommi sacerdoti che si dipana nel tempo e nel tempio concludendo il giudaismo tutto nel 318 a.C.

In quell’anno cadde Gerusalemme, di sabato, si dice, come se la dabbenaggine di un popolo lo costringesse a piangere se stesso in ossequio al proverbio, perchè mai in tutta la sua storia Gerusalemme aveva aperte pacificamente le porte a un esercito organizzato.

Anzi, abbiamo notizia di una resistenza feroce (Nabucodonosor, assedio del 507 a.C.) addirittura in anno sabbatico che di sabati ne valeva almeno quanti ne può contenere un anno, se non addirittura di più, essendo anno festivo di precetto.

Questo ci ha permesso di comprendere che al povero Giuseppe Flavio gli hanno fatto dire di tutto e di più, tanto da farlo passare o da sciocco o da bugiardo, in ogni caso uno storico da barzelletta.

Gerusalemme cadde invece perchè il 318 a.C. fu sabbatico e giubilare, anno così santo che i gerosolomitani non pensarono neppure a difendersi, tanto fu lo shock che non capirono che Tolomeo rese loro un gran servizio deportandoli, perchè quel re è passato alla storia come soter (salvatore) ma non di Rodi come si vorrebbe avendo la falsificazione di Flavio presa la mano, ma di Gerusalemme stessa, perchè la sua conquista concluse il giudaismo tutto e aprì all’attesa messianica.

Questo infatti significa soter, poichè da quell’anno sabbatico e giubilare (318 a.C.) si giunge al 32 d.C. e solo al 32 d.C. dopo un altro ciclo sabbatico e giubilare di 350 anni (318+32=350), quando il 32 d.C. segna l’inizio del ministero pubblico di Gesù, il salvatore per antonomasia.

I Padri, o più genericamente gli antichi, sapevano tutto questo e per questo hanno scelto per Tolomeo l’appellativo di soter, perchè da lui si giunge a Gesù, al suo battesimo e inizio del ministero, per cui oltre ai nostri calcoli che segnano la fine del giudaismo del secondo tempio con la deportazione ad opera di Tolomeo nel 318 a.C., abbiamo l’avallo di coloro che per primi sentirono la necessità di attribuire a Tolomeo l’appellativo che conosciamo, essendo l’inizio dell’attesa messianica, avendo il giudaismo esaurito la sua funzione.

Già questo credo getti solide basi al nostro precedente discorso, ma possiamo renderle ancora più ferme e convincenti ricorrendo alla ghematria di Μελχισέδεκ che offre un valore di 319 se opportunamente riletta sulla scorta della negativa esperienza di Ἰησοῦσ che nessuno, neppure il web, conosce per come lo conosceva Ireneo di Lione che ne calcolava la ghematria con 888, lo 888 di Ἰησοῦσ, appunto, e non come lo si scrive, cioè Ἰησοῦς che dà ben altra cifra.

Per questo crediamo che la stessa sorte sia toccata a Μελχισέδεκ che in origine forse era scritto Μελκισέδε e la sua ghematria coincideva con tutto quanto scritto sopra, perchè nell’ottica di una necessaria datazione doppia quel 319 della sua ghematria si colloca nell’anno 319/318 a.C. quello stesso che vide la deportazione egiziana.

In Tolomeo abbiamo visto il soter perchè da lui si giunge a Cristo; con la ghematria, invece, vediamo Melchisedek egualmente precursore di Cristo, perchè in questo ruolo è conosciuto dalla tradizione. Abbiamo così che un appellativo (soter) getta le basi storiche e ci conduce a Gesù; mentre un calcolo ghematrico getta quelle liturgiche-sacerdotali conducendoci, grazie al suo diretto precursore Melchisedek, al Cristo, sommo sacerdote (Eb 5,10) e tutto questo in un unico preciso anno il 319/318 a.C. quando Gerusalemme fu storicamente conquistata, concludendo un ciclo storico, è vero, ma aprendosi alla Storia di cui essa stessa era in attesa millenaria.

Va da sè che nel 35 d.C. gli Ebrei persero la pazienza e uccisero, crocifiggendolo, Colui che era stato tanto atteso e tanto amato il quale, tra l’altro, era in perfetto orario a quell’appuntamento, presentandosi  con in testa la più classica delle corone di spine, come da precedente accordo.

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