153, gli anni di un sacerdozio

Avevamo promesso ai lettori che le sorprese legate alla lista dei sommi sacerdoti ebrei non erano finite e con questo post la manteniamo, sebbene l’ora tarda (almeno per me) e una pomeriggio passato in ospedale sconsiglierebbero l’uso del computer se non si tratta di un gioco (una partitella a scacchi, niente più).

Vengo subito al post proponendo  sin da subito la figura di ambigua di Amaria, chiamato anche Jotam da Giuseppe Flavio (vedi qui). A noi colpisce il doppio nome e fra i due, quel Jotam, perchè se con Azaria abbiamo visto che la lista sacerdotale si ferma sull’anno più significativo (630 a.C.), potrebbe darsi che anche stavolta segua la stessa logica e quel Jotam altro non sia che il punto fermo di un regno e di un sacerdozio.

Jotam già lo conosciamo approfonditamente e sappiamo che costruì la porta superiore del tempio, dedicata, trattandosi di anno giubilare e sabbatico, nel 668 a.C. Va da sè che il tutto non si esaurisca lì, perchè abbiamo anche visto che la nota cronologica ci conduce al 15 a.C. e al 35 d.C. anagrafe di Gesù, poichè la nota bibliografica che illustra l’opera di Jotam è in 2Re 15,35.

Considerate le premesse ci è preso il capriccio di incrociare la cronologia con la ghematria per ottenere un significativo intreccio di dati che forse può far luce sul sacerdozio di Amaria/Jotam.

Partiamo dal primo aspetto, la cronologia e vediamo che da Jotam a Giosuè passano 153 anni se calcoliamo il tempo dal 668 a.C. al 515 a.C. inizio del sacerdozio di Giosuè. Adesso calcoliamo la ghematria greca di Αμαρια (Amaria) e scopriamo che anch’essa segna un valore di 153.

Il tutto potrebbe essere giustificato dal caso, ma non dimentichiamoci che quel 153 ricorre anche in Gv 21,1-11 quando l’apostolo ci parla dei “grossi pesci” pescati su indicazione di Gesù, il quale distava dalla barca 888,75 centimentri quando l’888 è la ghematria di Ιησουσ (Gesù) e quei 7,5 millimetri sono interpretabile come i 7 anni e sei mesi per la costruzione del tempio (fondamenta nel mese di ziv; dedicazione 7 anni dopo nel mese di bul).

Inoltre abbiamo altresì incontrato un altro 153 quando abbiamo fornito le cifre del cortile interno del tempio che misurava (vedi Ez 42,3) 20 cubiti ebraici cioè 44,4 centimetri per un totale di 44,4 x 20=888 di nuovo la cifra che costituisce la ghematria di Ιησουσ per come lo scriveva non noi, ma Ireneo di Lione.

Come se non bastasse ci si mette pure la storia a proporci 153 perchè fu

nell’anno centocinquantatré, nel secondo mese, Alcimo ordinò di demolire il muro del cortile interno del santuario; così demoliva l’opera dei profeti. (1Mac 9,54)

distrusse cioè il muro di quel cortile che aveva le misure identiche alla ghematria di Ιησουσ, cioè 888.

Come si può notare quel 153 è una cifra che segna opere e momenti importantissimi e non a caso riconduce al calcolo degli anni tra Amaria/Jotam e Giosuè perchè quell’opera dei profeti che Alcimo distrusse, fu ancora prima se non distrutta, superata.

Infatti con l’esilio babilonese e la profanazione del tempio compiuta da Nabucodonosr negli anni 518/516 a.C. (deportazione del 597 a.C. secondo la cronologia ufficiale) si pose fine a tutta l’opera profetica del giudaismo del primo tempio, quello stesso che, profanato, aveva esaurito la sua funzione.

La deportazione di Jehozadak (1Cro 6,14-15) segnò la fine di un epoca e il sorgere di un’altra di cui Giosuè fu capostipite e per questo la lista dei sommi sacerdoti ha conservata una memoria secondo uno stile e una logica che a noi può sfuggire, ma che è innegabile alla luce di quel 153, anno e/o valore ghematrico, che da Jotam (668 a.C.) giunge Giosuè (515 a.C.) passando per un cortile interno del tempio prima misurato (Ezechiele) poi distrutto (Alcimo) e una pesca miracolosa.

Crediamo che tutta la sequenza dei 153 incontrati celi ben altri significati (certamente di più del silenzio che circonda Amaria/Jotam), ma la loro interpretazioni è riservata a coloro che possono, disponendo del materiale adatto, dedicarci tempo. A noi è sufficiente proporre la traccia della ricerca che da sola aggiunge la quarta “stranezza” che emerge da una sommessa, quasi monotona lista di sacerdoti di poche parole, è vero, ma molta sostanza, un po’ come, crediamo, questo post.

Ps: c’è dell’altro e molto, molto importante, ma l’ora è veramente tarda, rimando a domani, Dio volendo

 

 

 

 

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