Settanta settimane per una vittoria

Prima di leggere il post seguente, al fine di non ripetermi, consiglio tutti coloro che nonconoscono o non ricordano il mio parere sulla profezia delle 70 settimane di leggere questo post in cui ci sono tutte le informazioni necessarie alla comprensione.

 

vittoria

La profezia delle 70 settimane inizia, stando all’esegesi attuale e universale, nel 445 a.C., XX° di Artaserse, quando “uscì la parola” sulla riedificazione di Gerusalemme. Al di là del fatto che con quell’inizio nessun conto giunge a buon fine, è sbagliato quello stesso suo inizio, se la profezia è compresa nella sua interezza.

In realtà prende le mosse infatti da quell’anno che vide l’incendio del tempio, quando cioè il Deuteronomista scrive che si compirono le parole dei profeti (2Re 24,2-3). Credo che quell’anno nelle cronologie ufficiali -in realtà nell’unica cronologia conosciuta- sia il 586 a.C. al quale dovremmo togliere i 70 anni di desolazione che Daniele stesso prevede calcolando sulla scorta di Geremia.

Curioso diviene allora il caso che quel calcolo, profondamente sbagliato persino nel suo incipit, divenga esatto, perchè dal 586 a.C. si giunge al 516 a.C. se si tolgono 70 anni. E’ giusto, come vedremo, ma assolutamente fuori asse con la storia e ancor di più con la profezia che diviene solo uno sproloquio sconclusionato (fate un po’ voi i conti).

Tuttavia è vero che quel 516 a.C. è anche giusto perchè veramente la profezia prende le mosse dal 518/517 a.C. tanto che se consideriamo l’assedio a cui Gerusalemme fu sottoposta essa cadde nel 516 a.C. tant’è che la fine del regno di Ioachim è del 516 a.C. come dimostra la tabella dei re di Giuda.

Tabella che caratterizza il blog, certamente, come caratterizza il blog l’inizio di quella profezia di cui stiamo parlando che fu, lo abbiamo detto, il 518/517 a.C. a cui si tolgono i 70 anni di esilio e si ottiene il 448/447 a.C. a cui vanno aggiunti i 3 anni di silenzio di Neemia per ottenere il 451 a.C. esattamente ventesimo anno di regno di Artaserse, come indica la nostra cronologia.

Gli aspetti che la cronologia ufficiale non ha considerati sono due (solo?):

primo, il silenzio di Neemia che aveva fatto ritorno a Gerusalemme proprio con il compito di riedificarla. Ciò determina che non fu il 445 a.C. a segnare la parola riedificatrice -e neppure Artaserse, ma Neemia- che avvia la profezia, ma il 442 a.C. e questo ingarbuglia ancor più un calcolo che già di per sè era sbagliato.

Il secondo aspetto coincide con una storia tutta da giustificare se a fronte di un editto del 538 a.C. ci troviamo nel XX° di Artaserse (445 a.C.) con le porte di Gerusalemme ancora incendiate. Come mai per un secolo non si è messo mano ai lavori? Il vuoto storico e cronologico come lo si pensa di colmare, con un’invasione di cui nessuna fonte ha lasciato traccia come suggerisce Soggin nella sua Introduzione?

Mi pare che i latini sostenessero che natura non facit saltus, ma pure historia se ne guarda bene, per cui è nella continuità e non nella sua soluzione che riposa il quadro profetico e storico, una continuità che emerge solo da quel 518/517 a.C., toglie i 70 anni di esilio, ottiene il 448/447 a.C. e di lì compie sì un grande balzo, ma non nel vuoto perchè raggiunge, dopo aver giustificata la perfetta coincidenza tra la prima settimana profetica in cui si ricostruiscono le mura con l’opera di Neemia, giunge alla crocefissione, cioè nel 35 d.C. in cui l’unto viene ucciso, mentre per l’ingresso di Caligola e la sua immagine nel tempio gerosolomitano bisognerà aspettare esattamente quei 3 anni e mezzo come prevede l’ultima settimana profetica al suo mezzo.

Argomenti già trattati, in fondo, ma ancora utili in un’ottica di conferma, se due versetti hanno questo potere, come Mt 5,17 e 5.18 che compongono il 517 a.C. e il 518 a.C. avanti Cristo come noi abbiamo indicati per l’inizio della profezia in questione.

E’ in quei versetti matteani che leggiamo del Cristo che non è venuto ad abolire, ma a dare compimento a Legge e profeti, tant’è che la profezia di Daniele ne è certamente l’esempio, perchè è sul Golgota che tutto si compie e raggiunge lo scopo.

Un poeta ha scritto che il centurione ha riconosciuto il Cristo dal grido di Gesù prima di morire. Un centurione dalle mille battaglie che certamente riconosce l’l’urlo della sconfitto e “l’alto grido” (Mc 15,37) del vittorioso.

Ecco, se non bastasse il versetto a mettere il sigillo su una ricostruzione cronologica e profetica, affidatevi all’istinto di un soldataccio per essere certi che sul Golgota Cristo ha vinto portando a compimento Legge e profeti, battaglia tutt’altro che facile a vincersi

 

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