Il pane dal cielo

paneHo letto il primo volume di Gesù di Nazaret, opera di Ratzinger e tra i vari spunti che mi hanno colpito, uno su tutti lo trovai sin da subito particolarmente interessante. Dico però che spero vivamente che la memoria non mi tradisca tanto da attribuire quanto sto per dire nientemeno che a un Papa, quando l’osservazione, magari, appartiene a un altro.

Tuttavia sono abbastanza sicuro di aver letto nell’opera citata che, sebbene si reciti nel Pater “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, non esiste la traduzione di ἄρτος (pane), cioè non esiste o non è sicuro che si tratti di “pane”, insomma non sappiamo cosa sia quell’ἄρτος.

Tutto ciò non vuole dire che siamo autorizzati a immaginarci l’inimmaginabile, solo che sull’esperienza fatta con il greco neo testamentario il sospetto della falsificazione viene e credo si possa dubitare di quel “pane” e dello stesso fornaio.

Forse è per capriccio che aggiungeremo una iota tanto da farlo lievitare un po’, quel pane, e permettere che divenga ἄρτιος che collocheremo in Gv 6,31-32 citandolo

I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo»

In questi versetti non è che si contrapponga la manna al pane, di cui nenanche sappiamo tutto, per cui non si contrappone Mosè a Gesù, perchè se quell’ἄρτος iniziale è divenuto ἄρτιος è chiara sin da subito, data la sua definizione , l’idea del superamento, cioè del nuovo pane quello, vorrei dire, essendone un divoratore, fresco che tutti prediligono.

Questo superamento, oltre che essere un tema fondamentale dei Vangeli che non abrogano la Legge, ma la completano (Mt 5,17), è insito nella definizione stessa di ἄρτιος che ha nei suoi significati l’idea della perfezione e della completezza -se non addirittura quella di “pronto” e “preparato” tipico di un cibo- tanto che il senso dei versetti lascia trasparire il fine del dialogo, cioè Mosè vi ha dato la manna, come cibo, io,  Gesù, vi do ciò che è completo, perfetto e pronto superando il pane esodale.

Il calcolo ghematrico allora che si ricava dal passo è davvero sorprendente, perchè ἄρτιος ha un valore di 487 quando il 487/486 a.C. è l’anno che secondo la nostra cronologia segna l’eclissi descritta dal VAT 4956 che coincide con il trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor.

E’ in quell’anno che la cronologia biblica potrebbe divenire storica perchè si avvarrebbe di un’osservazione astronomica grazie alla quale, dipendentemente dall’esito, la cronologia biblica affermerebbe a gran voce le sue ragioni.

Anno, il 487/486 a.C., per altro già incontrato più volte e più volte ricondotto a υἱός (figlio, Ap 12,5) quello stesso Figlio che promette non più la manna ma il cibo adatto, perfetto cioè spirituale, in una parola ἄρτιος,  sfuggente ai più, ma non alla ghematria che sa collocarlo in una cronologia che, qualora, l’eclissi del VAt 4956 fosse ricalcolata e ci desse ragione, sarebbe essa stessa ἄρτιος cioè perfetta, come suggerisce uno dei suoi significati.

 

 

 

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