Tra la terra e il cielo: Gerusalemme città sospesa

Nel post di ieri ho scritto che λίθος τίμιος non produce niente d’interessante sotto il profilo ghematrico, ma mi sbagliavo e l’errore è certamente dovuto – mi è capitato altre volte e altre mi capiterà ancora- al calcolo mentale non ricontrollato con l’uso della calcolatrice.

Quel λίθος τίμιος (pietre preziose) invece è ricchissimo di spunti e riflessioni perchè cala il suo valore ghematrico nientemeno che nell’ultimo anno di regno di Manasse, stando alla nostra cronologia e ciò apre a tutta una serie di considerazioni, non ultima il fatto che quell’anno è anche ghematria di Πέτρος (Pietro).

Il 561 a.C. segna la fine di un regno, dunque, ma quel λίθος τίμιος di Ap 21,19 ci dice che segna anche l’inizio di un altro regno, se le “pietre preziose” a basamento delle mura della Gerusalemme celeste, hanno la ghematria suddetta.

Questo significa che la fine della Gerusalemme terrena coincide con l’avvento di quella celeste e se il regno di Manasse si caratterizzò per l’iniquità, l’avvento del nuovo regno segnerà un’epoca di santità, come suggerisce la Gerusalemme celeste stessa.

Abbiamo più volte messo in relazione quell’ultimo anno di regno di Manasse con Pietro, cioè la Chiesa cattolica che ne condivide non solo le sorti, ma anche il giudizio che il deuteronomista e il cronista danno al regno di Manasse/Pietro.

Alla condanna senza appello del primo, segue la mano tesa del secondo e noi rimaniamo nell’incertezza se la sorte sia l’una o l’altra, tanto che ci siamo chiesti addirittura se la presenza di due papi nella Chiesa attuale sia specchio di questa alternativa storica: la rovina o la salvezza a costo di un atto di profonda umiltà che coincide con quel mea culpa che i fedeli cattolici recitano immancabilmente a Messa.

Non staremo a sintetizzare tutti i post dedicati all’argomento: se aprite il menù in home e nella casella “cerca” digitate Pietro, Manasse o entrambi vi appariranno tutti. A noi adesso interessa fondere le due pietre, cioè λίθος τίμιος e κατάλιθος, in un unico gioiello, riassumente, grazie alla ghematria, due realtà distinte e in conflitto e ottenere 1008 ghematria di αρμαγεδδων (Ap 16,16) cioè della battaglia escatologica tra il bene e il male, tra la Gerusalemme celeste e quella terrena.

L’auspicio che ne ricaviamo circa le sorti riservate al regno di Manasse/Pietro, alle prese con quell’alternativa storica offerta dalla lettura di 2 Re e 2cronache, cioè  il giudizio senza appello dell’uno, la mano tesa dell’altro, non è dei più confortanti perchè quell’αρμαγεδδων ci parla di un conflitto finale, cosa che esclude qualsiasi ravvedimento, dando ragione al deuteronomista, certo, ma ancor più a Gesù che in Gv 21,18 non ha semplicemente detto: “Dove tu non vuoi” ma “Fa quello che vuoi”.

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