Dall’esodo al Gesù ἀρχόμενος: 1440 miglia bibliche

vascelloCome si può sintetizzare l’Antico e il Nuovo Testamento? Esiste un’estrema sintesi o occorrono centinaia di pagine per riassumere il testo e tutto quanta l’esegesi? Porsi questa domanda non è mettersi sullo stesso piano di Gesù, il quale ha scritto che “ama Dio e ama il prossimo” riassume tutta la Legge, perchè al di là del Decalogo c’è un testo che ha indubbiamente una dimensione storica, ad esempio.

Di essa quale ne è la sintesi? E possibile individuare dei punti cardinali con cui orientarsi? Io credo di sì se possiamo ridurre i punti cardinali a tre: essi sono Mosè, il tempio e Gesù. Ecco, questi tre punti ordinano tutta la carta cronologica e storica, ordinano cioè l’Antico e il Nuovo Testamento.

E’ con essi che ogni rotta biblica diviene possibile e si evita il naufragio nel mare magnum biblico. La data di nascita di Mosè; l’esodo a cui egli dette vita; il tempio che sorge su quella vita, la vita d’Israele e Gesù, in primis la Sua anagrafe, nonchè le date salienti della Sua vita.

Affronteremo allora un viaggio nella Bibbia seguendo una rotta ben precisa che dall’esodo, giunge a Gesù per vedere se è vero che s’incontrano “terre promesse” dal contesto biblico e tuttora inesplorate, come inesplorata è la rotta.

Ci affideremo alla bussola di cui adesso siamo in possesso: il calendario delle settimane, il quale disciplinava il culto attraverso cicli lunghi (294 anni) e cicli brevi (6 anni), per cui non può non tracciare una via che dall’esodo giunge a Gesù attraverso il tempio.

Tale rotta è esclusivamente cronologica e procede per punti, quando sappiamo dalla geometria che due punti fanno una retta, cioè una rotta, quasi un gioco di parole che saranno poche, perchè riassumeremo tutto nella tabella seguente, cioè nel nostro diario di viaggio.

ANNO EVENTO CICLO LUNGO CICLO BREVE TOTALE ANNI ANNO EVENTO
1425 a.C. Esodo 294 31 480 945 a.C. Fondamenta del tempio salomonico
945 a.C. Fondamenta del tempio salomonico 294 31 480 465 a.C. Fondamenta del secondo tempio
465 a.C. Fondamenta secondo tempio 8 48 417 a.C. Dedicazione secondo tempio
417 a.C. Dedicazione secondo tempio 44 264 Anno 153 Distruzione del cortile interno del tempio
Anno 153 Distruzione cortile interno del tempio 23 138 15 a.C. Nascita di Gesù
15 a.C. Nascita di Gesù 5 30 15 d.C. Gesù ἀρχόμενος

Come potete vedere l’esodo è il punto cardinale di partenza a cui segue,secondo  il calendario delle settimane, l’anno in cui si gettano le fondamenta del tempio; a seguire abbiamo le fondamenta del secondo tempio e poi una leggera burrasca, un fortunale innocuo che colloca la dedicazione del secondo tempio nel 417 a.C. quando noi abbiamo sempre scritto che la dedicazione di esso fu nel 419 a.C. o 418 a.C.

Dobbiamo considerare distinti quegli anni perchè formano, in una necessaria ottica di datazione doppia, il 419-418 a.C, o il 418-417 a.C. cosicchè, come abbiamo scritto, il fortunale non ci obbliga a cercare riparo in una approssimazione fastidiosa perchè tutte la date che precedono quell’anno sono estremamente precise.

Inoltre storicamente quel “sesto di Dario” di cui ci parla Esdra 6,15 fu il 418 a.C. per cui credo sia naturale storicamente quel 417 a.C. e possiamo procedere fino all’anno 153 quello di cui ci narra 1Mac 9,54 dicendoci che quello fu l’anno in cui si distrusse il cortile interno del tempio distruggendo l’opera dei profeti chiudendo così l’Antico Testamento.

Adesso affrontiamo l’ultime miglia del viaggio e giungiamo al Nuovo, al 15 a.C., anno di nascita di Gesù,  e a seguire il 15 d.C., quando quello stesso Gesù diviene personaggio pubblico di rilievo, ma senza l’ivestitura ufficiale del 32 d.C., inizio del ministero.

Dopo miglia di cronologia biblica, seguendo una rotta sinora inesplorata che ha riassunto punti fondamentali della nostra cronologia, mai raggiunti seguendo le rotte convenzionali, quelle cioè dei… commerci, siamo giunti in porto, e il nostro blog, come un vascello, ha solcato onde ignote, ha conosciuto i flutti del 417 a.C. ma è giunto a destinazione contro ogni scommessa, perchè tutti credevano nel disordine della cronologia biblica e ne temevano gli scogli, quando invece è un “oceano pacifico”.

Da Nazaret alla Palestina con tappa al secondo tempio

Il blog ha incontrato più volte versetti che celano una cronologia (vedi categoria in home), il caso vuole che sia sempre la nostra, come in questo caso che tratta di Lc 4,18. E’ un passo molto importante perchè Gesù proclama nella sinagoga di Nazaret la Sua missione, la Sua messianicità.

Già in passato abbiamo fatto notare che la numerazione del versetto coincide con l’anno della dedicazione del secondo tempio: 4,18 il primo; 418 a.C. la seconda e questo ci ha incuriositi perchè Isaia 61 Gesù lo legge nel 32 d.C., anno d’inizio del ministero secondo la nostra cronologia.

Tale anno giubilare è separato dal 418 a.C., altrettanto giubilare, da 9 cicli (50 anni ciascuno) esatti tanto che possiamo parlare di una tranche cronologica da tempio a Tempio, se Gv 2,20-21 ci parla di Gesù nuovo ναός (Sancta Sanctorum).

Questa sincronia di eventi e versetti potrebbe apparire non tanto casuale, quanto occasionale (pro domo mea), per cui non facilmente condivisibile. Rimane il fatto che anche il calendario delle settimane la rileva, lasciando i conti a resto zero.

Infatti, dal 418 a.C. al 32 d.C. passano esattamente un ciclo settimanale lungo (294 anni) e 26 cicli brevi (6 anni) e colpisce, quindi, l’ulteriore esattezza che si aggiunge a quella evidenziata dal versetto (Lc 4,18) che coincide con l’anno della dedicazione (418 a.C.); e con quella dei 9 cicli giubilari esatti tra la dedicazione del tempio e l’inizio del ministero.

L’importanza della relazione tra Gesù e il tempio ci ha fatto mettere in secondo piano un altro rapporto fra date di assoluto rilievo, come quello che lega l’ingresso in Palestina al tempio post esilico, sempre adottando il calendario delle settimane.

Infatti tra l’anno della dedicazione del secondo tempio e il 1384 a.C. passano 966 anni, cioè 3 cicli calendariali lunghi (ciascuno di 294 anni) e 14 brevi (6 anni), così che dal 1384 a.C. si giunge al 418 a.C. (1384-966=418).

Insomma un intarsio cronologico tra numerazione di versetti, cronologia e calendario giubilare e settimanale perfetto che forse può non convincere nessuno, ma difficilmente imputabile al caso il quale -parlo per esperienza- è spesso l’ultima risorsa di chi vuole ostinatamente negare l’evidenza.

A seguire una tabella riassuntiva dei calcoli sinora compiuti grazie al calendario delle settimane. Vi prego di considerare che nonostante l’assoluta importanza delle date di calcolo, essi sono tutti quanti a resto zero, cioè non hanno mai avuto bisogno di approssimazione, neppure a un anno come sarebbe stato quasi ovvio.

Credo che questa precisione la dica lunga sulla cronologia adottata dal blog, perchè è l’unica a incrociare alla perfezione il preciso e ferreo calendario delle settimane e talvolta, contemporaneamente, quello giubilare, altrettanto ferreo.

Non abbiamo avuto la necessità di verificare se tutto ciò caratterizza anche, magari solo in parte, la cronologia ufficiale, ci è stato sufficiente verificare date cardine della nostra con esito assolutamente positivo

 

TAVOLA CALENDARIALE

 

ANNO EVENTO CICLO LUNGO CICLO BREVE TOTALE ANNO EVENTO
1485 a.C. Nascita di Mosè 294 x 5 1470 15 a.C. Nascita di Gesù
1454 a.C. Rientro in Egitto di Mosè 294 x 5 1470 15 a.C. Gesù ἀρχόμενος
1425 a.C. Esodo 294 x 4 39 x 6 1410 15 a.C. Nascita di Gesù
1425 a.C. Esodo 294 x 4 44 x 6 1440 15 a.C. Gesù ἀρχόμενος
1425 a.C Esodo 294 x 4 16 x 6 1272 153 a.C. Distruzione cortile interno del tempio. Fine dell’AT
1384 Ingresso in Palestina 294 x 4 40 x 6 1440 32 d.C. Ministero pubblico di Gesù
1384 Ingresso in Palestina 294 x 3 14 x 6 966 418 a.C. Dedicazione del secondo tempio
418 a.C. Dedicazione secondo tempio 294 26 x 6 450 32 d.C. Ministero pubblico di gesù

LEGENDA:

  1. Per evento/anno intendiamo il termine a quo e ad quem
  2. Il totale è la somma del prodotto dei cicli lunghi (294 anni) con quelli brevi (6 anni)
  3. Il totale deve essere sempre considerato secondo la scala a.C/d.C che obbliga sommare o sottrarre

Gesù e Mosè, le vite parallele dimenticate da Plutarco

PlutarcoC’è un avverbio nei Vangeli che vorrebbe circoscrivere una nota anagrafica ma che ha prodotto un’infinità di illazioni tanto da renderlo capace di presentarsi all’esegesi senza un limite preciso. L’avverbio in questione è “circa” di Luca 3,23, scelto dall’evangelista per indicare gli anni di Gesù.

Universalmente si è ritenuto opportuno tradurre il versetto seguendo proprio quel “circa” che ha sviato tutti conducendo traduzione e traduttori in terreno infido, quello cronologico, che se non chiaro conduce all’inesprimibile mondo della congettura.

E infatti di congetture se ne è fatte a iosa su quel “circa” tanto che la stessa Tradizione cattolica ci ha visto l’inizio del ministero pubblico a “circa trent’anni”; poi si sono sommati i canonici tre anni e mezzo di ministero ed ecco il Cristo trentatreenne che uno, dopo la crocefissione, si sarebbe aspettato di trovarLo in cielo, quando non è neppure sulla terra.

Insomma quel “circa” lucano ne ha combinate delle belle quando si è associato ad ἀρχόμενος (Lc 3,23) che solo sulle prime fa pensare all’inizio del ministero, perchè a ben guardare sta lì a dirci che si cominciò a chiacchierare di Lui, cioè di Gesù, che forse era sulla bocca di tutti, ma questo non significa che avesse iniziato il Suo ministero, anzi ne era ben lungi nel 15 d.C., se iniziò nel 32 d.C.

Sì perchè in un ottica, l’unica possibile, di un Cristo cinquantenne Egli nacque nel 15 a.C., per cui fu “circa” (ecco il senso) il 15/16 a.C. quando Gesù divenne ἀρχόμενος, cioè personaggio pubblico, ma non Messia proclamato, per quello bisognerà aspettare Nazaret, quando rivela la Sua missione e divinità leggendo Isaia 61, cioè nel 32 d.C. a “circa” 17 o 16 anni di distanza.

Prova ne è che Gv 2,20-21 ci ha tramandato i 46 anni necessari per la costruzione del secondo tempio, quando l’edificio subito l’evangelista lo associa a Gesù, anch’egli quarantaseienne al momento del dialogo.

L’imbarazzo lucano tra l’altro è testimoniato da due conti possibili che conducono al Gesù ἀρχόμενος. Uno lo abbiamo già illustrato e lo riproponiamo nella tabella a suo tempo pubblicata che dimostra come dall’esodo si giunga, scalando di 480 anni, al 15 d.C., passando per tappe fondamentali della cronologia biblica. Ecco la tabella, consultate la prima colonna

 

SEDER OLAM RABBATH CRONOLOGIA CHIUSA CRONOLOGIA APERTA
1425 a.C. Esodo -480 anni 1423 a.C. Erezione della Dimora (Es. 40,17) -486 anni 1425 a.C. esodo -480 anni indicati da 1Re 6,1 tra l’esodo e il primo tempio
945 a.C. Quarto anno di regno di Salomone. Si gettano le fondamenta del tempio salomonico -480 anni 937 a.C. Dedicazione del tempio -486 anni 945 a.C. Si gettano le fondamenta del tempio salomonico -480 anni indicati dal Seder Olam Rabbath
465 a.C. VII° anno di regno di Artaserse Rientra Esdra. Iniziano i lavori al tempio -480 anni 451 a.C. Rientro di Neemia. XX° anno di regno di Artaserse. Pronunciata la parola sul rientro (Dn 9,25) -486 anni 465 a.C. VII° anno di regno di Artaserse. Rientra Esdra. Iniziano i lavori per il II° tempio -46 anni indicati da Gv 2,20 per i lavori
418/9 a.C. Dedicazione e anno giubilare -9 cicli giubilari (450 anni)
15 d.C. Gesù ἀρχόμενος (Lc 3,23) 35 d.C. Crocefissione. E’ dedicato il nuovo tempio in Cristo 32 d.C. Inizio del ministero pubblico. Anno giubilare e

Come è facilmente comprensibile dall’esodo si giunge esattamente al 15 a.C. cioè a quei “circa trent’anni” lucani se Gesù è nato nel 15 a.C.

L’unità di misura adottata potrebbe dar adito a dubbi anche se individua con estrema precisione le tre date cardine dell’anagrafe gesuana (15 a.C.; 32 d.C. e 35 d.C.). Per questo motivo illustreremo il motivo per cui quel 15 d.C riassume la locuzione lucana finora priva di un esatto contesto cronologico, perchè si colloca nell’ambito del Cristo cinquantenne di Giovanni, Policarpo e Ireneo e non del trentenne in carriera sinora proposto.

Per spiegarci dobbiamo ricorrere prima a una nota ghematrica; poi ai calcoli possibili con il calendario delle settimane. Infatti la ghematria di Μωϋσῆς è 1454 a.C. ed è un valore mediano tra la sua nascita (1485 a.C.) e l’esodo (1425 a.C.). Noi, già a suo tempo, lo abbiamo assunto come l’anno del rientro in Egitto, quando ancora Mosè era ben lungi dal potersi considerare il personaggio chiave dell’Antico testamento.

Di Gesù abbiamo detto che a “circa trent’anni” si cominciò a parlare di lui e così diremo di Mosè in quel 1454 a.C., perchè pure lui divenne prima personaggio pubblico, poi quello che sappiamo.

Il calendario delle settimane fa al caso nostro perchè ci permette di capire se l’intera esistenza di Gesù e Mosè sia legata a doppio filo, stabilendo una specularità che già l’esegesi ha da secoli descritta, Scrittura alla mano.

Tale calendario, come nel caso dell’anno di nascita, individua 5 cicli lunghi esatti di 294 anni (1470 anni) tra il 1454 a.C. e il 16 a.C. quando noi lo abbiamo scritto che l’imbarazzo lucano non è facile approssimazione, ma lavoro scrupoloso, così scrupoloso che si è preoccupato di dirci che le fonti (i conti) sono due e conducono l’uno al 15 a.C.; l’altro al 16 d.C., in ogni caso a “circa trent’anni” se Gesù è nato  nel 15 a.C., locuzione che non esprime l’inizio di un ministero ma un chiacchericcio di piazza, cioè un’eco di quello che avverrà alla corte del faraone (Tuthmose III), prima; a Nazaret, in sinagoga, dopo.

Insomma possiamo chiedere pubblica ammenda a Plutarco, che nelle sue “Vite parallele” si è dimenticato di Gesù e Mosè, nati all’interno di uno stesso calendario, come abbiamo visto qui) ed entrambi chiacchierati in piazza, prima di mettere a tacere le voci o forse darle credito. Ma si sa, è la sorte dei grandi, prima che lo divengano.

 

Una verga e un ministero, la promessa mantenuta di un calendario

Tre sono gli anni fondamentali nella vita di Gesù datati secondo la nostra cronologia:

il 15 a.C. anno di nascita

il 32 d.C. inizio del ministero

il 35 d.C. anno della crocefissione

In un ottica legata al calendario delle settimane ci siamo già occupati del 15 a.C. perchè collega l’esodo (1425 a.C.) al 15 a.C. stringendo un legame cronologico tra Gesù e Mosè.

Questo stesso legame diviene indissolubile se consideriamo termine a quo il 1485 a.C., anno di nascita di Mosè, perchè lo collega, senza il ricorso al ciclo breve di 6 anni di quello stesso calendario, a Gesù dopo 5 cicli lunghi di 294 anni ciascuno, facendo risaltare non solo la diretta relazione tra l’uno (Mosè) e l’Altro, ma anche che i calcoli sono tali da poter parlare di un ciclo completo e perfetto, massima espressione di quel legame di cui stiamo parlando, indicando una compiutezza dei tempi, tant’è che quel 1470 che si ricava dai conti (294×5=1470) è perfettamente identico al calcolo generazionale di Matteo 1,17, se assumiamo una generazione di 35 anni, come deve essere.

Infatti 14 generazioni di 35 anni moltiplicate per le tre tranches di Matteo dà sempre 1470 anni, mettendo i calcoli in grado non solo di avvalorarsi a vicenda, ma anche facendo in modo che il computo generazionale incroci alla perfezione quello calendariale, creando un tutto unico.

Questo riguarda il 15 a.C., ma noi abbiamo scritto che anche il 32 d.C. è importante, per cui lo metteremo alla prova di quello stesso calendario per conoscere se l’inizio del ministero pubblico di Gesù trovi conferma nel calendario come l’ha trovata il 15 a.C., così che un’intera cronologia -possiamo dire- ne esca confermata, poichè è proprio nell’anagrafe di Gesù che non solo ha il suo caposaldo, ma da lì ha preso letteralmente le mosse.

Dobbiamo adesso ricorrere a un simbolo affinchè il discorso non rimanga troppo sulle cifre, cioè sulle spine. Abbiamo visto che la ghematria di βλαστάνω è 1384, quando il verbo indica il “germogliare” della verga di Aronne nell’anno, stando alla ghematria, immediatamente successivo alla fine dell’esodo (1384 a.C.), quasi a voler indicare che quella verga, Israele, ha trovato nella Terra promessa il suo habitat biblico ideale, tanto che ha prodotto gemme, le gemme di quel futuro promesso.

Questo è un po’ quello che accadde nel 32 d.C., quando il “legno secco” (Lc 23,31) della vita nascosta di Gesù si avvia verso la stagione pubblica e miracolosamente germoglia, come la verga, perchè quella stessa profezia che fu la Terra promessa, diviene ministero in cui tutto si rivela dell’uomo nascosto di Nazaret.

C’è dunque un parallelismo simbolico tra la verga di Aronne e il ministero pubblico di Gesù, perchè entrambi frutto di una promessa: terrena nel primo caso; messianica nel secondo. Ed è per questo forse che i calcoli possibili con il calendario delle settimane confermano l’identità simbolica, perchè se sommiamo 4 cicli lunghi di 294 anni e 40 cicli brevi di 6 anni otteniamo 1416 che sottratto al 1384 a.C. dà un totale di 32, cioè il 32 d.C. anno di inizio del ministero pubblico di Gesù.

Dunque come la verga germogliò nella e come Terra promessa (1384 a.C.), così Gesù manifestò la Sua natura e la Sua missione (32 d.C.) e il calendario delle settimane non fa altro che confermare quel già strettissimo legame tra Mosè -ed Aronne- e il Messia.

Da notare assolutamente, proprio nell’ottica di quanto stiamo scrivendo, che non è un caso che i 240 anni del ciclo breve, quelli cioè che escono dai 40 cicli settimanali, si compongano di 40 cicli di 6 anni, quando quel 40 s’identifica con certezza con gli anni dell’esodo, segno questo che è tutto ben lungi dall’essere casuale, ma tradisce, casomai, una coerenza di simboli e calcoli che sta lì a dirci che forse siamo nel giusto.

 

 

 

 

 

 

Gesù,Mosè e il calendario delle nascite

Il calendario delle settimane è ancora lontano dall’aver esaurita la sua funzione. Se già con i post precedenti (vedi categoria nel menu) ne abbiamo saggiata l’efficacia per affrontare temi cronologici importantissimi ai fini della comprensione della Bibbia, adesso aggiungiamo un caso che veramente sa far luce, con un solo calcolo, su più aspetti, tutti di primaria importanza.

Sarà Gv 5,46 a farci luce, un versetto di cui tutti si sono chiesti il senso, perchè nella Bibbia non si trova traccia di qualche discorso di Mosè che parlasse o prefigurasse Gesù, almeno così ricordo.

Ecco allora che quel γράφω (scrivere) potrebbe assumere in toto l’accezione giuridica e consigliarci un’altra traduzione che renda il verbo quasi un atto finalizzato a una testimonianza che abbia valore giuridico. Non è solo un generico scrivere di Gesù, ma un confermarne la discendenza mosaica attraverso un atto legale.

Inutile qui adesso fermarci a descrivere il delicato e complesso legame tra Gesù a Mosè nell’ambito della Scrittura: chi ne ha gli strumenti e la preparazione può benissimo farlo da solo e mettere, casomai, a frutto quanto stiamo per scrivere che conferma appieno quel legame attraverso la cronologia insita nel calendario delle settimane, che unisce  personaggi e fatti più delle parole che sono già state spese.

Da Mt 1,17 abbiamo visto che le generazioni matteane si fermano a Mosè e non a ad Abramo che, ahilui, appare un falso scritturale, perche le 14 generazioni di 35 anni danno un totale, se sommate, di 1470 anni che si aggiunge al 15 a.C. per ottenere un 1485 a.C. che può spiegare solo un’anagrafe mosaica, non di Abramo, in particolare l’anno di nascita.

A questo abbiamo aggiunto una nota ghematrica ricavata da Gv 10,3 in cui la cornice esodale -se non addirittura il lessico (condurre fuori ἐξάγω)- colloca sì Gesù al centro della scena di una nuova Pasqua, ma anche il Suo guardiano ha un ruolo. Ha infatti un ruolo quel θυρωρός (guardiano, Gv 10,3) che ghematricamente ha un valore di 1485, come al 1485 a.C. conducevano le generazioni matteane che ci hanno consigliato l’anno di nascita di Mosè.

Adesso, quindi, non rimane che vedere se il calendario delle settimane consiglia altro o conferma, se calcoliamo dal 1485 a.C. fino al 15 a.C. secondo il ciclo lungo del calendario, cioè 294 anni. E’ sufficiente moltiplicare, senza il ricorso al ciclo breve di 6 anni, determinanti per gli altri calcoli fatti grazie al calendario, 294×5 e ottenere 1470 che aggiunto al 15 a.C. dà un netto 1485, un 1485 a.C. che abbiamo incontrato nei due casi esposti sopra i quali trovano piena conferma, perchè dall’anno di nascita di Mosè si giunge a quello di Gesù seguendo esattamente 5 cicli settimanali lunghi, segno questo di perfetta coincidenza anagrafica in un ottica calendariale.

Il calendario delle settimane, quindi, conferma

  • l’anno di nascita di Mosè fermo al 1485 a.C.
  • il 15 a.C., già saldo nella cronologia proposta dal blog, appare in tutta la sua evidenza, perchè sebbene già confortato da una cronologia millenaria (1485 a.C.-70 d.C.), adesso si avvale di un calendario che si muove in un meccanismo estremamente preciso e rigoroso che traccia una linea cronologica dall’anno di nascita di Mosè a quello di Gesù senza ombra di approssimazione.
  • a fronte del 1485 a.C. e a fronte di un già saldo 1425 a.C. come anno dell’esodo abbiamo che Mosè aveva 60 anni quando si accinse a liberare gli Ebrei
  • il falso paventato nel Vangelo di Matteo che propone Abramo nella prima tranche di 14 generazioni non è più congettura, ma tragica e criminale evidenza
  • per generazione il Vangelo intende non un generico di padre in figlio incalcolabile, ma un arco di tempo ben preciso: 35 anni

Crediamo che adesso gli esperti del già profondo argomento esegetico, quello che vede in Gesù Mosè e viceversa, possano avvalersi di un contributo cronologico che fissa, con l’anagrafe dei due personaggi, una comune ricorrenza nel calendario che non ha scritto di Lui, come si fa dire a Mosè, ma Lo ha testimoniato come un atto che ne rivendichi l’eredità, non contesa tra l’uno e l’Altro, ma trasmessa.