Falqui, basta la parola?

 

falqui

Ciao Borgoglio,

a volte pensi un post e ne scrivi un altro, sebbene il primo sia più importante, ma ne rimando la scrittura sebbene confermi che in Apocalisse ci siate andati giù duro nella falsificazione conoscendo addirittura le conseguenze del fatto. Affari vostri.

Nella tua Messa, che ho seguita assiduamente per anni tanto da conoscerla quasi a memoria, si recita

“Beati gli invitati alla cena del Signore”

“Oh Signore non son degno di partecipare alla tua mensa, ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato”

Beh insomma, mi pare facile, la salvezza, quasi un Falqui liturgico se basta la parola.

Quella cena ben la descrive Luca, perchè riporta un particolare che solo l’occhio clinico rivela, ma finora è passato inosservato ai lettori, mi pare. Leggiamo il passo insieme

 “Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. 17All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. 18Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. 19Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. 20Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. 21Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. 22Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. 23Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. 24Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”

Al primo annuncio della cena da parte del Signore Luca riporta il garbato rifiuto degli invitati di rispetto.

La reazione del padrone di casa è irritata, scrive Luca, ma io direi “arrabbiato” nero, perchè se Benigni, il fine esegeta a cui sono state consegnate le chiavi della Scrittura, per sua stessa ammissione, corre da una parte, in cui era appena arrivato, all’altra dell’oceano a una telefonata di Wojtyła desideroso di vedere un suo film in sua compagnia, immaginati lo sdegno del Padrone di casa al rifiuto degli invitati.

Ecco allora che Lui si rivolge a coloro che sono lungo le vie cittadine e in piazza, ma non sufficienti a coprire tutte le sedie, tanto che l’appello si rivolge alle strade fuori della città (mi pare evidente che il traduttore debba rispettare il senso della profondità  che certamente Luca aveva in mente, profondità che scende, dopo le vie cittadine e le piazze, negli angoli reconditi delle strade fuori della città) e alle siepi e qui la faccenda si fa intrigante.

Infatti la scusa addotta dai primi invitati, se ci fai caso, è il classico binomio famiglia/ affari: chi ha comprato il campo; chi i buoi e chi ha preso moglie tanto che facilmente s’intuiscono i cardini della nostra e della loro società, ancora lontana, come noi, da quella cristiana.

Il binomio famiglia/denaro ben lo conosce chi ha famiglia e lavoro, appunto: è il binomio del mondo di Giovanni, che trascina il suo carretto, immancabilmente con due stanghe, come due sono in fondo le scuse addotte: gli affari e il matrimonio (famiglia).

Al contrario chi accetta l’invito? certamente i secondi chiamati, ma anche i terzi quelli delle siepi e delle strade fuori città, però, se leggi bene, la scena ha un significato recondito, perchè lungo le strade e oltre le siepi in genere, forse sempre, ci sono i fossi, spesso di scolo, abitati solo da bestiacce randage e impure, più dei ciechi, degli zoppi e degli storpi invitati prima.

Nei fossi di scolo confluisce il liquame che inevitabilmente produce la società per bene quella degli affari e dei matrimoni la quale, pur producendo lei buona parte di quel guamo umano, ben si guarda da fargli visita, sia mai che si sporchino le scarpe o le mani o la puzza penetri i vestiti e da lì buono e rispettabilissimo nome.

Eppure è quell’umanità di scolo che gusterà la cena del Signore, mentre l’opulenta, pulita, ricca, profumata e santa prima classe del mondo ne rimarrà esclusa. I luridi, gli impuri abitanti delle fogne a mensa, i primi della classe digiuni, sai perchè? Quella mensa è scandalo, inevitabilmente, e gli affari e la famiglia, consumandola, andrebbero a “rotoli igienici” come del resto una Messa secondo cui basta la parola.

Ciao Borgoglio, stammi bene.

Ps: non m’attaccare il solito pistolotto sugli immigrati che li abbiamo deportati proprio per i motivi su esposti: tutti ben lieti del cappuccino con il latte fresco, ma disgustati dalle inevitabili piote di vacca che nessuno di noi vuole spalare, quando le mucche, si sa, fanno l’una e l’altra cosa..

 

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