Troppa grazia Santità

Santità.

papa ieri in uno slancio esegetico ha voluto ricordarci che l’unica volta che παράδισος (paradiso) compare nei Vangeli è quando Gesù promette il paradiso a un peccatore. Beh, sotto il profilo magisteriale e considerando la cattedra da cui proviene non mi pare gran cosa, perchè gran cosa non è ridurre la profezia per eccellenza, quella delle 70 settimane, a un pistolotto moraleggiante e brevissimo.

Vero è che “paradiso” compare solo una volta nei Vangeli, ma ha ben altra funzione, perchè richiama direttamente quel “tutto è compiuto” (Gv 19,30). Infatti sul Golgota, laddove il paradiso è citato, si compie la profezia di Daniele, che prende le mosse dal 472 a.C., quando 472 è la ghematria greca proprio di παράδισος.

Inutile adesso ripetere le stesse cose, già dette qui e qui, l’importante è casomai aggiungerne di nuove, per spiegarle che quel buon ladrone non compie la profezia perchè riconosce Gesù, ma compie la profezia affinchè noi Lo possiamo riconoscere proprio in virtù della profezia, prestandosi non a una visione particolare e moraleggiante, ma universale e profetica, cioè comprensibile, comunicabile e condivisibile.

472 non è solo la ghematria di παράδισος ma anche di τέκκνος per cui se il paradiso collega il primo anno di regno di Artaserse (472 a.C.) al 35 d.C., anno della crocefissione, definendo uno specifico quadro profetico, τέκκνος (figlio) avendo lo stesso identico valore ghematrico collega nuovamente, all’interno della stessa cornice, quel primo anno di regno al 35 d.C. perchè è sul Golgota che Gesù non solo parla per la prima e unica volta del paradiso ma anche, sempre per la prima e unica volta, di una nuova generazione quando affida a Giovanni una nuova madre e a Maria un nuovo figlio (Gv 19,26-27)

Dunque quel 472 a.C., caposaldo della profezia delle 70 settimane, non disvela solo il paradiso, ma anche un rapporto filiale e genitoriale nuovo, come sin da subito indica quel τέκκνος che in origine certamente non appariva, cioè non si scriveva, τέκνον ma bensì τέκκνος. E questo non lo dico io, ma emerge da un quadro profetico, cioè un contesto di primaria importanza, che necessariamente deve essere considerato da coloro che hanno fatto del greco una professione o del dizionario uno strumento di studio.

A conclusione mi sento di dire che poca rilevanza ha un pistolotto moraleggiante perchè, all’interno della complessa cornice in cui lo si vorrebbe inserire, appare come il consiglio di un luminare il quale, dopo attenti esami e profonda riflessione, ti prende 1000 euro per dirti che mangiare troppo ingrassa. Troppa grazia… Santità.

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