“Manna nascosta” olio su tela

 

natura morta

Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. (Mt 5,17)

e con ciò Gesù afferma che l’antico Testamento non si dissolve alla luce del Suo magistero, ma si compie. Si compie nella sua interezza perchè pure i personaggi che lo hanno animato confluiscono, vita e opere, nella nuova predicazione.

In questo senso anche Gv 6,31-32 assume un’altra luce se a indagarlo è la ghematria che, come nel caso della Pasqua, fa spesso coincidere lettera e numero, cioè personaggio ed evento, quando quest’ultimo sintetizza l’uno e l’altro.

Nella Pasqua (Πησχ) il valore ghematrico coincide con quello di Gesù (Ιησουσ) dicendoci che l’una e l’altro sono la stessa identica cosa; nel caso della manna, quello di cui vogliamo parlare, accade la stessa cosa, perchè Mosè (Μωϋσῆς) e la “manna nascosta” di Ap 2,17 hanno identici valori ghematrici, come vedremo.

Già ci siamo occupati della relazione che lega Mosè a Gesù, quando abbiamo indagata una figura solo in apparenza nascosta £nascosta come quella manna di cui stiamo parlando, è bene sia chiaro) nel capitolo giovanneo del Buon pastore. Lì abbiamo detto che sì, è il pastore la figura principale, ma un ruolo di rilievo ce lo ha anche il guardiano, quel θυρωρός che conduce ghematricamente alla data di nascita di Mosè.

Anche in quel caso è stata  la ghematria a illuminarci su aspetti altrimenti rimasti nell’ombra, come l’espressione paolina di “pastore, quello grande” (Eb 13,20) che sin da subito richiama un altro pastore sebbene, ma solo in un ottica neo-testamentaria, di minor importanza che è Mosè.

Ecco allora che la Scrittura conosce, in fondo, solo due pastori e sono l’uno Mosè, appartenente all’Antico Testamento; l’altro (Gesù) appartenente al Nuovo, tant’è che nel passo giovanneo citato sopra si fa allusione all’uno e all’altro: all’uno che ha dato la manna; all’altro che ha dato il pane dal cielo, tanto che non a caso l’uno è legato ghematricamente alla manna; l’altro alla Pasqua.

Infatti, avendo già indagata la relazione ghematrica tra la Pasqua e Gesù, abbiamo adesso la possibilità di confermare il legame inscindibile che lega Mosè al cibo che sostenne gli Ebrei durante l’esodo, perchè μάννα κρύπτω (manna nascosta) di Ap 2,17  ha lo stesso valore ghematrico di Μωϋσῆς, cioè 1454 se ipotizziamo – e siamo legittimati a farlo- la locuzione originale, cioè μαανναα κριπτω che offre entrambi i lemmi attestati (posso solo offrire la ricerca di google, altri faranno di meglio).

Come si può ben capire, non abbiamo forzato niente, perchè come Gesù è la Pasqua, così Mosè è la manna e non a caso, dunque, la ghematria sigilla una relazione già strettissima nei concetti e nel simbolo.

Va da sè che non riesco neppure a immaginare quale universo si aprirebbe se l’originale greco scritturale riemergesse dal cumulo di rifiuti con cui è stato sommerso. Quel mattone buono solo per fermare le porte, cioè la Bibbia, diverrebbe nuovamente oggetto di studi proprio quando lo si stava per gettare come un limone spremuto, mentre ancora mostra tutta la sua freschezza. Sono i dizionari che la citano, casomai, ad apparire  sempre più un pessima tela ritraente una natura morta.

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