Una profilassi biblica

siringoneLa Chiesa cattolica apostolica ha la sua festività in S. Pietro e Paolo. In alcuni post ci siamo occupati della ghematria greca dei due nomi propri e siamo giunti alla conclusione che Πέτρος conduce all’ultimo anno di regno di Manasse seguendo la nostra cronologia dei Re e questo permette di trarre alcune conclusioni alla luce dell’analisi del regno di Manasse che ne fa il deuteronomista e il cronista: l’uno ha un giudizio sprezzante giudicandolo, secondo le parole della Chiesa cattolica stessa per bocca di un suo sacerdote (Nobile), “il prototipo del peccatore”; l’altro tende la mano, aprendo a una conversione di Manasse. La coincidenza ghematrica tra Pietro e Manasse fa sì che i “due regni” coincidano nella loro fine, profetizzata dallo stesso Gesù che indica per Pietro una fine inaspettata e che lui non vorrebbe (Gv 21,18).

L’altro, il cronista, immagina un Pietro/Manasse capace di ravvedimento e nel finire del suo regno traccia un profilo diverso che la “Preghiera di Manasse” ben traccia.

Per quanto riguarda invece Paolo, la ghematria greca (Παῦλος) riconduce al 587 a.C., perchè il suo valore è, appunto, 587 quando quella data, di cui tutti direbbero un gran bene, è quanto di più allarmante si possa ottenere, datando un esilio babilonese che il blog ha denunciato come assolutamente falso, perchè si verificò nel 505 a.C., questo lo dice la cronologia profonda della Bibbia e la lettura ghematrica di lemmi il cui contenuto simbolico non dà adito a dubbi: ὄφις (serpente) coincide con il 586, cioè il 586 a.C., quando l’esilio è datato universalmente 587/586 a.C.

Il quadro che ne emerge, dunque, è inquietante, perchè se da una parte è cronologicamente falso, dall’altra è oggetto di un giudizio che conduce nientemeno che al serpente, a satana, al diavolo dando ragione al deuteronomista che aveva descritta una perversione del regno di Manasse e dunque, alla luce di quanto sopra, di Pietro, S. Pietro come aveva espressamente profetizzato nientemeno che Gesù stesso in Gv 21,18.

La curiosità adesso si fa forte e ci spinge a sondare il valore ghematrico di Ρωμη, sede stessa del cattolicesimo tutto,. e vedere se il quadro clinico sopra descritto si alleggerisce o si complica, cioè se il deuteronomista  e Gesù ci avevano visto giusto o, al contrario, la benevolenza del cronista , ma forse anche di Gesù, è fondata, tanto da apparire un fruttuoso esercizio di carità e misericordia cristiane.

Spesso ho giocato con il greco scritturale immaginando molte contraffazione e alcune sviste, per cui lo faccio anche adesso, cosciente che la quasi totalità dei casi discutibili poggino su modifiche impercettibili foneticamente, ma di grande sostanza sotto il profilo ghematrico, talvolta straziato, come il caso recentissimo che abbiamo illustrato, cioè quello relativo nientemeno che alla Pasqua.

Quel Ρωμη, allora, lo vogliamo scritto Ρωμε calcolandone subito il suo equivalente ghematrico che è 945, cioè 945 a.C. che riconduce, seguendo la nostra cronologia, alla fondazione del primo tempio, nel quarto anno di regno di Salomone. Insomma qualcosa che fa impallidire S. Pietro e qualcosa che da sola è capace di legittimare un quadro cronologico enorme, sia nella sua estensione, sia nella sua importanza, perchè dà respiro a tutta quanta la cronologia biblica che da quel 945 a.C. prende le mosse (è talmente pesante il discorso che non mi sento di metterci le mani: una sintesi, oltre che infruttuosa, sarebbe banale, Basta ricordare che di mezzo c’è il Cristo nuovo ναος).

Quel 945 a.C. è, dunque, un caposaldo della nostra cronologia che noi abbiamo sempre detto essere l’unica e originale, ma che non ha trovato molte conferme perchè giudicata forse infondata storicamente, ma a torto. A Rome forse qualcuno la conosce e chissà se la ghematria potrà dissolvere legittimi dubbi, certo è che quel quadro clinico emerso dalla ghematria di Πέτρος e Παῦλος si alleggerisce se la cura è adeguata e la profilassi efficacie. In caso contrario credo che si vada incontro a serie complicazioni che mettono a repentaglio la vita del paziente e la serietà della diagnosi del deuteronomista risulterebbe fondata.

Tra l’altro, caro Pietro, il Vangelo ha giocato con la tua chiamata ricorrendo ai versetti, stai bene attento e leggi Mt 4,18

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
18 Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori.

Vedi? quel versetto 4,18 se lo leggiamo cronologicamente è il 418 a.C. cioè il sesto anno di Dario II quando cioè la mia cronologia colloca la dedicazione del secondo tempio. Questo ti dice che sei chiamato di nuovo a segurLo sulla giusta via però, se Ρωμε coincide con la fondazione del primo tempio e la tua chiamata, nonchè quella di tuo fratello Andrea, con la dedicazione del secondo, tanto da far pensare che tu e il tempio siate una cosa sola.

Quel 945 a.C., anno della fondazione del primo tempio, quarto di Salomone e ghematria di Ρωμε è in realtà, caro Pietro, un siringone salvavita ma, capisci bene però, che tocca alzare il “sedere” dalla poltrona, altrimenti la puntura non si fa.

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