Tipo da stadio

rosaUn blog nasce quasi sempre dal desiderio di comunicare, meglio se si hanno dei contenuti, ma in linea di massima vanno bene anche le parole piucchè i concetti. Saranno le parole l’oggetto del post: leggero e senza impegno e credo che in questo, i pochi che mi conoscono, convengano, trattandosi, come ho detto, di donne.

Il Magnificat ci ha trasmesso “l’umiltà della Sua serva” parlandoci di Maria e a noi viene spontaneo chiedersi perchè l’umiltà e non l’istruzione, o l’avvenenza, o la ricchezza, o la santità? L’umiltà come requisito fa certamente da contraltare all’arroganza di Eva che sfida Dio, ma ciò non esaurisce il tema.

Maria non è chiamata a un grande compito, ma a un grande parto: Gesù. Ella, dunque, è la donna nella sua essenza e nel suo ruolo finchè la scienza non modificherà il genere. Dunque l’umiltà che essa deve conservare è nel parto, che non è importante se verginale o meno, quanto se sia o meno umile.

La creatura da Lei generata sarà “grande e chiamato Figlio dell’Altissimo” mentre a Lei è riservato il compito di rimanere umile perchè questa è la ragione dello sguardo divino che si è posato su di Lei.

Questo è certamente vero perchè Eva fu tratta non dallo spirito di Abramo, ma dalla sua carne e quella carne è naturale che s’insuperbisca, spesso per un nonnulla, figuriamoci se madre di Dio.

Credo che non a caso la gravidanza di Elisabetta fu annunciata a Zaccaria, perchè essa non è che non avrebbe retto allo shock emozionale per il parto in età avanzata, quanto per la nascita di Giovanni. Non avrebbe visto il miracolo, quanto il grande figlio frutto del suo ventre e di nessun altro, mentre anche Giovanni, come Gesù, è nato da Dio che in ogni momento avrebbe potuto rivendicarne la paternità scontrandosi con una “mamma” e sappiamo tutti come sarebbe andata a finire: o Lui o Lei.

Da tutto questo si capisce che se si vuole misurare l’umiltà delle donne, si deve dare loro un grande figlio e vedere che nel 99% dei casi danno di matto. Tranne Maria, però, che serba nel cuore gli avvenimenti che segnano la vita del figlio e s’interroga. Tranne Maria che corre in piazza a riprendersi quel figlio impazzito e riportarlo a casa. Verità scomoda, questa, ma grande segno di umiltà, l’umiltà di colei che ha creduto all’annuncio senza perdere il controllo, tanto da giudicarLo pazzo, mentre tutte la altre lo avrebbero difeso fino allo scatenare la Prima guerra uterina internazionale, segnando la storia tutta.

Sì, se vuoi conoscere l’umiltà delle donne date loro un grande figlio; mentre se ne vuoi conoscere il cuore dagli un uomo nelle loro mani con la certezza di farla franca. Ecco due righe leggere, due favole: la prima rosa, la seconda nera: sarà contento il Palermo, chissà.

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