“L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!”

bartali

Egregio Dott. Boccaccini,

certamente non ricorderà, ma anni addietro le ho inviata una mail dal contenuto laconico che non andava oltre lo scopo:  volevo semplicemente informarla che qualcosa nel suo libro, acquistato dopo che me ne era stato consigliato uno studio addirittura mnemonico, non andava.

Non ebbi risposta, come del resto quasi sempre non ho avuta risposta le volte che ho cercato un contatto accademico, tranne il caso di Anatolij Fomenko che ha pubblicato i miei studi sul suo sito Nuova chronologia. Tant’è.

Il giudaismo o, come lei li definisce, i giudaismi del secondo tempio si sviluppano certamente seguendo un ordine cronologico, per il semplice fatto che la storia altro non è che resoconto ordinato e accurata ricerca.

La cronologia, quindi, tutto è fuorchè inutile, sebbene spesso tutti si concentrino sui fatti, sui contenuti che quella storia esprime. Resta il fatto, però, che neppure è immaginabile una storia priva di una sistemazione cronologica. E anche il giudaismo del secondo tempio ha bisogno di tale sistemazione, altrimenti si rischia di prendere -e di scrivere- fischi per fiaschi.

Solitamente, forse unanimemente, quel periodo storico lo si fa iniziare nel 597 a.C. quando Joachim muore durante l’assedio babilonese e il tempio è incendiato. Di per sè la datazione è giusta perchè in 2Re 24,2 si legge che allora si compì la parola del Signore, pronunciata dai profeti, tanto che l’esilio babilonese durato 70 anni è da lì che parte se stiamo al calcolo di Daniele, mentre se adottiamo quello di Ezechiele ha inizio nel 587/6 a.C. e dura 40 anni.

In linea di principio, dunque, la datazione è esatta, ma cronologicamente è un disastro, perchè la cronologia biblica non conosce quel 597 a.C., ma il 517/6 a.C. generando un gap di 80 anni, quasi un secolo cioè.

La scaletta che essa prevede ha ben altri sviluppi, primo fra i quali l’inizio che coincide con il 517/6 a.C., lo abbiamo scritto, e termina 70 anni dopo, cioè nel 448/7 a.C quando Artaserse pone fine all’esilio.

Prova ne è che nel settimo anno di quel re (464 a.C.), salito al trono non nel 465 a.C., ma nel 471 a.C., inizia quel periodo storico di attesa per quanto riguarda la riedificazione del tempio, durato 46 anni (Gv 2,20) i quali terminano esattamente nel “sesto di Dario” (Esd 6,15) cioè il 418 a.C., vorrei dire lo storicissimo 418 a.C. se gli studiosi collocano la sua intronizzazione nel 424 a.C.

Avrà certamente già capito che parlare di giudaismo o giudaismi del secondo tempio non avendo ben chiaro l’anno della sua dedicazione è fuorviante e tollerabile solo se cronologicamente il gap si riduce a qualche anno.

Nel caso in cui quel gap si aggiri attorno al secolo cadiamo in un vuoto storico che è addirittura inutile cercare di colmare con i detriti della congettura. Vorrei farle notare che un secolo di differenza non solo cambia la storia, ma anche la geografie per cui una materia delicata come il giudaismo nel senso più pieno ne esce con un’immagine  semplicemente inaccettabile.

Quegli influssi culturali e storici di cui ha certamente risentito non sono quelli presi in esame, ad esempio, ma ben altri, tanto che mi spingo fino al paradosso nello scrivere che sarebbe come descrivere l’Italia del 2017 secondo le caratteristiche dell’Italia di Caporetto. Una follia anche considerando i ritmi molto più lenti della storia di “allora”.

La storia, la storia tutta, anche quella che appartiene alla Bibbia (ce lo insegna Luca) altro non è che “ricerca accurata” e “resoconto ordinato” (Lc 1.3) e qualora una delle due prerogative si perda non è più storia, ma qualcosa che è addirittura difficilmente qualificabile se ha la pretesa di accedere ai corsi universitari, ma fors’anche primari e secondari.

Tra l’altro – e questa è una novità che le offro- Luca, il Dottor Luca non a caso, ce lo insegna non solo con i fatti, cioè il suo Vangelo, ma pure con il suo nome, segnando per noi e per tutti quell’anima e corpo che esige il Vangelo, immancabilmente.

Il greco neo-testamentario ci ha tramandato l’evangelista come Λουκᾶς il cui valore ghematrico, presti bene attenzione, è 527. Noi lo ridurremo a un calendario, a un prima e dopo Cristo e otterremo 527 a.C. che fu, biblicamente, il primo anno di regno di Joachim, quel re che segnò, lo sappiamo, la nascita del giudaismo del secondo tempio il quale solo se si ha chiaro quando nacque, permette il suo studio.

Quel 527 a.C. è fondamentale per il giudaismo in questione, perchè nel terzo (Dn 1,1) o quarto (Ger 25,1) sale sulla ribalta internazionale Nabucodonosor e da lui prederanno le mosse sia tutti gli interventi contro Gerusalemme, ma anche la storia, in tutta la sua dinamica, che ne consegue sino alla dedicazione di quel secondo tempio (418 a.C.) che è all’origine del giudaismo di cui stiamo parlando e su cui lei ha scritto la sua opera.

Ecco allora che “l’accurata ricerca” e “il resoconto ordinato” lucani non possono prescindere da quel 527 a.C., pena un 609 a.C. come primo anno di regno di Joachim che genera un nonsense storico, un’opera buffa frutto più della penna di uno scrittore di commedie il cui vero talento, però, è la farsa.

E’ in Luca, nella sua definizione di storia e nel suo nome l’incipit di qualunque giudaismo del secondo tempio. Non a caso la cronologia biblica e la ghematria fanno convergere lo sguardo sul “Dottore” perchè solo la forma mentis dello studioso riesce a cogliere l’essenziale nella sua genesi e nella sua fine, anche e proprio dove “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!” come amava ripetere il grande campione Bartali, Gino Bartali.

Cordialmente

Giovanni Parigi

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