Il paradiso e l’astuta bugia

nicodemoQuando un lemma è fondamentale, quando da esso dipende tutta la cronologia del primo e secondo tempio; la ricostruzione delle mura di gerusalemme e la profezia delle 70 settimane (mi fermo qui) è sempre bene provrci e mai far freddare l’argomento che procede di connessione in connessione.

La brevità dei post che si succedono confidano nel lavoro altrui che saprà certamente ricapitolare e inserire il nuovo post nella categoria fondamentale dedicata all’anno 472 a.C. che ha trovata la sua conferma ufficiale in παράδισος sempre di valore ghematrico 472 il quale, come è evidente, tira in ballo nientemeno che il paradiso, l’essere vicini a Dio, presso,quindi, la verità.

Nella notte oscura di Nicodemo, la cui ghematria greca -lo abbiamo visto qui– è sempre 472- si ode il lamento della scienza in quel “sappiamo che sei un maestro venuto da Dio” (Gv 3,2) sappiamo cioè che Tu sei verità. Quella verità ha però un prezzo: espone all’ignominia, al rischio di una carriera interrotta che invece giungerebbe al suo compimento con la menzogna, cioè quella tradizione degli uomini che è essa stessa, cioè per sua natura, menzogna.

Il primo anno di regno di Artaserse, caposaldo della nostra cronologia, vanta adesso 4 lemmi dall’altissimo significato simbolico:

Νικοδημος il cui colloquio (personalmente una delle pagine più belle di tutta la Bibbia) inquadra tutta la questione:

παράδοσις (tradizione) e con essa si fa riferimento alla sana dottrina che cita Paolo distante anni luce dal magistero attuale depositario di una tradizione sì tradita, ma nell’accezione che gli conferisce Giuda;

παράδισος (paradiso) che conferma appieno che la cronologia del blog, come ho sempre sostenuto, conduce alla verità storica, scientifica e di fede;

αρσενικος il veleno con cui non solo si è abbeverata la tradizione, ma quello versato a gocce nella coppa di un re che più di ogni altro emerge come punto di riferimento di tutto l’impianto cronologico biblico: Artaserse il vero liberatore dalla schiavitù babilonese nel 448/447 a.C.

Ed è sempre parlando di veleno che chiudiamo: in un giallo che si rispetti, l’assassino, l’avvelenatore usa i guanti, in questo caso di velluto, sia mai che si noti il pugno di ferro con cui impone la sua dittatura e il suo veleno: diffamazione, calunnia e oltraggio

 

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