TaTanca Salvatore, il demone che t’inventi dopo una frittura di porcini

esoCiao, TaTanca, Salvatore taTanca, immaginario esorcista che prende spunto dal fatto che nella camera a fianco a quella di mio padre, ricoverato in chirurgia a Città di Castello, c’era veramente l’esorcista diocesano che aveva quasi lo stesso identico nome e cognome.

Noi lo abbiamo storpiato un po’ in onore al grande spirito Tatanka mani, il bisonte rosso degli indiani che noi inseriremo nell’immaginario apocalittico come la bestia selvaggia. Ti dico subito ,TaTanca, che lo stuolo di fraticelli accorsi al tuo capezzale mi ha tolta un’enorme soddisfazione: sfanculato pure il fraticello che mi ha detto buongiorno. Eh sì che non ne voglio più sapere di voi che allestite esorcismi per evocare lo spirito di lussuria affinchè non uno sia liberato, ma posseduto.

L’abito, TaTanca, non fa il monaco figuriamoci l’esorcista palermitano, ordinato ad hoc perchè la mafia è la chiesa cattolica, per cui chi più di te è mafioso? L’ho detto, sono i tuoi ospedali e lì non si muove foglia che il grande demone non voglia che si muova: non è vero TaTanca?

Non sei forse tu che hai ordinato in terapia intensiva a Perugia di umiliare me e mio padre che non poteva “stare lì a prendere la tintarella?” (sic!), quando un pover’uomo di 81 anni colpito da un ictus fino al quarto ventricolo (stato semivegetativo) meriterebbe ben altro rispetto, almeno quello che si riserverebbe a cane.

E non sei sempre tu che in terapia intensiva a Città di Castello hai dato ordine di chiudere il catetere dell’urina sino a che i macchinari non sono impazziti (pulsazioni oltre 200 che facevano suonare tutti gli allarmi) e gli occhi di mio padre, lacrimosi, non sono strabuzzati dal dolore? Alle mie pressanti e accorate richieste di aiuto mi si rispondeva che tutto era causato dal tremito delle mani, quando poi si è visto che la pressione della vescica ha fatto espellere naturalmente il catetere e l’orina.

Sei tu anche che hai ordinato di non lavare le parti intime di mio padre ricoverato in medicina, dimesso con i vermi in quelle stesse parti infiammate e puzzolenti.

Poi, sempre tu, hai fatto sparire il sollevatore dal reparto di RSA di Città di castello così che se ne è uscito con le sue belle piaghe da decupito, ma non solo: tu hai dato l’ordine all’infermiera che mi consigliasse di somministrare a mio padre, allettato da quattro mesi e nutrito con il sondino da altrettanti, nove siringhe da 60 ml con uova e “tanto formaggio” (sic) più quattro siringhe di acqua e integratore.

Lo nutrivo io mio padre, così funziona in RSA, per cui quando quel poveretto si lamentava e sudava dicendomi di avere la pancia gonfia da non poterne più, posso dire che hai cercato di farmelo uccidere con le mie stesse mani (una bella indigestione in quelle condizioni e il gioco era fatto).

Meglio è andata in Prosperius perchè lì te la sei presa con me (avevo già denunciate queste cose, mica sei scemo!)

Mentre in medicina a Umbertide non ho ancora capito se quel liquido nero che fuoriusciva dal sondino erano veramente feci (così mi hanno detto tutti i dottori, però) o semplicemente e magari integratore, così per prendere un po’ in giro.

Dopo di ciò siamo passati alla chirurgia di Città di Castello dove ti ho trovato nella camera a fianco di mio padre e per questo in quei giorni ho temuto per la sua vita.

Adesso sai, TaTanca, è alla Muzzi Betti sempre a Città di Castello e lì si è presentato un altro problema: per lui non c’è l’autoambulanza per portarlo a Pantalla a inserire la PEG. Certo la sfortuna ha voluto che proprio di martedì ci fosse il ricovero (i mezzi, dicono, non escono dal comune di residenza il martedì e il venerdì), ma tu hai certamente fatto in modo che fosse di martedì l’operazione e così debbo pagare io l’autoambulanza.

TaTanca, spero muoia mio padre per toglierlo dalle tue mani, perchè non si è mai visto torturare il padre per esorcizzare il figlio, a meno che il rituale dell’esorcismo della diocesi di Città di Castello non preveda che come le colpe dei padri ricadono sui figli, così i demoni dei figli siano esorcizzati con la tortura dei padri.

Baciamo le mani, TaTanca, ma non il culo: c’è la fila e vado di fretta.

Ps: ho riferito al mio psichiatra del CSM di Città di Castello che da 5 (cinque) mesi a questa parte, sebbene costretto a uscire tutti i giorni della settimana, inevitabilmente incontro sul mio cammino pattuglie, tutte le maledette volte (vorrei dire benedette, ma daresti in escandescenze). Mi ha risposto che è normale, proprio perchè non sono nessuno e il calcolo delle probabilità non è dalla mia parte che crede in un atteggiamento intimidatorio. Parola di psichiatra. Io ci credo. E Tu?

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