“Ciro d’Italia”, la corsa a tappe più triste della storia in onore di Rosario Livatino

livatinoSebbene sempre al centro della cronaca nera, nessuno conosce l’etimologia del sostantivo “mafia” le cui origini rimangono sconosciute, forse anche perchè, come si dice in Italia, la mafia non esiste, ma si limita a uccidere.

A noi è venuto in mente di scriverlo in greco quel sostantivo, sia mai che le sue origini siano lì. Ecco allora μαφιας sostantivo non impossibile perchè apparterrebbe alla terza declinazione.

Il suo valore ghematrico è 558 e la questione si fa interessante, perchè non solo il 559/558 fu il primo anno di regno di Ciro, cioè della più colossale bufala partorita dall’uomo, tanto che neppure è esistito; ma 559 è la ghemtria di Σατανας (Satana).

Questo significa che la mafia è satana e che essa, avendo legami ghematrici e cronologici con Ciro, emerge da un contesto biblico che nel sud d’Italia diviene anagrafe, data la moltitudine del nome proprio “Ciro”.

La mafia è al sud, si dice, Ciro è al sud che è diffuso, ma quando lì si cerca di venire a capo dell’organizzazione criminale bisogna sfogliare la Bibbia, non i codici, perchè Ciro è lì, nella Bibbia, che ha il suo trono, essendo la grande impostura che deturpa tutto l’impianto cronologico e storico biblico e scientifico.

Dunque quella mafia non ha tanto interessi economici, quanto di difesa di una apostasia religiosa che si è imposta con la violenza, perchè qualora qualcuno metta mano a Ciro scatta la mafia, cioè una persecuzione capillare che toglie al poveretto la voglia di vivere, se non addirittura la vita stessa.

Cercare la mafia nelle trattorie siciliane è sciocco, poiche non a caso si parla di “cupola mafiosa” e quale cupola è più famosa della Cappella sistina? E’ lì che deve essere cercata la mafia, la mafia di Ciro il Grande, menzogna spudorata che ha avvelenato la storia.

Ed è sempre lì che devono essere cercati gli assassini di Giovanni FALCONE e Paolo -e Pietro entrambi santi, si dice- BORSELLINO; come deve essere lì cercata l’arma che ha ucciso Livatino, il giudice ragazzino freddato, dopo un commovente tentativo di fuga, lungo una superstrada.

Non cercatela altrove la mafia, genti straniere, cercatela a Roma, nei palazzi vaticani perchè quella che vi descrivono non è l’Italia mafiosa, ma cattolica, cioè posseduta nientemeno che da satana. Non a caso nella lettera a Pergamo (Italia) si legge che essa è “dimora e trono di satana”, cioè preda della mafia e patria di Ciro, il Gran re della menzogna.

Scrivere queste cose ti espone, ma sempre la lettera a Pergamo è chiara quando scrive “a chi vince”, cosa che rende facilmente intuibile che ci si può rimettere la pelle, facendo però salva la dignità, quella stessa che ti ha spinto almeno a provarci fino a cadere esanime ma in grado di poter dire: “Signore, ce l’ho messa tutta, tutta!”

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