Peace and Pope

peacePrima di affrontare il post devo ricordare che la cristianità tutta, riassunta dal web, non conosce il nome di Gesù. L’unigenito Figlio di Dio che ha generato e uniformato l’intero cristianesimo in 2000 anni di presenza reale e che ha scandito il tempo in prima e dopo di Lui non ha nome, se il nome scritto correttamente è requisito di una carta d’identità.

Infatti voi invano cerchereste Ιησουσ come lo scriveva non noi, ma Ireneo di Lione, Sant’Ireneo di Lione, che il web ha dimenticato tanto che immancabilmente, dopo pagine e pagine di ricerca, ve ne uscireste sempre con Ιησους. E dire che i calcoli di Ireneo dovevano essere giusti quando ne calcolava la ghematria in 888 che non si può raggiungere se non con il sigma finale nel nome proprio.

Ciò, come abbiamo scritto più volte, ci autorizza non a inventarci parole, ma a ricercare la dizione esatta che, pur mancante nei manoscritti e papiri, non è sfuggita al solido mondo dei numeri, come testimonia quel 888 di Ιησουσ.

Chiaro questo risulterà chiaro anche che il caso proposto non è una forzatura, ma una necessità legittimata da un contesto, per altro affascinante: Gezabele e i suoi grandi amori, come ce li ha tramandati Apocalisse 2,22.

Il frutto delle sue unioni e dei suoi molti amanti sono figli, figli di Gezabele i quali avranno la stessa sorte della madre: letto di dolore e grande tribolazione e questo per esplicita volontà di Dio.

Il fascino che avvolge la donna, sfiora il mistero se ella si colloca in Apocalisse che non è uno sguardo sul passato ma sul futuro, quindi qualcosa che era di là da venire rispetto a Giovanni. E questo genera il mistero.

La ghematria spesso è capace di superare la barriera del tempo, lo abbiamo visto più volte, perchè la stessa bestia di Apocalisse è con la ghematria, sebbene a processo invertito perchè si risale al nome partendo dal numero, che è stata catturata e giace appesa nel Battistero di Padova come trofeo allestito da Giusto de Menabuoi.

Chissà allora che anche stavolta la ghematria, sebbene con qualche accortezza, non faccia luce e quella Gezabele, donna che si spaccia per profetessa, non sia ritratta insieme ai suoi figli, i quali saranno proprio elemento determinante per quel contesto che dicevamo legittimare la nostra revisione del lemma greco.

Esso si scriverebbe, stando ai testi, Ἰεζάβελ, ma noi lo reinterpreteremo come Ἰηζάββηλ forzando di un poco, ma senza stravolgere il lemma, anche perchè ormai è regola che la contraffazione del Testamento greco si sia esercitata in parti solo apparentemente poco sensibili, come lo scambio di una eta con un epsilon; una omicron con un omega o un theta con un tau.

Quindi non sorprenda il nostro Ἰηζάββηλ perchè saranno i numeri -lo abbiamo detto- a inserirlo correttamente nel contesto appropriato che giustificherà il nostro piccolo gioco di parole che propone con Ἰηζάββηλ una ghematria di 68 che inserito in un calendario diviene epocale: il Sessantotto.

Di lui si dice che abbia avuto molti figli tra i fiori, tanto che essi si chiamano “figli dei fiori” e questo richiama direttamente il contesto di Apocalisse che ci parla di Gezabele e dei suoi figli. Insomma la ghematria di Ἰηζάββηλ deve condurci, come avviene, in un contesto storico che è contrassegnato da una numerosa prole e quale contesto se non quello sessantottino offre un picco di natalità così alto? Tutti conoscono gli Hippy, i figli dei fiori che sbocciarono nel sessantotto.

Un sessantotto che secondo noi rappresenta il cavallo verde di Tiatira Germania che non ha pascolato ovunque ma, come abbiamo visto qui, nel sud della nazione dove abbiamo detto di cercare le origini del movimento di contestazione che ebbe l’avallo della chiesa cattolica. Nel post precedente abbiamo scritto di non cercare ovunque in Germania, ma solo al sud, nella Germania cattolica.

La riprova di tutto è che, se abbiamo scritto del ’68 nativo in Germania; e se abbiamo scritto che il movimento si riassume nell’opera di Gezabele il nostro schema non deve pesacare a casaccio in Apocalisse, ma in Tiatira, Germania, e infatti Gezabele compare proprio nella lettera a Tiatira, la tedesca Tiatira in cui abbiamo sostenuto che nasce il Sessantotto, espresso dalla ghematria di Ἰηζάββηλ, cioè ’68.

Adesso restringiamo ancor più il campo di ricerca, quindi, indicando una donna, Gezabele, che ha partorito, in virtù della stagione umidissima del dopo guerra tedesco, i suoi “fiori” con l’avallo della Chiesa, da sempre con essi addobbata tanto da farsene corona.

Qualora veramente emergesse storicamente che non solo il Sessantotto nacque in Germania; non solo nella Germania del sud; non solo cattolica ma anche alcova di Gezabele, quindi una donna, quel letto di dolore e quella grande tribolazione sarebbero la naturale evoluzione di un fiore reciso che si china su se stesso appassendo, ma anche la mia grande rivincita sugli epiteti e le risa dopo il mio racconto del galoppo di un cavallo verde smeraldo a cui nessuno, per primo me, non crederebbe se non lo avesse visto con i propri occhi.

Cercate una donna, là, nella cattolica Germania del sud, magari in primavera, stagione in cui si fa  bella. Sono pronto a scommettere.

Ps: come mai il furgone Volkswagen è simbolo del ’68?

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