Un colpo d’occhio e uno al cuore Dottor Augias

Buon giorno Dott Augias,

le scrivo perchè ieri ho avuta occasione di seguirla in TV, su Rai 3. Sinceramente poco ho capito della sua intervista, anche perchè ero occupato a tenere compagnia a mio padre, che invece la seguiva assorto, sebbene le sue facoltà siano oramai limitate, non più quelle di poco tempo fa, quando divorava libri su libri.

Persona strana, mio padre, capace a 81 anni d’imparare in men che non si dica, l’uso di ereader e gozzovigliare con la sterminata libreria Amazon. Oh quante volte ha letto i karamazov! e quante me lo ho consigliato. Peccato che adesso non possa dargli ragione: un capolavoro, specie la pagina 240 dell’edizione Mondadori che lei, essendosi occupato più volte del “mistero” di Gesù, e di come si fonda una religione dovrebbe assolutamente rileggere (il mio blog ne ha data solo una spicciola sintesi).

Ma non le scrivo per dirle che di Gesù ci ha capito poco se non nulla -è affar suo e dei suoi lettori che hanno acquistato i suoi libri- quanto per la faccia che ieri ha prestata alle telecamere: cadaverica. Il colpo d’occhio che gli ho concesso era semplicemente inequivocabile, sebbene mitigato dalla solita solfa antifascista, per altro espressa da un pulpito non autorizzato, perchè quel movimento che lei definisce epocale e che lei dice di aver vissuto in prima persona, nasce dal nazismo: il ’68 trae origini dal nazismo, ha capito bene.

Immagino lo stupore suo e dei suoi fedelissimi lettori, ma è normale: chi non sgranerebbe gli occhi nel veder passare un cavallo verde? Certo, quello di Tiatira, Germania che ha dell’incredibile: i nazisti scuderia del ’68 è ancor più incredibile dell’espressione sconcertata di Quinto ne Il gladiatore: “Massimo il contadino, si stenta a crederlo!”

Capisco quindi che lei stenti a credere all’esistenza di un cavallo verde, specie se esso rappresenta un movimento di liberazione, emancipazione e gioia secondo l’establishment culturale, ma che in realtà è cavalcato, come dice Apocalisse, dalla morte stessa, quella di un popolo: i tedeschi che rinnegarono, morirono a se stessi distruggendo il concetto stesso di autorità e forza.

Per non parlare poi di cosa non combina quel ’68, in particolare le stragi come quella di Bologna che è certamente opera sua, opera con cui blindò politicamente un’intera città se non un’intera nazione.

Vorrei parlare di tutti i professori uccisi negli androni e lapidati nelle piazze, ma lei sarà certamente al corrente di tutto, come sarà al corrente che quella storiaccia ha partorito l’intero terrorismo non rosso, ma verde, cioè nazista, come il manto del cavallo che lo rappresenta.

Essere revisionisti è un mestieraccio, ma “verdi” lo è ancor di più perchè se la gente spesso crede agli asini che volano e parlano, proprio non ne vuol sapere di cavalli dal manto folle: mica è scema!

Distinti saluti

Giovanni

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