Una storia da matti

La sorte, il volto e il compito dei quattro cavalieri di Apocalisse sono stati oggetto di studio sin dall’antichità e a tutt’oggi non si è arrivati a una comprensione piena, ammesso che sia possibile.

Una sintesi della questione la trovate su wiki, mentre io vorrei offrire un aspetto che sinora mi pare sia sfuggito e che collocheremo in quanto già detto, cioè che quei cavalli hanno un contesto che non è quello sinora conosciuto, anche perchè era di là da venire.

E’ stata la numerazione dei versetti a collocarli in precisi ambiti storici, cioè il ’59; il ’62: il ’65 e il ’68 tutti anni che storicamente sono rilevanti , tranne uno: il 1965 che farà egualmente la storia nella misura in cui la storia è anche cronologia, per cui quel 486 ghematria di ζυγος diviene il 486 a.C. che ridisegna l’intera cronologia del Vicino Oriente Antico e al contempo toglierà l’embargo alla cronologia biblica.

Dicevamo che c’è un aspetto ancora non considerato (così almeno mi pare) ed è il colore del manto dei cavalli: in ordine bianco, rosso, nero e verde. In Apocalisse niente è inutile, niente dunque anche il colore dei cavalli dice qualcosa, ma cosa?

Partiamo innanzi tutto dal distribuire di nuovo i cavalli nelle rispettive chiese:

Cavallo bianco Efeso, Israele

Cavallo rosso Smirne, Russia (mondo ortodosso)

Cavallo nero Pergamo, Italia

Cavallo verde Ttatira, Germania

Essi escono, rispettivamente, secondo il nostro schema, ogni tre anni, per cui ’59, ’62, ’65 e ’68. Abbiamo già visto che lo schema regge alla critica perchè nel ’59 viene fondata Al Fatah che in arabo significa anche “vittoria” e infatti al cavaliere bianco viene consegnato un arco per vincere e “vincere ancora” (non è un caso).

Nel ’62 abbiamo la crisi di Cuba in cui si rischiò il conflitto nucleare.

Nel ’65 lo abbiamo detto ci sarà una grande riforma storica che riporterà buona parte della storia antica stessa nel suo alveo naturale

Nel ’68 abbiamo assistito alla nascita della contestazione su scala mondiale.

Come facile intuire, quei versetti non cadono nel vuoto ma segnano tutti tappe importanti della storia contemporanea, disegnando il contesto (scuderia) per i cavalli di Apocalisse che vanno ben oltre il simbolo facendo ingresso nella storia.

Non rimane, quindi, che occuparci dei loro colori, affinchè il grande affresco del loro galoppo sia più completo. Non rimane cioè che dire qualcosa sul loro manto, naturale per quello bianco e quello nero; assolutamente incomprensibile e straordinario per quello rosso e quello verde che in natura non esistono, tanto che, perdonatemi la battuta, Apocalisse dice bene quando vede gli inferi seguire il cavallo verde: chi non lo seguirebbe se lo incontrasse un cavallo verde (alcuni scrivono giallo, ma lo seguireste lo stesso).

Il cavallo di Smirne e quello di Tiatira innaturali, incredibili straordinari tanto da sbalordire chiunque e infatti così accadde se stiamo attenti, cioè attenti al contesto che li partorisce.

Quello rosso di Smirne (Russia) ha lo stesso manto della bandiera sovietica, innanzi tutto; poi c’è da notare che tuttora si parla del paradosso russo, cioè di una società profondamente agricola e ortodossa in cui attecchisce con virulenza inusitata il marxismo, teoria economica che s’ispira al sottoproletariato proto-industriale.

Nessuno ha mai capito perchè ciò accadde forse per il motivo che nessuno ha mai letto nel galoppo di quei cavalli la storia, tanto che tutte le spiegazioni sinora date sono fuori dalla storia e collocate saldamente nel mondo più sfuggente della congettura.

Il ’17 russo costruì la scuderia del cavallo rosso: la Rivoluzione russa è incomprensibile agli storici perchè metastorica, cioè va oltre la storia essendo  qualcosa d’incomparabilmente più alto appartenendo a un progetto sempre storico, è vero, ma ideato da Dio e descritto in Apocalisse.

Il ’62, quindi, è il manifestarsi di quel progetto che propone un cavallo rosso, cioè qualcosa d’incredibile, straordinario che ha origini nel ’17, nell’ottobre russo quando il marxismo attecchì in un contesto che non avrebbe, umanamente e storicamente, dovuto esistere. In quegli anni, negli anni sovietici, la storia si fermò sbalordita ad ammirare quello splendido animale che dalla steppa russa percorse il mondo facendolo tremare (un esemplare di “tiro pesante” certamente: crisi di Cuba…)

Ecco queste secondo me sono le ragione del manto rosso del cavallo di Smirne, vediamo adesso l’altro straordinario esemplare: il cavallo verde di Tiatira, Germania.

Anche qui lo stupore è grande ma non inspiegabile se si ha ben chiaro la scuderia che per lui era stata eretta: il nazismo che fu l’apogeo del mito dell’autorità a cui i tedeschi erano stati da sempre educati.

All’autorità si univa lo spirito di cui quella chiesa, secondo noi, è depositaria: la forza, tanto che la forza dell’autorità partorì il fuhrer, Hitler con tutte le conseguenze del caso. Fu nel ’68 che quel cavallo verde fece il suo ingresso nella storia e paradossalmente perchè nacque in Germania e sono convinto che il mio appello a cercare lì le ragioni della contestazione non sia caduto nel vuoto.

La silenziosa Germania degli anni della contestazione aveva già pagato il suo tributo in lacrime. La rivolta contro ogni forma di autorità non poteva nascere e ed essere concepita laddove più forte era stata la sua immagine, immagine tragica che aveva chiesto un tributo di sangue innocente altissimo.

La feroce disillusione di un intero popolo che non voleva essere chiamato assassino ebbe il suo epilogo nella rivolta contro ogni autorità perchè essa era la radice di tutti sui mali presenti e futuri.

La rabbia sorda e la disillusione amara di un popolo divenne altrove fiume impetuoso, ma ciò non toglie, come ogni fonte, che non sia nata quieta, riservata e piangente.

Qualora i germi della contestazione sessantottina si trovassero veramente in Germania, vedremo chiaramente non i sorci verdi, ma un unico cavallo verde, uscito da Apocalisse, che ha dell’incredibile: la Germania, dell’autorità, della disciplina e della forza che contesta dalle radici la propria natura nella speranza di esorcizzare il proprio crimine, che non fu tale, perchè fu servizio: era scritto.

Ciò potrebbe fare di me un revisionista e giustamente direi, solo che io non nego nulla, do solo una spiegazione diversa a tutto quello che è successo e che gli Ebrei ben conoscono perchè molte sono le volte in cui la Bibbia ci parla di castigo.

E neppure l’accusa di antisemitismo fa presa_ il mio cognome è Parigi, per cui vanto (sì, ho scritto vanto) quasi sicuramente origini ebraiche, ma ciò non mi toglie da sotto il fico, come Nicodemo, uomo in cui non c’era menzogna, vero israelita (Gv 1,47).

Ecco, ne abbiamo combinate un po’ di tutti i colori stasera, sporcando la nostra spolverina di pittori dilettanti e ancor più improbabili storici. Ma va bene così: un cavallo rosso e uno verde sono o non sono roba da matti?

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