“I cavalier, l’arme” e i dolori

cavalliQuesto blog ha sollevata una questione tuttora sconosciuta agli specialisti; la numerazione dei versetti ha una logica? Nella misura in cui si definisce sacra la Bibbia, cosa ne è dei versetti? Anch’essi, al pari dei contenuti, debbono essere considerati tali?

Ritenuta dai più domanda oziosa, noi invece abbiamo spesso incontrato casi che la mettono su un piano di interesse anche se non estremo.

Abbiamo visto che 2re 15,35 ci parla della costruzione della porta superiore del tempio, quando 15 a.C. e 35 d.C. sono gli estremi dell’anagrafe di Gesù che in Giovanni si equipara alla porta delle pecore.

Abbiamo anche vista la sequenza di 8,33 nei Vangeli che richiama ad ogni piè sospinto satana, tanto da dubitare fortemente nella casualità.

Poi abbiamo visto Gv 1,32 che ci narra la discesa dello Spirito Santo su Gesù quando il fatto inaugura il Suo ministero, cioè nel 32 d.C. e questo fa combaciare versetto e storia (i,32 il versetto; 32 d.C. il ministero)

Mentre oggi mi sono imbattuto in Lc 4,18 che richiama il passo di Isaia 61,1 sulla liberazione degli schiavi, passo letto in anno sabbatico e giubilare, cioè nel 32 d.C., per cui disciplinato dalla legislazione dei calendari sacerdotali e per questo quel 4,18 richiama direttamente il 418 a.C. anno che noi indichiamo essere non solo giubilare, ma anche quello in cui  si dedicò il secondo tempio.

Ce ne sarebbero altri di casi, ma questi ci fornisce la memoria, in ogni caso sufficiente a introdurre l’argomento che vogliamo trattare. I cavalli di Apocalisse che qualcuno penserà che debbano restare in scuderia, ma non è così. Seguitemi, anzi, state al passo.

Innanzi tutto bisogna ricordare che i quattro cavalli non escono imbizzarriti, ma fanno il loro ingresso nella storia seguendo un preciso ordine:

Il cavallo bianco in Efeso, Israele

Il cavallo rosso in Smirne, Russia

Il cavallo nero in Pergamo, Italia

Il cavallo verde in Tiatira, Germania

I prati della storia che essi percorrono, quindi, non sono astratti, ma precisi contesti dove debbono accadere i fatti descritti dal loro galoppo di cui i versetti, collegandosi così all’apertura del post, costituiscono le tracce.

Partiamo dal cavallo verde  di Tiatira, Germania. Il suo ingresso è al versetto 6,8 di Apocalisse a cui noi metteremo le briglie immaginandolo ’68, cioè 1968. Sin da subito si capisce che il contesto storico del ’68 fu appunto il ’68 che stranamente tace in terra tedesca, ma ciò non significa che, sebbene il silenzio delle fonti, non sia in realtà nato lì il fiume vorticoso della contestazione. Certamente gli studiosi del movimento sapranno venirne a capo. A noi basta la vecchia cara regola che afferma la legittimità del dubbio quando la Bibbia indica, ma il mondo tace.

Passiamo al più complesso e a noi vicino cavallo nero di Pergamo, Italia. Qui l’animale è più riservato perchè non si fa notare nella storia, ma nei segni. In particolare dal cavaliere che ha in mano una bilancia.

La traduzione non è delle più felici, perchè come giustamente fa notate la Watch Tower egli ha in mano un’asta che può intendersi come bilanciere, certo, ma anche come quella tipica del giogo degli animali. In questo caso la faccenda si fa interessante perchè giogo in greco è ζυγος  e la sua ghematria è 486, un bizzarro o imbizzarrito 486 perchè ce lo troviamo sempre tra i piedi.

Lo abbiamo infatti trovato nella ghematria greca di Padre, Figlio, roccia, Giuda e oggi stesso “schiavo”, quindi è il quinto caso che le Scritture ci propongono, ma non solo: quel 486, almeno stando al blog, segna il 486 a.C. cioè il trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor quando si verifica l’eclissi descritta dal Vat 4956 che permette una datazione assoluta…mente falsa stando a quella indicata dagli studiosi (567 a.C.).

Quel 486 a.C. ridisegan la storia gettando lo scompiglio nelle fila degli studiosi che pensavano di essere al sicuro affidandosi alla scienza, mentre al primo assalto di cavaleria si sono dovuti ritirare nella cittadella del dubbio.

Quello ζυγος quindi caratterizza fatti italiani che hanno origine, stando alla numerazione del versetto (Ap 6,5) nel ’65, cioè 1965, anno che necessariamente deve avere attinenza con quanto sopra…al cavallo, altrimenti lo schema si perde. Ma non è così.

Tra il 1968 e il 1965 passano 3 anni che noi immagineremo cadenza dei fatti, cioè ogni 3 anni esce un cavallo, per cui nel ’62 deve uscire quello rosso di Smirne, Russia. Non rimane che vedere, quindi, cosa accadde in Russia nel 1962. Beh, è facile: essa fu causa della la Guerra fredda e quel cavallo rosso toglie veramente la pace dalla terra, cioè dalle chiese di Francia, Germania, Italia e Spagna (discorso a parte merita l’Inghilterra che sono gli inferi di Apocalisse). Insomma quel cavallo rosso toglie la pace dall’Europa continentale e gli storici del periodo sanno quanto sia vero.

Rimane il cavallo bianco del ’59 in Efeso, Israele che il web poco descrive, ma credo che gli Ebrei sapranno riconoscerne il nitrito. A noi è giunta solo l’eco: ” Al-Fatha” che ne fa un  purosangue arabo certamente.

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