I Catari, quando la purezza è abominio

catariSe stiamo a wiki, le origini dei Catari sono discusse. E dire che, tra i misfatti della Chiesa, essi occupano un ruolo di privilegio parlando alcuni di genocidio. Inoltre essi hanno tenuto a battesimo nientemeno che il Tribunale della santa inquisizione, che più di ogni altro organo religioso o laico è conosciuto e gode di fama altrettanto triste.

Ruota attorno a loro, quindi, una leggenda nera spesso liquidata come una delle tante faide all’interno della Chiesa che non sopportava, evidentemente, i “puri”. E…pure la soluzione era semplice per giungere alle loro origini: c’è un verbo greco che le riassume tutte: καταριθμεω che significa contare.

Coloro che volessero fare dell’ironia sulla mia ossessione matematica, dovrebbero essere però così onesti da riconoscere che quel καταριθμεω si compone di καταρι che è l’abbreviazione di Catari, è semplicemente evidente, ma perchè? E solo un caso? Credo di no.

C’è un aggettivo greco che fa luce sulla questione ed è καθαρτος. Esso si deriva, non essendo segnalato dal Montanari, da  ακαθαρτος (impuro) al quale basta togliere l’ alfa privativo per ottenerlo. E siccome ακαθαρτος significa impuro è facile immaginare che καθαρτος significhi “puro”, tanto che numerosi sono i papiri delle Lettere paoline che lo attestano.

Avevamo detto che anche in questo post è necessario contare, se non fosse altro perchè καταριθμεω significa, appunto, “contare” e allora facciamolo; vediamo quale è la ghematria di καθαρτος per scoprire che essa è 507 che noi collocheremo in un calendario prima e dopo Cristo per ottenere 507 a.C., anno che secondo noi segna la visione di Ez 24,1-14 di cui noi leggeremo solo il versetto 13

 C’è della scelleratezza nella tua impurità; perché io ti ho voluto purificare e tu non sei diventata pura; non sarai più purificata della tua impurità, finché io non abbia sfogato su di te il mio furore

Tale visione avvenne nei due anni precedenti l’assedio di Gerusalemme del 505 a.C. da parte di Nabucodonosor e fu quindi anno sabbatico, perchè sono proprio gli studiosi a riferirci la nota cronologica basata sul quel calendario, mentre noi ci simo “limitati” a calcolarlo esattamente.

Detto questo dobbiamo assolutamente dire che la visione accusa l’impurità di Gerusalemme come causa dell’assedio e imminente deportazione e in questo Ezechiele è chiaro, come risulta chiaro che è il contare (καταριθμεω) che conduce a quel 507 a.C. e da lì ai puri (καθαρτοι/Catari) che hanno modo di vedere Dio, come conferma Matteo 5,8 cantandone la beatitudine

Dunque in ballo non c’è una semplice purità di costumi, come vorrebbe un certo maniacale Magistero, ma la visione e la fedeltà a Dio che si è fatto storia con quel 507 a.C. ghematria di καθαρτος, Dio che è visibile a coloro che hanno il cuore puro, come i Catari che erano certamente a conoscenza della cronologia di Dio e per questo furono sterminati.

Una cronologia che non essi avevano inventata ma che era conosciuta dai Padri i quali quella adottavano, ma che i loro figli degeneri avevano distrutta, affinchè le tenebre più fitte s’impadronissero del cuore delle persone precipitandole in una impurità idolatrica, tant’è che se quella cronologia dimostrava alla mente dio, che si faceva così visibile, oggi si parla di una astratta conoscenza che passa dal cuore quando, si sa, esso non è la sede della ragione, ma dei sentimenti.

La persecuzione e distruzione del movimento cataro, quindi, non fu una semplice faida in seno alla Chiesa, ma l’intenzionale sterminio di coloro che veramente erano puri di cuore e volevano un’adorazione cosciente, certa, fedele che fu messa prima fuori legge, poi a morte, infine sterminata.

Chiunque la voglia di nuovo adottare, intendo la cronologia di Dio, non può non seguire la stessa sorte: persecuzione e morte con l’avallo e per opera della Santa inquisizione, spacciata per tribunale di Dio, ma opera dell’inferno più nero degno, lui sì, di una laica inquisizione che assuma come capo d’imputazione lo sterminio di massa, nonchè la crudeltà verso quella parte del genere umano più delicato e nobile: i puri di cuore. Catari, insomma.

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