I quattro cavalieri e un insolito ordine alfabetico

cavalliCredo che una cosa abbia insegnato questo blog: i cavalli di Apocalisse non appartengono all’immaginario apocalittico, ma sono fatti storici. Storico è Al Fatah; storica è la rivoluzione russa; storia diverrà la corsa di un “folle” cavaliere italiano e storia è il Sessantotto.

Il cavallo bianco, quello rosso, quello nero e quello verde sono dunque non  archetipi simbolici, ma precise realtà che si calano, per altro, in contesti recenti, appartenenti addirittura alla storia contemporanea che, alla luce del loro galoppo, andrebbe interamente rivista partendo proprio dai manuali che la insegnano.

Abbiamo più volte scritto che niente in Apocalisse si perde e allora ci è venuta la curiosità di tracciare l’uscita di quei cavalli e vedere cosa disegnano il loro zoccoli. Siamo partiti da Efeso (Israele) seguendo l’ordine di Apocalisse; poi abbiamo seguito le tracce e siamo giunti a Smirne (Russia); in seguito a Pergamo (Italia) e infine a Tiatira (Germania).

Quello che ne è venuto fuori è la lettera ebraica Lamed, cioè questa:

ל

che è la dodicesima lettera dell’alfabeto ebraico.

Essa rappresenta la lettera più alta dell’alfabeto e allude all’insegnamento inteso sia come apprendimento che come professione. La concomitanza che sia la lettera più alta dell’alfabeto e che essa si associ l’insegnamento fa sì che quella storia che i Cavalli di Apocalisse tracciano sia la versione più alta della storia stessa, quella cioè che appartiene al disegno divino.

Qualcuno potrebbe obiettare che quella Lamed ricavata dal percorso che i cavalli tracciano seguendo l’ordine della loro comparsa sia forzato, cioè che noi c’immaginiamo una Lamed, ma allora ricordo che tale lettera è la dodicesima nell’alfabeto ebraico, come sono dodici gli anni che separano il primo cavallo dall’ultimo, uscendo essi ogni tra anni.

Infatti abbiamo visto che Apocalisse separa i cavalli seguendo l’ordine dei versetti partendo da quello verde di Tatira (Germania) in 6,8 e giungendo a quello nero di Pergamo (Italia) in Ap 6,5.

Abbiamo poi interpretato quei versetti come date e indicato il ’68 e il ’65 separati da soli tre anni; di qui abbiamo ricavato il ’62 e il ’59. Questo ci ha permesso di rintracciare, nelle rispettive chiese di Germania, Italia, Russia e Israele quattro fatti epocali che non a caso si sono succeduti e che hanno veramente segnato grandissime svolte tali da giustificare un “simbolismo” biblico inserito nientemeno che in Apocalisse.

Tutto questo avviene, come dicevamo sopra, in dodici anni, come dodicesima è la lettera Lamed nell’alfabeto ebraico e ciò prova che la nostra immaginazione non è delirio ma cosciente realtà, come reale è la mappa che si ricava dall’uscita dei quattro cavalli se si segue il loro ordine di apparizione.

Tra voi ci saranno certamente scettici di professione e allora propongo la forma più elegante di quella stessa lettera, affinchè l’occhio conquisti la ragione e essa prevalga sullo scetticismo. Eccola:

lamed

e ditemi voi se questo non è un cavallo!

Questa lettera così bella ricorre in Gn 27,30, quando cioè Giacobbe riceve la benedizione (chissà, forse è vero) in ogni caso è curioso anche la numerazione del versetto: quel trenta ha lo stesso valore  ghematrico della lettera Lamed.

E’ un post così bello che vorrei sviscerarlo, ma voglio che siano anche gli altri a partecipare, in particolare l’autore di questo articolo che deve ASSOLUTAMENTE essere letto per entrare non solo nel fantastico mondo dell’alfabeto ebraico, ma anche nel brivido di una storia che il cinema ha cercato di riassumere quando ha ritratto i Cavalieri di Apocalisse, ma che in fondo era più emozionante lasciarla lì, nientemeno che in alfabeto.

E che Morte non li separi

Della bestia e del falso profeta ce ne siamo occupati nei post dedicati al cavallo verde di Tiatira, senza però nulla dire sulla loro sorte, per altro identica: lo stagno di fuoco di Ap 19,20.

Abbiamo visto che sia l’uno che l’altro sono uniti nella morte di Costante II, cioè nel 668 d.C. quando il 6 e il 68 richiamano il falso profeta e il Sessantotto.

Inoltre abbiamo anche visto che quel 668 d.C. non a caso segna la morte di Costante II, perchè se stiamo parlando del cavallo verde che esce da Titatira (Germania), esso deve essere cavalcato dalla Morte perchè così ce lo descrive Apocalisse.

Quell’anno, dunque, riassume in sè tutta la drammatica vicenda descritta dall’opera di Giovanni riguardante l’ultimo cavallo che fa la sua comparsa e che tira in ballo, grazie al cavaliere, sia la bestia che il falso profeta, i quali noi abbiamo detto essere Sisto V Peretti Papa e il movimento di contestazione sessantottino, perchè questo dicono il 6 (stigma nel chi, csi e stigma del numero della bestia, cioè 666) e il 68 della data di morte di Costante II.

Essi, cioè bestia e falso profeta, sono uniti nella loro sorte perchè entrambi sono gettati nello stagno di fuoco che il testo greco propone come λίμνη πῦρ (Ap 19,20), ma che in realtà si scriveva λίμη πῦρ (inutile ricordare che il Testamento greco è stato falsato) e la somma ghematrica della locuzione non a caso è 668, di nuovo il 668 che indica sia la morte di Costante II, ma anche l’indissolubile unione di bestia e falso profeta, che uniti saranno gettati nello stagno incandescente.

Ecco, forse la fine dei post dedicati al cavallo verde di Tiatira, cavalcato dalla morte, è vero, ma accudito nientemeno che dalla bestia apocalittica e dal falso profeta, cioè un Papa e dunque una chiesa: quella cattolica.

Peace and Löwe

bulliI post dedicati al cavallo verde di Tiatira sono ormai numerosi, ma non si concludono. Quest’ultimo parte da un’evidenza: Iezabel compare solo nella lettera a Titaira, Germania. Dunque è lì che va cercata.

Abbiamo inoltre detto che essa rappresenta tutta la scuola sessantottina, nata dalla débacle tedesca dopo la Seconda guerra mondiale, quando cioè i tedeschi rinnegarono se stessi distruggendo alla radice il concetto di forza e autorità.

Nel post di ieri abbiamo offerto un calcolo ghematrico basato sulla dizione particolare di Iezabel, che non forza il senso che emerge dal contesto di Apocalisse che ci parla dei figli di Iezabel, che noi abbiamo identificato negli Hippy, simbolo del Sessantotto.

Qualcuno potrebbe storcere il naso sulla nostra versione del lemma (Ἰηζάββηλ), allora propongo la stessa riflessione con il lemma attinto direttamente dai dizionari: Ἰεζάβελ che ha un valore ghematrico di 60, cosa da noi conosciuta mai mai oggetto di un post perchè non inseribile fino ad ora in un contesto.

Ricordate, prima di proseguire la lettura, che il cavallo verde di Apocalisse è cavalcato dalla Morte e dunque ad essa deve far riferimento qualsiasi calcolo e contesto. In questo caso quella Morte è la morte della Bestia, perchè 60 è il valore ghematrico della csi greca, quando chi, csi e stigma compongono il numero stesso della bestia, cioè 666.

Quella bestia abbiamo detto essere Costante II che muore nel 668 a.C., data e numero che noi ieri abbiamo scomposta in 6 e 68, quando i 6 richiama lo stigma falso profeta mentre il 68 il Sessantotto.

Quindi la ghematria di Iezabel riconduce direttamente al falso profeta e al sessantotto uniti nella figura drammatica di Costante Ii ribattezzato Caino dal popolo perchè aveva ucciso il fratello.

La presenza, unica in Apocalisse, di Iezabel nella lettera a Tiatira, Germania, non è casuale ma quadra un cerchio già descritto in tutti post precedenti che noi adesso inseriremo i una precisa categoria.

Sia Ἰηζάββηλ che Ἰεζάβελ conducono in Germania, quando i valori ghematrici emergenti da entrambi i lemma di Iezabel, danno sì luogo a due diversi percorsi logici e storici, ma sono uniti dall’anno di morte di Costante II “la bestia”, se il cavallo verde di Tiatira è cavalcato dalla Morte. E’ la Morte che conduce dapprima in Oriente, poi in Germania, nella cattolica Germania che dopo il dramma post bellico dette luogo a una catarsi nazionale che distrusse le radici stesse di un popolo saldamente ancorate sui concetti di forza e autorità.

Non è un caso che quella rivolta assunse toni parossistici fino alla proclamazione di una libertà animale che sdoganò quella che Giovanni chiamerebbe la carne nella sua accezione più bassa (droga, pornografia, totale immoralità).

Lo specchio che la storia aveva messo di fronte ai tedeschi proiettava un’immagine così brutta di popolo assassino, che qualcuno impazzì, ma non impazzirono coloro che sfruttarono la situazione con un tempismo eccezionale, quello che Čechov, in un suo racconto, dice abbiano i gesuiti nell’azzannare, tenendo a battesimo un movimento che, qualora fosse dimostrato storicamente, rese gli altari cattolici sacrileghi.

Se quella Iezabel avesse un’anagrafe ben precisa, l’intero movimento sessantottino diverrebbe la più convulsa, orgiastica e satanica messa nera che la chiesa abbia mai celebrato e la presenza di un folle, incredibile, assurdo e inconcepibile cavallo verde nei prati naturali della storia sarebbe visibile a tutti.

Rimane ancora la domanda banalissima posta in calce ieri sera: come mai il “Bulli”, furgone Volkswagen, è simbolo degli Hippy se, a quanto si scrive, il ’68 non nacque in Germania?

Peace and Pope

peacePrima di affrontare il post devo ricordare che la cristianità tutta, riassunta dal web, non conosce il nome di Gesù. L’unigenito Figlio di Dio che ha generato e uniformato l’intero cristianesimo in 2000 anni di presenza reale e che ha scandito il tempo in prima e dopo di Lui non ha nome, se il nome scritto correttamente è requisito di una carta d’identità.

Infatti voi invano cerchereste Ιησουσ come lo scriveva non noi, ma Ireneo di Lione, Sant’Ireneo di Lione, che il web ha dimenticato tanto che immancabilmente, dopo pagine e pagine di ricerca, ve ne uscireste sempre con Ιησους. E dire che i calcoli di Ireneo dovevano essere giusti quando ne calcolava la ghematria in 888 che non si può raggiungere se non con il sigma finale nel nome proprio.

Ciò, come abbiamo scritto più volte, ci autorizza non a inventarci parole, ma a ricercare la dizione esatta che, pur mancante nei manoscritti e papiri, non è sfuggita al solido mondo dei numeri, come testimonia quel 888 di Ιησουσ.

Chiaro questo risulterà chiaro anche che il caso proposto non è una forzatura, ma una necessità legittimata da un contesto, per altro affascinante: Gezabele e i suoi grandi amori, come ce li ha tramandati Apocalisse 2,22.

Il frutto delle sue unioni e dei suoi molti amanti sono figli, figli di Gezabele i quali avranno la stessa sorte della madre: letto di dolore e grande tribolazione e questo per esplicita volontà di Dio.

Il fascino che avvolge la donna, sfiora il mistero se ella si colloca in Apocalisse che non è uno sguardo sul passato ma sul futuro, quindi qualcosa che era di là da venire rispetto a Giovanni. E questo genera il mistero.

La ghematria spesso è capace di superare la barriera del tempo, lo abbiamo visto più volte, perchè la stessa bestia di Apocalisse è con la ghematria, sebbene a processo invertito perchè si risale al nome partendo dal numero, che è stata catturata e giace appesa nel Battistero di Padova come trofeo allestito da Giusto de Menabuoi.

Chissà allora che anche stavolta la ghematria, sebbene con qualche accortezza, non faccia luce e quella Gezabele, donna che si spaccia per profetessa, non sia ritratta insieme ai suoi figli, i quali saranno proprio elemento determinante per quel contesto che dicevamo legittimare la nostra revisione del lemma greco.

Esso si scriverebbe, stando ai testi, Ἰεζάβελ, ma noi lo reinterpreteremo come Ἰηζάββηλ forzando di un poco, ma senza stravolgere il lemma, anche perchè ormai è regola che la contraffazione del Testamento greco si sia esercitata in parti solo apparentemente poco sensibili, come lo scambio di una eta con un epsilon; una omicron con un omega o un theta con un tau.

Quindi non sorprenda il nostro Ἰηζάββηλ perchè saranno i numeri -lo abbiamo detto- a inserirlo correttamente nel contesto appropriato che giustificherà il nostro piccolo gioco di parole che propone con Ἰηζάββηλ una ghematria di 68 che inserito in un calendario diviene epocale: il Sessantotto.

Di lui si dice che abbia avuto molti figli tra i fiori, tanto che essi si chiamano “figli dei fiori” e questo richiama direttamente il contesto di Apocalisse che ci parla di Gezabele e dei suoi figli. Insomma la ghematria di Ἰηζάββηλ deve condurci, come avviene, in un contesto storico che è contrassegnato da una numerosa prole e quale contesto se non quello sessantottino offre un picco di natalità così alto? Tutti conoscono gli Hippy, i figli dei fiori che sbocciarono nel sessantotto.

Un sessantotto che secondo noi rappresenta il cavallo verde di Tiatira Germania che non ha pascolato ovunque ma, come abbiamo visto qui, nel sud della nazione dove abbiamo detto di cercare le origini del movimento di contestazione che ebbe l’avallo della chiesa cattolica. Nel post precedente abbiamo scritto di non cercare ovunque in Germania, ma solo al sud, nella Germania cattolica.

La riprova di tutto è che, se abbiamo scritto del ’68 nativo in Germania; e se abbiamo scritto che il movimento si riassume nell’opera di Gezabele il nostro schema non deve pesacare a casaccio in Apocalisse, ma in Tiatira, Germania, e infatti Gezabele compare proprio nella lettera a Tiatira, la tedesca Tiatira in cui abbiamo sostenuto che nasce il Sessantotto, espresso dalla ghematria di Ἰηζάββηλ, cioè ’68.

Adesso restringiamo ancor più il campo di ricerca, quindi, indicando una donna, Gezabele, che ha partorito, in virtù della stagione umidissima del dopo guerra tedesco, i suoi “fiori” con l’avallo della Chiesa, da sempre con essi addobbata tanto da farsene corona.

Qualora veramente emergesse storicamente che non solo il Sessantotto nacque in Germania; non solo nella Germania del sud; non solo cattolica ma anche alcova di Gezabele, quindi una donna, quel letto di dolore e quella grande tribolazione sarebbero la naturale evoluzione di un fiore reciso che si china su se stesso appassendo, ma anche la mia grande rivincita sugli epiteti e le risa dopo il mio racconto del galoppo di un cavallo verde smeraldo a cui nessuno, per primo me, non crederebbe se non lo avesse visto con i propri occhi.

Cercate una donna, là, nella cattolica Germania del sud, magari in primavera, stagione in cui si fa  bella. Sono pronto a scommettere.

Ps: come mai il furgone Volkswagen è simbolo del ’68?