“Noli me tangere”, elegante, certo, ma io avrei detto altro

noliE’ notizia di stamani che Bergoglio ha sorriso all’idea del suo matrimonio, perchè qualcuna (non so di preciso, non ho assolutamente letto l’articolo di un giornale che mi ha formato e che ora mi dà il volta stomaco, ma l’articolo mi piace immaginarlo così, di fantasia visti i tempi) le ha offerto la mano.

Un Papa nè sorride, nè fa la faccia seria senza un motivo, perchè sia il sorriso, sia la faccia burbera sono un messaggio. Se sorride all’idea del suo matrimonio, sorride all’idea del matrimonio dei preti, rivelando un’ignoranza abissale della Scrittura.

E’ in Genesi che è spiegato tutto, quando Adamo grida di gioia “questa è carne della mia carne” (Gn 2,23) riferendosi a Eva. Già, carne della mia carne, quella stessa che di lì a poco, proprio perchè tale, non solo ascolta le parole del serpente, ma gli dà addirittura credito.

Quella carne che solo lei poteva così insuperbire da credere al sogno folle di spodestare Dio. Quella carne che non si offre lei sola al peccato, ma che lo offre agli altri. Dunque quella carne che il diavolo usa per giungere allo spirito, all’anima, ad Adamo.

Recita l’Ecclesiate  che

Un uomo su mille l’ho trovato:
ma una donna fra tutte non l’ho trovata. (7,23)

 

Per questo bisognerà aspettare Maria, sebbene ancora “donna” (Gv 2,4) per Gesù che non per rispetto della cultura dei tempi ha scelto dodici apostoli, ma per divina Sapienza,quella stessa che non a caso ha guardato “all’umiltà della Sua serva” (Lc 1,48, quando אמתך/serva e γυνή/donna hanno lo stesso valore ghematrico, cioè 461 ), perdonando la superba carnalità di Eva, il cui calcagno, a differenza di Maria, si era alzato oltre i limiti della sua naturale condizione (umana) solo perchè semplicemente insidiato, tentato.

E bisognerà aspettare sempre Maria perchè quel ciclo che perde sangue e regola la fertilità come un idolo non stabilisca più legami di sangue a perdere (due, tre generazioni e poi manco ti conosci più), ma s’instauri una discendenza spirituale eterna con quel “Donna, ecco tuo figlio” (Gv 19,26) non nella carne però, nè nel sangue, tanto meno a perdere.

Qualora un prete si sposi, la dinamica sarebbe la stessa: la carne della moglie farà leva sul marito, sul sacerdote, piegandolo e piagandolo al volere di satana. Meglio ancora se quella carne dona figli! La tentazione sarà semplicemente irresistibile, perchè troppo tenera sarebbe quella stessa carne in cui si conficcheranno, inevitabilmente, tridente e corna (l’unico retaggio medioevale che conosco è quello di coloro che negano entrambe le cose: degli imbecilli, insomma).

Voler sposati i preti significa, allora, che non si è capito niente, che mai si è lottato con il demonio, anzi, che neppure lo si conosce o che addirittura lui neppure conosce noi, tanta è la stupidità, e gli si va in bocca sorridendo, come un Papa a cui andrebbe tolto immediatamente l’abito.

Parlo per esperienza, credetemi, perchè anch’io, sebbene non sposato, ho della carne. In particolare un padre e una madre ed lì che picchia e picchia lì dove essi sono. Ben facevano i Padri del deserto che misconoscevano talvolta pure i figli: era il più grande gesto di affetto che potessero mai riservargli: li tenevano lontani dagli artigli velenosi del maligno e dalla stupida, ma necessaria, manicure per un anello pastorale ridotto a bigiotteria.

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