L’immagine della bestia, una lettura ghematrica greca ed ebraica alla luce di Giusto de Menabuoi

I due post precedenti (questo e questo) si sono occupati di una questione semplicemente affascinante: l’immagine della bestia così come ne parla Apocalisse.

Ritenuta da tutti solo un simbolo fra i tanti di Apocalisse, credo abbia avuto in sorte una miriade di commenti, senza che questi giungessero a qualcosa di solido.

La nostra ricerca, a differenza delle altre, ha collocato il simbolo in un contesto reale, cioè il mondo dell’arte sacra che offre, nel Battistero di Padova, proprio quell’immagine, ad opera di Giusto de Menabuoi. La ripropongo nuovamente, perchè essa parla più di lunghissimi discorsi.

 

mostro7teste

 

Il commento che sinora è stato offerto contestualizza l’opera del Menabuoi in un periodo tormentato della Chiesa, periodo che vorrebbe esaurire l’argomento, sebbene molto più complesso. Quasi un tagliare corto perchè la materia è estremamente delicata e in questo sono d’accordo, visto che l’immagine della coppia satanica, bestia e falso profeta, si trova addirittura in chiesa, in un battistero.

Tuttavia lo abbiamo detto: quell’opera pittorica, un affresco per la precisione, nasconde numerosi segreti che stravolgono totalmente la critica che sinora è stata fatta (se ben ricordo c’è di mezzo Avignone, ma non ci interessa).

Infatti è nella vita di Giusto de Menabuoi che si nasconde il senso dell’opera d’arte che diviene opera profetica come profetica è la stessa vita di Giusto, il quale non interrompe la tradizione dei profeti la cui vita era essa stessa segno.

Ecco allora che quell’immagine che il Menabuoi ha consegnato ai posteri sposa la sua stessa esistenza, in particolare la sua anagrafe che segna non solo una vita di 60 anni, come 60 è il valore della csi greca che compone, assieme al chi e allo stigma, la triade satanica del 666, cioè satana, bestia e falso profeta; ma anche una data di nascita che si colloca nel 1330, quando 1330 è il valore ghematrico di χριστον (Unto, Messia).

Alla luce dell’opera del Menabuoi (l’immagine della bestia) e alla luce della sua stessa esistenza che giustifica quasi un perfetto parallelismo tra carriera artistica e profetismo, ci pare difficile parlare di casualità, anche perchè sappiamo -e lo abbiamo detto- che l’Antico Testamento ci ha consegnata la vita dei profeti come segno stesso del ministero.

A tutto questo, che crediamo già sufficiente, si aggiunge un particolare molto interessante che riscrive, ma ne siamo autorizzati lo abbiamo detto più volte, il lemma greco di “immagine” che crediamo non sia quello proposto dal testo greco di Apocalisse cioè εἰκών, ma  ειχον che ha un valore ghematrico di 735 il quale ha due particolarità:

la prima, è che si compone di un 7 (numero della perfezione) e di un 35. In particolare è quel 35 molto interessante perchè si aggiunge a quanto scritto sopra a proposito del 60 della csi e del 1330 che riconduce a χριστον, cioè Unto, Messia.

35 d.C. è l’esatta anagrafe di Gesù, cioè la Sua data di morte secondo questo blog e dunque il contesto ghematrico che ruota attorno all’affresco di Giusto de Menabuoi ne esce ancora più avvalorato e ricco, facendo sì che veramente la vita dell’artista sia segno, segno profetico. veniamo adesso al secondo punto

L’aver riscritto il lemma greco di “immagne” (ειχον) potrebbe disturbare qualcuno, ma allora sappia che la ghematria ebraica di התרפים (terafim/immagine) è ugualmente 735 facendo coincidere due ghematrie: quella ebraica e quella greca in un lemma dallo stesso significato: immagine, dicendoci che il lemma giusto è quello che abbiamo proposto noi  ( ειχον anzichè εἰκών) e che Apocalisse, intendo il suo testo, è stato pesantemente manomessa, verosimilmente per impedirne la lettura ghematrica, semplicemente fondamentale per un’opera profetica.

Rileggete tutto quanto sopra; rileggete i due post precedenti (questo e questo) e poi chiedetevi se tutto ciò possa essere frutto del caso alla luce di un’opera artistica dall’enorme spessore profetico, cioè l’immagine della bestia per come l’ha tramandata ai posteri Giusto de Menabuoi.

Ps: i miei avversari sono di una violenza psicologica feroce chiedendomi un post anonimo che dovrei consegnare loro e con esso tutto il mio lavoro. Ricordate: un “portafoglio” non lo si ruba con l’ascia, ma con due dita, cioè un post anonimo che io non concederò mai, a prezzo della mia stessa vita, per cui se ne verranno in possesso statene certi che sono riusciti a rubarmelo.

 

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