Lo scettro di ferro

Nel post precedente abbiamo visto che la verga o scettro di Aronne conduce laddove quello scettro, simbolo di potere e regalità, assume tutto il suo significato, cioè a Davide, sebbene ciò avvenga nella ghematria del nome proprio (Δαυιδ) che ha un valore di 419 come 419 è il valore di ῥάβδος Ἀαρονης (verga di Aronne).

Spesso citata nell’antico testamento, quella verga simbolo di potere compare anche in Apocalisse, al capitolo 12,5 e 19,15 per cui viene spontaneo chiedersi se in quel contesto essa assuma valori ghematrici in qualche maniera legati all’esempio citato ieri, cioè se riconduca nuovamente a Davide chiudendo un immaginario cerchio.

In quel caso sarebbe possibile scorgere nel simbolo dello scettro una continuità ghematrica che ricondurrebbe inequivocabilmente a un significato specifico che si ripete nella Bibbia, sebbene nei vari libri, in questo caso le lettere paoline e Apocalisse.

In quest’ultima opera lo scettro non appartiene più ad Aronne, bensì, stando al capitolo 12,5, al nascituro che dominerà le nazioni con “scettro di ferro”, quando quello stesso scettro è espresso da ῥάβδος (scettro/verga) che, impugnato per primo da Aronne., diviene nelle mani del “piccolo” di cui ci parla Apocalisse “di ferro” (σιδηροῦς).

La locuzione ῥάβδος σιδηροῦς (scettro di ferro) ha un valore ghematrico di 981 che se ridotto a un calendario diviene il 981 a.C., settimo anno di regno di Davide, secondo la nostra tabella dei re di Giuda e Israele e considerando la necessaria, talvolta, datazione doppia che fa, appunto, del 982/981 a.C. il settimo od ottavo anno, dipende dall’approssimazione, di regno del re quando, stando a 2Sam 2,11, Davide diviene re a Gerusalemme dopo 7 anni e 6 mesi passati a Ebron (sulla logica biblica fondamentale che sottende a questo scomodo “resto” di 6 mesi vedi, per un primo approccio, qui e il post di ieri dove è presente una tabella esplicativa).

L’intronizzazione a Gerusalemme ne fa a pieno titolo il re di Giuda e Israele, assumendone tutto il potere e la regalità grazie al valore simbolico di quella che a tutti gli effetti non solo è la capitale del regno, ma anche l’espressione massima di un intero popolo, tanto che diviene molto interessante ricordare quanto attorno a Gerusalemme si consuma sotto un profilo ghematrico.

Ἱεροσάλημα ha un valore di 465 e questo permette di trasformarlo nel 465 a.C., cardine di una cronologia che da Davide giunge al 419 a.C. quando 419 è la ghematria stessa di Davide, re di Gerusalemme, costruendo quindi un percorso cronologico che descrive non tanto la storia, quanto la storia del potere insito nel trono e nel simbolo del re Davide, potere esercitantesi in una città simbolo: Gerusalemme (il post di ieri ne ha parlato diffusamente, per cui, per non ripetermi, invito a leggere la tabella di sintesi).

Il fatto quindi che la ghematria di ῥάβδος σιδηροῦς (scettro di ferro) riconduca al primo anno di regno di Davide su Gerusalemme ci parla di un potere che va ben oltre la storia di un popolo per descrivere quella promessa fatta in Gn 49,10 di un regno eterno in cui

non sarà tolto lo scettro da Giuda
né il bastone del comando tra i suoi piedi,
finché verrà colui al quale esso appartiene
e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli

senza soluzione di continuità da Davide fino alla Gerusalemme celeste.

Il valore ghematrico di ῥάβδος σιδηροῦς, quindi, riconduce nuovamente a Davide, come a Davide conduceva ῥάβδος Ἀαρονης (verga di Aronne) chiudendo il cerchio di quel potere espresso dal simbolo dello scettro o verga esercitato da Davide come promessa e sulla Gerusalemme celeste come profezia, se Apocalisse è rivelazione di cose future.

Discorso a parte merita quel gioco che abbiamo proposto nel post precedente e che ci ha condotto ad ῥάβδος Ἀαρονης (Aronne). Qualcuno avrà sorriso di un approccio biblico in tutto simile a un gioco da tavola (Scarabeo) che però pone sempre nei suoi intarsi Davide, non tanto parola di senso compiuto, se ben ricordo esclusa dal regolamento, ma simbolo per eccellenza del potere conferito da Dio, il quale conosce le regole dei giochi da tavola non da sotto tavola, per cui scriverebbe Ἀαρονης e non Ἀαρών.

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