la verga di Aronne

vergaCi sono almeno un paio di casi che consigliano prudenza a coloro che si cimentano con il greco neo testamentario (noi non ci siamo addentrati in quello vetero testamentario, ma sarebbe il caso di farlo):

il primo è certamente il nome proprio di Ιησουσ (Gesù) che non compare neppure nel web nella sua dizione originaria o almeno quella conosciuta da S. Ireneo, ma appare storpiato in quello di Ιησους

Il secondo riguarda il post pubblicato ieri in cui abbiamo visto che la dizione esatta permette di far piena luce su un versetto oscuro, cioè 1Re 6,1 e capire che i due termini del calcolo stesso hanno alla base una fondamentale lettura ghematrica, che da sola giustifica tutta una cronologia, cioè quella che va dall’esodo alla costruzione del primo tempio.

I due esempi, (ne potremo però riportare altri) sono lampanti, specie il primo perchè se non si è avuto un briciolo di rispetto per il nome della seconda persona della Santissima Trinità, che ne è di tutto i resto, cioè dell’intera Scrittura greca?

Tutto ciò fa pensare veramente, come sostiene Fomenko, che sia in atto un’opera colossale di falsificazione che non riguarda solo la storia, ma anche quei testi, compresa la Bibbia, che quella stessa storia intendevano tramandare.

Colpendo il testo greco si sapeva cosa ottenere: la distruzione sistematica dell’intero apparato ghematrico di cui era capace la Scrittura, quando quello stesso apparato è, a tutti gli effetti, la voce di Dio.

Non sappiamo se tutto ciò sia avvenuto manu militari o se è stato possibile grazie alla dabbenaggine di molti o addirittura al loro consenso, di certo i cambiamenti della dizione hanno ottenuto lo scopo: il caos ghematrico a cui ha fatto seguito l’impossibilità di scorgere quanto in origine (i Padri: Agostino, Ireneo) era possibile.

Il caso che vogliamo proporre è davvero illuminante e fornisce le linee guida a tutti coloro che volessero cimentarsi in una sorta di Scarabeo biblico, cioè quel gioco da tavolo che fornisce le lettere e tu devi con esse formare delle parole rispettando però delle regole.

Chiunque è obbligato oramai a giocare non di fantasia, ma d’astuzia per incastrare il falsario, il quale altrimenti la farebbe franca, facendosi beffe della quasi totalità degli studiosi, convinti di avere a che fare con l’originale e del tutto ignari del brutto tiro giocato loro (il più classico degli scherzi da prete insomma).

Avendo attirata la mia curiosità una locuzione importantissima, cioè ῥάβδος Ἀαρών (Eb 9,4 verga di Aronne), mi sono subito messo all’opera e ne ho calcolato il valore ghematrico, ma stando alla dizione greca proposta dalle attuali Scritture non si veniva a capo di niente.

Tuttavia, rimanendo fermo nel mio proposito, ho iniziato a giocare con le lettere e ho immaginato che in realtà ῥάβδος Ἀαρών (Aronne) fosse scritto ῥάβδος Ἀαρονης. Poi, per sincerarmi di non essere andato troppo oltre, ho chiesto al web se Ἀαρονης esistesse e me lo sono ritrovato in un concilio nientemeno che cattolico, ergo forse non ho preso il più classico degli abbagli (anche se lo fosse, ben altre cose hanno la solidità del granito).

Certo di questo, ho calcolato di nuovo e scoperto che ῥάβδος Ἀαρονης (verga di Aronne) ha un valore ghematrico di 419 e ciò ha permesso alla mia memoria di metterlo in relazione con un identico valore ghematrico che non poteva che appartenere a lui, cioè a Δαυιδ (Davide), chi altri? Chi più di lui riassume tutto il simbolismo della verga di Aronne se non Davide, quando quella stessa verga è conosciuta proprio come simbolo di potere e regalità?

La strettissima relazione tra Davide  e la verga di Aronne, tra l’altro, non si cala in un contesto cronologico anonimo, perchè se riducessimo a un calendario quel 419 avremmo che esso diviene il 419 a.C., cioè l’anno di dedicazione del secondo tempio secondo la nostra cronologia, e anno che è possibile raggiungere solo se è ben chiara la dinamica di quei sei mesi con cui si caratterizza il totale degli anni di regno di Giuda, cioè 484 e 6 mesi.

La cifra obbliga chiunque a un’approssimazione a 485 o 484 ma ciò non è fine a se stessa se intendiamo sviluppare la cronologia del secondo tempio che prende le mosse da Davide, cioè nel 989 a.C. tanto che

989-484=505 a.C. (esilio babilonese)

505-40 anni di Ez 4,6  =465 a.C.

465-46 anni di Gv 2,20  =419 a.C. anno della dedicazione del secondo tempio

Arrotondando a 485 avremmo invece che:

989-485=504 a.C. (esilio babilonese)

504-40 anni di Ez 4,6   =464 a.C.

464-46 anni di Gv 2,20 =418 a.C. anno della dedicazione del secondo tempio

Il 419 a.C. e il 418 a.C. così calcolati rispondono a una precisa logica, perchè 419 è la ghematria di Δαυιδ (Davide); mentre 418 è lo storicissimo “sesto anno” di regno di Dario II, quando cioè si dedica, stando a Esd 6,15 e a noi, il secondo tempio.

Il fatto che il 419 a.C. ci parli di Davide, mentre il 418 a.C. ci parli di Dario II fa sì che le due date riassumano da sole l’intera questione del Cristo Re (Davide) e del Gesù storico (Dario II).

Ecco allora che ῥάβδος Ἀαρονης (verga di Aronne) calandosi in un contesto regale, il 419 a.C. ghematria di Davide, rafforza ancora più la relazione tra la verga di Aronne, simbolo di potere, e Davide stesso che di quel potere ne è la perfetta immagine, tant’è che Cristo stesso si definisce suo figlio, ereditandone, quindi, il potere e la regalità.

Non è allora assolutamente un caso che la verga di Aronne sia messa in mano al Cristo Re (Davide) dalla ghematria, come non è un caso che qualcuno abbia cercato, confondendo la lettera, di strappargliela.

 

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