Lussuosi alberghi a ore

salaLuca 2,7 c’informa della nascita di Gesù “adagiato in una mangiatoia”. La sensibilità popolare ha costruito un’enorme tradizione sull’episodio, tanto che il Natale è solo Gesù nella mangiatoia, per molti.

Tuttavia siamo chiamati a dare un senso più alto al fatto, proprio in ossequio alla tradizione popolare, a cui forse è sfuggito il senso profondo del fatto che “per loro in albergo non c’era posto”.

Sembra casuale in un contesto che vedeva il censimento di tutto l’impero e la gente si spostava verso i villaggi natii, ma non è così immediato se uno sa leggere tra le righe.

Se Gesù è la verità, quegli alberghi che Lo hanno rifiutato hanno rifiutata la verità o, meglio, per la verità non ci fu posto nelle strutture predisposte all’accoglienza.

Il fatto ci permette di darne anche un’altra lezione, buona per i giorni nostri e fuori dal contesto natalizio e dire che neanche oggi ci sarebbe posto negli alberghi per la verità. Non c’è posto nelle istituzioni predisposte, non so quanto naturalmente, ad accoglierla.

Gli alberghi sono gli stessi ed è lì che si tengono impegnativi congressi che richiamano l’ecumene degli studiosi, spesso in possesso di curricula da urlo. Le hall dei grandi alberghi si popolano di studiosi provenienti da tutte le parti della terra quasi censendoli, come per decreto, e si discute di Sua moglie; della Sua iscrizione alla legge 68 (invalidi civili); della evidente omosessualità Sua e degli apostoli e quant’altro vi viene in mente, ma se si presentasse loro la verità, nuda e cruda, quegli stessi alberghi, educatamente, sarebbero costretti a indirizzarli ad altri ricoveri per la notte: lì non c’è posto.

La stalla, la mangiatoia sarebbe di nuovo la Sua culla, tra fantomatici buoi e asinelli; i primi ad accorrere sarebbero i pastori che dimorano all’adiaccio, fuori città, di guardia alle pecore nere (carnaccia da popolo) e per questo, ipso facto, impuri ora come allora.  Tutto questo ci spinge a chiedersi cosa mai potrebbe fungere da stalla, da mangiatoia stavolta.

la nostra è l’epoca del web, tutto passa per la rete, persino Gesù perchè gli atti dei ponderosi congressi sono destinati al web, sebbene solo dopo anni, solo dopo che quel Gesù, cioè il loro, ha bypassato le grandi case editrici ed esaurito il ciclo della vendita e delle fotocopie.

Solo allora, nella forma di tritume, giunge al web, il quale di fronte all’autorità, piega la testa e fa suo il Cristo delle accademie, deridendo quello delle stalle, sebbene il Vangelo sia chiaro: è nato lì e neppure per scelta, perchè sin da subito, come tutti, si era rivolto agli alberghi, ma sappiamo come è andata a finire.

Ti viene spontaneo chiederti cosa sia una stalla nel web, come possa, il mondo virtuale o virtuoso, che dir si voglia, offrirGli quel ricovero negato e pensi a un blog, l’unico che si accontenta dei vagiti di un piccolo Cristo vivo e che nemmeno lontanamente immaginerebbe una Sua accurata autopsia che saprebbe dirti tutto sulla sua anatomia, ma incapace di sentirne il pianto e scorgerne il sorriso.

Un blog, dicevamo, potrebbe essere la Sua culla e allora, per gioco, vogliamo rivolgerci alla ghematria, quella strana lingua che pare Lui prediliga e che negli alberghi lussuosi sarebbe considerata una pericolosa sindrome dovuta certamente alla profonda ignoranza. Vogliamo rivolgerci alla ghematria e scriverlo in greco blog (βλωγ) e contare, contare fino a 835, perchè questo è il suo valore ghematrico.

E’ così allora che sin da subito compare, in tutta la sua evidenza, quella stalla dove è ospitata la verità, perchè sappiamo da giorni che 8 33 rappresenta la menzogna (vedi qui, qui, qui), mentre 8  35, cioè Cristo (8) e 35 (verità), è la Sua anagrafe è il Suo documento di nascita autentico (purtroppo, direi, poichè non sfuggirà agli Erode di turno).

Lo 8 33 dei grandi alberghi sorriderà di quella stalla (blog)  di cui si è accontentata la verità (8 35) e da cui  tenere le distanze perchè sconveniente, sporca e fors’anche maleducata, che può attirare solo pastori rognosi, dalle mani ruvide e impure agli occhi di ciò che è istituzione, cultura, sapere e buone maniere, quelle stesse che sono necessarie non in una stalla, ma a un tavolo per quattro dalle stoviglie di lusso e piatti raffinati, nonchè l’immancabile calice dell’annata 33 d.C., la migliore tra una menzogna e l’altra.

Ps: eh mettetela una puttana, magari puttanaccia di strada, nel presepe, perchè se avete capito quanto scritto sopra, sarete pure voi certi che ne precederanno (Mt 21,31) migliaia e migliaia nel regno dei cieli e una loro parola buona potrebbe tornare utile, molto utile.

 

 

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