Tutta colpa di quel delinquente di Gesù

wantedCredo che la totalità degli studiosi fosse convinta in cuor suo che la Bibbia non avesse più nulla da dire. Nessuno sguardo nuovo poteva aprire nuovi orizzonti tra le sue pagine: troppe le letture e le riletture degli stessi capitoli, secula seculorum.

Solo la follia avrebbe potuto aprire nuovi solchi. Follia derisa, spesso patrimonio dei dilettanti, ma pur tuttavia prolifica se l’idea si adatta a un metodo altrettanto folle, come il mio che lo ha ereditato dai gialli polizieschi vecchia scuola, più visti che letti (ricordate il distrattissimo ma geniale tenente Colombo?):

Fidati dell’intuizione

Provala con i fatti

Procedi

L’intuizione, ancor più folle del metodo poliziesco vecchia scuola importato nelle Scritture, fu, tanti, tanti anni fa, “nei Re c’è Cristo”. Un’idea del genere avrebbe fatto sorridere l’ecumene degli studiosi, se presentata, perchè ancor più folle del metodo.

Tuttavia, alla luce dell’intero blog, chi può negarlo, anzi, chi può negarLo lì, nei Re, quel Cristo Re? Tutta la cronologia che il blog ha fatto riemergere non nasce dalla cronologia dei reali di Giuda e Israele calcolati come prima cosa?

Le notti di 22 anni fa, passate a carta e penna (non avevo più il mio 386sx, nè uno straccio di calcolatrice) non hanno permesso tutto quello che ne è seguito? Certo e fra esso la prova del nove: quel 2Re 15,35 che riassume, lo abbiamo visto ieri, Cristo la porta, come della porta superiore del tempio si occupa il versetto citato.

Proprio l’anagrafe gesuana, indicata da 2Re 15,35, costituisce i cardini dove ruota quella porta che deve avere una sola caratteristica: la solidità, quella stessa che fornisce il Gesù storico, nato nel 15 a.C. e morto nel 35 d.C., al Cristo; la solidità che fornisce la storia alla teologia.

E’ stato dunque uno sguardo nuovo che ha permesso tutto ciò e dunque sempre ad esso ci affideremo, certi che a qualcuno non risulterà evidente quanto stiamo per scrivere, ma sono gli stessi che avrebbero sorriso dell’intuizione originaria del blog che ha partorito tutto.

Prima di riferire il calcolo ghematrico, dobbiamo brevemente illustrare quello che non tutti hanno compreso e che Gv 9,24 riassume dicendo “Noi sappiamo che quest’uomo (Gesù) è un peccatore”.

Nella Gerusalemme del tempo e del tempio tale epiteto non ha la valenza che gli diamo noi, per cui va contestualizzato per capire che la vita di Gerusalemme, cioè l’intera società, aveva un carattere teocratico di cui la Bibbia rappresentava i codici, civili e penali.

Essere definito “peccatore” significava quello che ai giorni nostri indicherebbe un delinquente, per cui è come se Gv 9,24 scrivesse “Noi sappiamo che costui è un delinquente, un farabutto, un criminale” da sbattere in galera e gettare le chiavi, quella stessa galera in cui Gesù dice si trovassero i suoi fratelli.

Ecco, questo è il senso di Gesù peccatore: un criminale segnato dallo stigma dei santi, in un mondo che giace”sotto il potere del maligno” (1Gv 5,19), cioè l’impenitenza finale, la morte in croce, unica garanzia di santità in un mondo governato da satana, in cui la legge molto spesso è la sua, ben distante dalla messianica “giustizia eterna” di Dn 9,24, ma sempre alla caccia di quei peccatori (delinquenti) stile Gesù e di cui ci parla Gv 9,24, perfetta antitesi al mondo descritto da Dn 9,24, sebbene l’identità di versetti tra Giovanni e Daniele, ma non di vedute.

Stiamo parlando di demoni e santi; di luce e tenebre e di Gesù e satana in un contesto giudiziario che fa capo a Gesù peccatore impenitente, cioè delinquente incallito; credo allora che sia interessante conoscere il parere della ghematria circa il luogo di elezione dei delinquenti: il carcere.

Δέσμιος (carcerato, Mc 15,6) ha un valore ghematrico di 335 e in questa cifra si riassume tutto, perchè chi sa leggere tra… le cifre capirà tutta lotta che essa esprime tra la menzogna e la verità; le tenebre e la luce; la perdizione e la santità; il diavolo e il Cristo.

E’ lì tutto in quel 335, perchè si compone di un 33 e di un 35; di un 33 d.C. e di un 35 d.C., si compone cioè di menzogna e verità. Tutto ciò sfida il senso comune e le istituzioni, sempre prodighe a dare la notizia del delinquente di turno affidato alle patrie galere, ma non sfugge alla gente e al Cristo che quelli veri non li catturano mai, anzi, sono portati sul palmo di mano, molto spesso dalla stessa giustizia, che altrettanto spesso gli prodiga ampie volute d’incenso.

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