Me ne vado sbattendo la porta

 

Pur non aggiungendo nulla di nuovo, il post riassumerà, mettendoli nella giusta luce, alcuni argomenti trattati nei mesi scorsi, che solo, scusate la ripetizione, alla luce di quanto scritto in seguito trovano la loro collocazione e relazione logica.

Ci siamo imbattuti, circa un anno fa, nella numerazione dei versetti biblici che spesso nasconde la storia, sebbene riassunta in un paio o poco più di cifre. Accadde quando ci occupammo della porta superiore del tempio, di cui la Bibbia dà scarna notizia in 2Re 15,35, ma solo ora siamo in grado di inserire quella nota bibliografica in un contesto molto più ampio che ci permetta di usare quella stessa porta come metafora di Gesù Cristo, che proprio ad essa in Gv 10,9 si equipara.

In questo senso ci occuperemo di quelli che sono i principali elementi strutturali di una porta: certamente i cardini e altrettanto certamente la serratura, dove si inserisce la chiave, in questo caso quella di Davide

Se quella porta è Gesù, come riporta Giovanni, i cardini sono offerti proprio dalla Sua anagrafe che noi diciamo muoversi tra i due estremi della nascita e della morte, cioè il 15 a.C. e il 35 d.C. come 15,35 segna il versetto di 2Re che dà notizia della costruzione della porta superiore del tempio.

I cardini in una porta sono l’elemento materiale, ma assolutamente fondamentale. Essi allora ben rappresentano, riassumendo una anagrafe, il Gesù storico, senza il quale il Cristo perde la Sua dimensione terrena, la sua storicità e non è più “vero uomo e vero Dio”, non unisce cioè le due nature.

Quel 15 a.C. e quel 35 a.C. permettono inoltre alla storia di aprirsi alla teologia di cui Cristo è l’oggetto, sebbene rimanga ancora da definire cosa di quella parta sia l’elemento teologico. Senza dubbio la serratura che ha un’immancabile chiave, in particolare di Davide, trattandosi del Cristo Re.

Nell’ottica di un’anagrafe, è molto importante l’evento che ha segnato una svolta, in questo caso l’anno che segna il passaggio dall’uomo nascosto di Nazaret al Messia proclamato. Quell’anno fu il 32 d.C. quando, con la lettura d’Isaia 61, Gesù manifesta la Sua messianicità.

Inoltre il 32 d.C. fu anche anno anno sabbatico e Giubilare, come sanno tutti coloro che seguono il blog, il quale ha provato storicamente che in realtà fu tale perchè il 318 d.C.  anche lo fu sabbatico e giubilare (quegli anni cadevano ogni 350 anni: il conto è un gioco da ragazzi) e questo causò la presa di Gerusalemme, che data la solennità della festa confidava pienamente nella protezione divina, da parte di Tolomeo Soter, a meno che non vogliamo credere a una fandonia colossale smentita da tutta la storia ebraica che Gerusalemme cadde perchè assalita di sabato, quando nei lunghi assedi che la Città ha subito fino a Tito si è difesa con le unghie e con i denti non solo di sabato, ma ancor più di domenica (vorrei aggiungere: “Brutti id****!”, ma lasciamo perdere che potrei coinvolgere il buon Flavio vittima innocente di una violenza inaudita!).

Proprio la sua natura di anno sabbatico e giubilare ci parla, a differenza del 15 a.C. e del 35 d.C., del Cristo e non di Gesù. Prova ne è che i calendari sabbatico e giubilare costituivano il metronomo di una società che aveva nel tempio, quindi nella dimensione religiosa, il centro della sua intera vita.

Il proclamarsi Messia nel 32 d.C., dunque, significa che Gesù s’inserisce nella storia profonda d’Israele, quella cioè di cui hanno parlato i profeti, piucchè il deuteronomista o il cronista, i quali non a caso “forniscono”, con la numerazione con 2Re 15,35, gli estremi dell’anagrafe di Gesù, niente dicendo del Cristo profetizzato. Ecco allora che quel 32 d.C.  è la serratura con ingranaggi solidi, cioè gli anni sabbatici e giubilari, ma dov’è la chiave? Qual è?

Dalla ghematria sappiamo che la locuzione greca “chiave di Davide” ha un valore di 490, come 490 sono gli anni descritti dalla profezia messianica per eccellenza: quella delle settanta settimane che è stata solo a prima vista usata a sproposito da Teodoreto di Cirro, il quale nel suo Commento a Daniele ha calcolato che dal ventesimo anno di regno di Artaserse (471 a.C. secondo la cronologia del blog) al battesimo di Gesù al Giordano passino le prime 69 settimane, descrivendo un arco di tempo che cade esattamente nel 32 d.C. (471-483=32).

In apparenza ciò potrebbe sembrare una forzatura, perchè la profezia colloca le prime 69 settimane nel loro scadere, cioè nell’anno della crocefissione, ma non è così perchè Teodoreto sapeva benissimo -adesso lo sappiamo anche noi- che il battesimo è l’anno fondamentale nella vita non tanto di Gesù, quanto del Cristo. Quel battesimo avvenne, segnando l’inizio del ministero, nel 32 d.C. e non a caso Teodoreto si allinea al Vangelo di Giovanni che segna quell’evento proprio al capitolo 1, versetto 32 del suo Vangelo, quando cioè ci parla dello Spirito Santo che discese su di lui sotto forma di colomba , come del resto i sinottici.

Ecco, con i cardini, la serratura e la chiave adesso abbiamo gli elementi fondamentali della porta, quella stessa che Gesù dice di essere e senza varcare la quale siamo ipso facto “ladri e briganti” nonchè assassini (Gv 10,8), mentre le pecore che li hanno ascoltati sono solo soggetti psichiatrici che credono quia absurdum, dei pazzi e per di più, sic stantibus, antropofagi; insomma dei cattolici romani che credono al Credo, ma affidano la loro fede a delle Ipotesi su Gesù, di cui non si contano le ristampe, e  a cui non chiedere mai: “Perchè credi?”. Provare per credere.

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