Il Credo, i Novissimi e la casalinga di Voghera

casalinga di vogheraIl Credo che il fedele cattolico recita ogni domenica a Messa afferma che Gesù “di là verrà a giudicare i vivi e i morti”. Il fatto che si tratti del Credo significa che ciascuno dei fedeli lo crede, appunto. Ma su che basi?

Una vigilia di natale di tanti anni fa, mi rivolsi a un giovane sacerdote cattolico per chiedergli perchè credesse. Conoscendo, lui, a memoria il Credo, la risposta avrebbe dovuto essere scontata, ma fu di tutt’altro tenore perchè credeva “fidandosi”.

Allora gli chiesi perchè si fidasse e lui di nuovo rispose perchè si fidava. Feci la stessa domanda per almeno un altro paio di volte, ma la risposta fu sempre la stessa per cui, essendo la vigilia di Natale, me ne andai certo che continuare avrebbe significato ricevere la stessa risposta fino a Capodanno.

Dello stesso tenore Radio Maria e per voce del suo direttore, secondo cui la “fede è certa ma oscura”, quando i contributi che riceve non debbono esserlo: quelli debbono avere il dono della continuità e della chiarezza, perchè nessuno cambia un assegno certo ma oscuro nell’importo.

Dunque il Credo non che si crede, ma di cui ci si fida perchè certo, sebbene oscuro. Beh le premesse preludono a inquietanti conclusioni anche se coinvolge la parte fondamentale della fede cristiana: il giudizio universale a cui ogni anima sarà sottoposta. Ci si fida anche di questo? Anche questo è certo ma oscuro? Forse sì, forse no…vattelappesca o a vattelaMMessa che forse è uguale.

La follia che ci contraddistingue ci ha fatto invece pensare a una dimostrazione matematica del giudizio sui vivi e sui morti, certi che la ghematria non sia l’impugnatura del martelletto di gomma piuma del giudice (verità processuale), ma quella che permette il colpo secco del bronzo con cui stabilirà una “giustizia eterna” (Dn 9,24).

Una delle regole della ghematria è quella secondo cui termini che hanno lo stesso valore ghematrico sono in relazione.

Παρρησία (parresia) e ἡμέρα κρίσις.. (giorno [del] giudizio) hanno entrambi un valore ghematrico di 500, per cui non rimane che capire la relazione.

Con il termine “parresia” la aptristica fino a Giovanni Crisostomo intendeva “dire la verità”; mentre il giorno del giudizio sarà quello in cui, tirando le somme, si dirà la verità su ciascuno di noi.

Se questa verità non è nuova perchè non nasce per la prima volta dalla ghematria, da essa tuttavia trae conferma e i Novissimi, dove si cita il giudizio universale, sono lì a testimoniarlo.

Nuova casomai è la lingua che esprime tale verità, cioè la ghematria, quasi, come dicevo in apertura, una certezza matematica al Credo finora certo ma oscuro e di cui stranamente ci si fida senza contare come cattive massaie.

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