La popolazione muta

101Coloro che riferendosi all’Italia parlano di processi storici non conoscono il nostro paese, perchè qui la storia è fatta con un’istantanea che immortala il prima e il dopo.

Altrettanto sbagliano coloro che definiscono alcuni paesi europei ” ventre molle” perchè non sanno che quel ventre molle è l’Italia.

I primi cadono in errore per non avere dimestichezza con la piazza, che da sempre fa la storia. Vi ricordate il fascismo? Per venti anni fece il cattivo e il buon tempo, ma la sua dine fu questione di un attimo, anzi, di un gesto: prima erano tutti con il braccio alzato e la mano tesa; un attimo dopo avevano sì lo stesso braccio alzato, ma il pugno chiuso e fu fatta la storia, alla faccia di coloro che hanno avviato in altri paesi lunghi e dolorosi processi rivoluzionari.

I secondi invece sbagliano perchè quel guicciardiniano “o Franza o Spagna, basta che se magna” è stato coniato per noi e ne andiamo fieri tanto che non abbiamo mai abdicato al principio.

Vi chiedo adesso un passo indietro, in particolare a questo post, per ricordare quanto dicemmo dei cani secondo il Vangelo, i quali non sono coloro che si adagiano sui fossi e lungo le strade in cerca di piacere, ma coloro che vendono l’anima al diavolo per una ciotola, sebbene il prezzo sia una pesante catena che li obbliga a ringhiare, abbaiare e mordere, rendendo, come nelle più truci dittature, ogni cittadino guardiano dell’altro, in virtù non di un principio, ma di una ciotola.

Diversamente dai concetti imposti dal “reggime” alla cultura e al popolo, i cani nel Vangelo sono coloro che vendono la propria libertà e dignità per una ciotola, pronti a cambiare padrone quando quella ciotola diviene scarsa o non più di gusto. Ecco, questi sono i cani, bastardi e rognosi, a cui Giovanni vieta l’ingresso nella Gerusalemme celeste, alla pari con bugiardi, fatucchieri e stregoni, cioè tutti coloro che evocano il diavolo e da lui sono posseduti.

Voglio adesso portarvi un esempio concreto, che purtroppo debbo prendere dalla mia famiglia. Vi do la mia parola che ne avrei fatto volentieri a meno di attingere all’albero genealogico, ma l’esempio di quanto sopra è offerto da un mio avo, cane per molti, ma non per me e forse Qualcun’altro.

Donnaiolo e bevitore, Adolfo, mio bisnonno, era uno dei soli tre iscrittu nel libro nero del fascismo e dire che il paese, seppur piccolo in sè, contava una popolatissima campagna, ma erano solo tre gli antifascisti: un ciabattino (mio nonno); un fabbro e un contadino.

Come vedete, “l’antifascismo militante” (scritta murale che leggo ogni mattina) si riduceva a tre persone, lo ripeto: un ciabattino, un fabbro e un contadino e questo ci dà l’esatta misura delle cose quando il tempo volge veramente al brutto e non si limita a brontolare.

Ma parliamo di Adolfo, galeotto per questioni di corna e dunque cane da canile secondo la Vulgata de noantri. Adolfo, gran pezzo d’uomo, era quasi cieco e Mussolini, in un impeto di sincera amicizia, gli richiamò entrambi i figli, lasciandolo ancor più cieco nella vecchiaia incipiente e questo vi dice il clima che ha respirato durante il fascio.

La storia, quell’istantanea tutta italiana di cui dicevamo, volle che il Ventennio finisse e il “poppolo de Roma” figlio della lupa e affamato egualmente, fece giustizia dei fascisti con un processo catartico.

Pure il mio paese fu preso dalla fregola e una povera donna fascista, che aveva un negozietto, fu saccheggiata e rapata a zero da coloro che prima avevano la mano tesa, ma dopo avevano il pugno chiuso e duro che usarono anche contro una donna.

Mio padre allora bambino, partecipò al clima giustizialista e si portò a casa una automobilina di cui andava fiero, perchè magari qualcuno gli aveva fatto i complimenti poichè, pur essendo piccolo, era svelto di mano come i grandi che con uno scatto di mano avevano già fatto la storia.

Quando Adolfo seppe la provenienza dell’automobilina gli disse: “Riportala subito dove l’hai presa!” e mio padre ubbidì, sebbene Adolfo ne avesse di ragioni per farsi giustizia o per togliersi il capriccio di un regalino al nipote, cosa che il suo magro stipendio di ciabattino non gli permetteva.

Secondo la Vulgata de noantri Adolfo era il cane, ma come vedete la rogna ce l’avevano gli altri, quegli stessi che la storia si fa con un gesto (una mano tesa che si stringe repentinamente a pugno) e nelle cucine (basta che se magna). Nell’attesa ci si gratta convinti che la Giustizia sia solo rogna e che la dignità sia una questione di lana canina, e convinti altresì che la Gerusalemme celeste sia alla portata se non dei porci, certamente dei cani.

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