Giovanni, l’apostolo impenitente

petto di gesuSi scrive di Giuda l’oscuro, ma ancor più si parla di Giovanni, l’oscuro. Nessun apostolo è controverso quanto lui, di cui se ne è messa in discussione forse anche l’esistenza, minandone alla radice l’opera.

Apocalisse è sua? Forse sì, forse no. Altrettanto dicasi del Vangelo, che porta il suo nome, e di alcune sue parti che…scivolano lo abbiamo visto qui, sebbene tutto farebbe pensare che solo lì hanno senso compiuto.

Fu mai l’apostolo prediletto o il greco, come si scrive, non ha questa sfumatura? Che poi, a ben guardare, neppure di quello siamo sicuri, cioè non siamo sicuri se Gesù amasse Giovanni o viceversa, perchè anche qui il greco offre la sua sfumatura e se non il greco certamente la traduzione, cioè il “discepolo che Gesù amava” che si può intendere in entrambi i sensi.

Chi lo conosce approfonditamente, sa che non è l’apostolo dai mille volti, ma dai mille ris-volti, uno che anche quando scrive fa un uso forsennato di simboli e segni, tanto che la critica definisce la sua opera più famosa, Apocalisse, “kafkiana”, modo elegante per dire che non ci si è capito niente.

I mille ris-volti del personaggio si arricchiscono di leggende: sembra che abbiano provato a ucciderlo in mille modi, ma niente da fare neppure con l’olio bollente: ne è uscito vivo, fritto, dorato, croccante e asciutto ma vivo (sfido uno chef pluristellato a fare altrettanto con un gamberone).

Sì, anche questa è una leggenda, partorita da quel “Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? (Gv 21,22)” Che t’importa Pietro? Che domande fai? O che domande si facevano tutti riguardo l’altra leggenda che lo circonda: l’apostolo che non si è mai sposato. Se lo sono chiesti per Matteo? E per Marco e Luca? No, neppure per Paolo, mentre di Pietro non ce n’è neppure bisogno: lo sappiamo, aveva una moglie e una suocera di cui obtorto collo ne chiese la guarigione a Gesù.

Come mai si è sentita la necessità d’interrogarsi sulla vita privata di Giovanni? Perchè è nata questa leggenda che come tutte le leggende ha un fondo di verità? Non è in fondo una questione da rotocalco di gossip? Che differenza potrà mai esserci se uno è sposato o meno nell’ottica di una predicazione cristiana che ha istituito un sacramento con le nozze di Cana?

Quelle sopra sono domande lecite, ma ancor più sono curiose, perchè è sempre un po’ da ficcanaso chiedersi o alimentare le voci sulla sfera privata delle persone. Eppure c’è un episodio nella vita di Giovanni che alimenta sia la curiosità, sia la leggenda e si tratta di una cena che alcuni vorrebbero l’ultima, consumata in fretta, è vero, ma con grandi discorsi d’addio.

Come in tutte le cronache rosa, in quella cena si consumò un tradimento, ma nessuno conosceva il nome del fedigrafo e così Pietro chiese a Giovanni, chissà perchè dal momento che poteva farlo da solo (oddio, ma lo poteva?), di domandare chi fosse il traditore.

Con l’intimità dei grandi amici, Giovanni si chinò sul petto di Gesù e chiese :” Signore, chi è?” (Gv 13,25), quando mi pare che fosse più opportuno avvicinarsi al Suo orecchio e bisbigliare la stessa domanda. Invece no, si chinò sul Suo petto, laddove tutti, compreso Gesù, hanno un cuore.

Quel gesto riassume tutta l’intimità che correva tra l’apostolo e Dio, perchè Giovanni non si è chinato sul petto del maestro, ma sul petto di Dio, avvertendone il battito. Il cuore nelle Scrittura è la sede del pensiero e dell’affettività, riassume tutto quanto l’uomo e, in questo caso, tutto l’essere Dio.

L’esperienza che il discepolo prediletto ne trae è irripetibile e questo la leggenda lo sa quando su di lui ha alimentato la chiacchiera. C’è sempre un fondo di verità in una leggenda, in questo caso è una cena e un gesto che ha reso unico un apostolo facendone colui che “si chinò sul petto di Gesù”, ecco perchè non deve apparire inverosimile che non si sia mai sposato e non abbia cercato conforto sul petto di una donna: ubi maior, minor (semper) cessat.

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