Chiama Roma sei uno zero, sei uno zero

stregaLa lettera a Smirne si apre, qualora ne volessimo dare una lettura particolare, con un versetto oscuro che subito leggiamo

All’angelo della chiesa di Smirne scrivi:
Queste cose dice il primo e l’ultimo, che fu morto e tornò in vita.

Perchè tale versetto apra la lettera, apra cioè la lettera che noi indirizziamo da sempre al mondo ortodosso non lo sappiamo, non sappiamo cioè perchè ne sia il destinatario. Diversamente forse ne conosciamo il contenuto, volendone dare una lettura particolare, però.

Partiamo subito da quel “tornare in vita” che in fondo è un rinascere. Il Cristo che rinasce ricorda da vicino il Figlio maschio della Donna vestita di sole, ricorda, cioè, quello che noi conosciamo come υἱός (figlio) e la cui lettura ghematrica è 486 che collocato in un calendario sappiamo già che diviene il 486 a.C., trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor e anno che segna l’eclissi descritta , seguendo la nostra cronologia, dal VAT 4956.

Tale anno si oppone completamente alla datazione ufficiale di quella stessa eclissi, tanto da ridisegnare non solo la storia del Vicino Oriente Antico, ma anche la geografia, assumendo essa il 567 a.C.

Assistiamo quindi, dato il contesto ufficiale, a una rinascita, a una nuova incarnazione che rende di nuovo Cristo alla storia la quale assiste al Suo ritorno. Quel “bimbo” è in tutto e per tutto uomo, persino nella evoluzione tipica del genere, per cui non è azzardato parlare del Suo nutrimento, certamente spirituale, ma con questo non vogliamo dire che non ne necessita.

Allora, come tutti i neonati, ha bisogno di latte, di quel γάλα (latte) che essendo spirituale (1Cor 3,2 e notate pure la cifra che emerge dal versetto, la quel richiama il 32 d.C. dell’inizio del ministero,  cioè “l’inizio della vita” pubblica di Gesù) ha però una consistenza storica, come storia -lo abbiamo appena visto con il 486 a.C.- è la Sua rinascita.

Ecco allora che la lettura ghematrica ci è di nuovo d’aiuto perchè γάλα ha un valore di 35, quella stessa cifra che fa ruotare l’intero meccanismo cronologico descritto dal blog e che segna la data di morte per crocefissione proprio di colui che era “morto ma è  tornato in vita”.

Quel 35, considerato cronologicamente, è il 35 d.C., cioè quel cibo spirituale che Lo nutre e che non a caso si contrappone a un 33 d.C.,  causa di morte, tanto che se il 35 d.C. è il latte materno, il 33 d.C. è il dolce veleno della megera (le neo mamme sono avvertite).

Questo, in buona sintesi, significa secondo noi “ero morto ma sono tornato in vita”, ma che ne è di quel “primo e ultimo”? Che senso, particolare, possiamo dargli? Primo e ultimo di cosa?

Abbiamo già diffusamente parlato delle vicende che legano il re Ela a Manasse, di quel 33 che emerge a ogni piè sospinto e che riconduce all’apostasia paolina. Non staremo a dilungarci nuovamente, ma daremo ai post che gli abbiamo dedicato ulteriori informazione, caratteri e spunti.

Nel contesto del 35 d.C. come latte materno, il 33 d.C. è veleno, il veleno che ha ucciso Cristo e la Sua storia. Quel “primo e ultimo” debbono avere ugualmente una collocazione storica, se vogliamo darne una lettura particolare che non esca dalla dicotomia del 33 d.C. e del 35 d.C.

In questo senso allora, se è chiaro quanto scritto a proposito di ciò che si gioca tra il regno di Ela e Manasse, quel “primo” diviene il primo e unico anno di regno di Ela (863 a.C.); mentre “l’ultimo” è l’ultimo anno di regno di Manasse (560 a.C.), periodo storico che non solo ci consegna le origini e la dinamica della congiura che ha ucciso in Ela Gesù (ne abbiamo diffusamente parlato), ma anche periodo che segna un arco di tempo di 303 anni.

Quel 303, se sappiamo leggere tra le righe, compone di nuovo la cifra 33 ed offre uno zero. Ciò ci permette di riferirci nuovamente a 2Tes 2,8 e a quell’apostasia che Gesù al Suo manifestarsi di nuovo spazzerà via “con il soffio delle Sue labbra”.

L’apostasia si era manifestata con il 33 d.C. come anno della crocefissione che non Lo uccideva nella carne ma nella memoria storica. L’υἱός (figlio) che rinasce e che si nutre del 35 d.C. sta a dirci che quello zero è il soffio delle labbra del Cristo che rende una nullità il figlio della perdizione che sempre 2Tes 2,3 cita.

Ecco, questa potrebbe essere la lettura particolare dell’incipit alla lettera a Smirne, al mondo ortodosso che non nasce da Roma, ma che con Roma potrebbe morire se rimane attaccata al suo velenosissimo seno.

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