Non tutte le storie vengono col buco

Come al mio solito, in particolare in questi ultimi giorni, sarò breve, perchè sono certo che coloro che mi seguono siano persone altamente qualificate e dunque più preparate e sicuramente più intelligenti di me, alle quali basta la nota, lo spunto o l’idea per giungere a conclusioni mirabili.

Nei post precedenti abbiamo visto che Pietro e dunque la Chiesa Cattolica sono l’origine dello scandalo, etico, morale e storico circa la vicenda di Gesù. Ce lo ha provato proprio  la ghematria greca di “Pietro” la quale conduce all’ultimo anno di regno di Manasse, anno che ci ha permesso di interpretare la nota ghematrica alla luce del parallelismo di contenuto certamente, ma altrettanto certamente bibliografico perchè sia 2Re 21,18 che Gv 21,18 ci parlano della fine di un regno con Manasse; della fine di una Chiesa, ugualmente regno, con Pietro che “va dove lui non vuole”, stando alle parole di Gesù.

Rimane tuttavia da spiegare come sia stato possibile che l’apostasia petrina si sia diffusa in tutte e altre chiese, le quali hanno adottato quel 33 d.C. simbolo della congiura e dell’assassinio ai danni di Gesù.

Non potendo ricondurre tutto alla dabbenaggine degli Ortodossi, dei Protestanti o degli Anglicani e quant’altri vi vengano in mente, dobbiamo trovare o dare delle ragioni, magari storiche che non guastano mai a una platea che ama la concretezza. E questo dunque faremo, ci rivolgeremo alla storia e agli storici, in questo caso poco famosi ma che secondo noi hanno colto nel segno. La trattazione non sarà lunga perchè ci affideremo a un link.

Nel “Credo” cattolico si recita che Gesù “patì sotto Ponzio Pilato” e questo riconduce tutta la Sua vicenda terrena a Roma: lei aveva le carte, i registri e le fonti. Truffare i secoli a venire era dunque possibile solo a coloro che aveva facile accesso a quei registri, a quelle carte e a quelle fonti. Tutto era depositato a Roma, compreso gli atti del processo e della sentenza di morte riguardanti Gesù.

Gli archivi e le opere che ne parlavano non erano disseminati ovunque, ma come oggi accade ed è sempre accaduto erano depositati a Roma, specie se un processo aveva avuto un’eco clamorosa. Tutto quanto l’antichità aveva prodotto circa quella crocefissione, immancabilmente aveva avuto in Roma il suo deposito. Dunque è a Roma che si poteva consumare non solo il furto, l’omissione e la falsificazione, ma anche la propagazione di una storia falsa. Insomma solo Roma poteva concedere l’imprimatur a una congiura che si sarebbe consumata nei secoli a venire.

Detto questo non vi paia strano che infatti che Studiosi (quelli con la esse maiuscola proprio perchè poco noti) hanno denunciato un “buco storico” per gli anni in cui le fonti immancabilmente avrebbero parlato di Gesù, del Suo processo e della Sua condanna.

Quel buco storico non è frutto della negligenza del tempo, ma della malafede degli uomini, quegli stessi che parlano di Fidei depositum, ma che andrebbero denunciati per omissione e truffa aggravata (un buon avvocato ci andrebbe a nozze!) cosa che credo trovi d’accordo il Dott Filipponi che per primo ha denunciato quello strano, sinora inspiegabile, “buco storico

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