Pietro e Manasse: due uomini al bivio

La Bibbia consce due vie sostanzialmente: la benedizione e la maledizione nell’Antico Testamento; l’aut aut nel Nuovo. Noi le considereremo alla luce della diversa sorte che il deuteronomista e il cronista assegnano a Manasse.

Tale diversità credo che nella maggioranza dei casi sia stata considerata alla luce di un diverso giudizio umano, poichè sia a 2Re che a 2Cronache gli si attribuisce un intento “squisitamente teologico” come ho letto.

Ma è così? Quei libri biblici, oltre a non essere storicamente attendibili, come si scrive, sono anche frutto del giudizio dell’autore che ora vede la santità, ora l’inferno? A prima vista sembrerebbe così, ma noi siamo di diverso avviso, considerando la Bibbia opera unica e dalla forte coesione interna, sebbene nascosta (lo vedremo fra un po’).

Con il post dedicato alla ghematria di Πέτρος (Pietro) abbiamo visto che il calcolo ghematrico cade nell’ultimo anno di regno di Manasse e questo, di per sè, poco direbbe, perchè facilmente attribuibile al caso. Ma è alla luce di Gv capitolo 21, versetto 18 che la pura coincidenza cede il passo alla profezia perchè, che lo vogliate o meno,  anche la vita di Manasse si conclude, stando al deuteronomista, al capitolo 21 versetto 18 del secondo Libro dei Re stabilendo, più di qualunque altro argomento, un legame indissolubile tra la vita e il regno di Manasse e Pietro (la Bibbia fa anche di questi scherzi e Dio non voglia che ciò significhi un destino già segnato).

Come la fine del regno di Manasse si caratterizza per un diverso destino attribuito a quel re, così la sorte di Pietro sul finire della sua vita -e del suo regno, direi- è caratterizzata da un destino tutto riassunto in quel “dove tu non vuoi” che conduce Pietro altrove rispetto alla missione affidatagli.

E’ così, allora, che Manasse e Pietro sono legati non solo dall’evidenze sollevate dal calcolo ghematrico, ma anche da una sorte che, in particolare Pietro, proprio in virtù di 2Re e 2Cronache, può forse ancora scegliere, può cioè andare incontro alla sorte prevista dal deuteronomista, o a quella più comprensiva e misericordiosa del cronista.

Ma non è tanto di questo che vogliamo parlare (chi doveva capire crediamo lo abbia fatto da un pezzo ormai), quanto della natura di quelle stesse diverse sorti previste per Manasse, che non compaiono nella Bibbia per consegnarci l’intero libro ai giudizi e pregiudizi degli autori (se non addirittura al capriccio), ma bensì inseriti in un quadro profetico che contiene aspetti e capitoli vetero e neo testamentari, che emergono solo se tradotti nel linguaggio consono, con la ghematria in questo caso, la ghematria di di Πέτρος (Pietro).

La solida base scritturale di 2Re e 2Cronache è nei Vangeli, quello di Giovanni, che si affina tanto da diventare profezia e non più “diverso avviso” o resoconto non storico. In Manasse si consuma la profezia piucchè il posticcio, una profezia che fa di Pietro e Manasse dei personaggi al bivio di quelle due vie di cui parlavamo all’inizio e che separano tutti protagonisti biblici, destinando gli uni alla benedizione; gli altri alla maledizione.

Alla luce di tutto questo, ritenere la Bibbia un libro sostanzialmente poco attendibile sotto il profilo storico, significa averne data una lettura particolare, ignorando l’universalità, quella stessa che vede compiersi Giovanni 21,18 in 2Re 21,18 oppure, speriamo bene, in una preghiera: quella di Manasse

 

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