Una patente davvero speciale

patente1Due post fa ho espresso non solo il mio apprezzamento, ma anche la mia profonda gratitudine ai Padri e alle Madri del deserto, perchè la loro scuola mi ha insegnato più di qualunque altra, sebbene anch’esse necessarie.

Vedete, ha ragione quello di RadioMaria quando introduce la sua trasmissione sui detti dei Padri e delle Madri del deserto. L’occhiello di RadioMaria è azzeccatissimo: la lotta quotidiana contro satana.

Oramai niente mi lega più a quella radio, ma quello che ho appena scritto lo devo per onestà, come per onesta devo introdurre i “discendenti della donna”, cioè i suoi figli, come li abbiamo definiti nel post appena pubblicato, in un mondo dalla durezza estrema e di cui il deserto è perfetto simbolo della solitudine lo caratterizza.

Faremo ciò prendendo a prestito ancora una volta la saggezza dei Padri e delle Madri, perchè gli unici veramente esperti dei pericoli e delle insidie. Riassumeremo allora un apoftegma o detto, di cui al momento non ricordiamo la paternità, ma certi che il contenuto non ci è sfuggito.

Si narra che un discepolo avesse, per prudenza, conservati un po’ dei beni accumulati nella vita precedente. L’anziano non scomodò il caso di Anania e Saffira descritto da Atti, ma si prodigò in una lezione ancor più convincente, se possibile.

Infatti disse al discepolo di andare al villaggio e con i soldi “risparmiati” comprarsi della carne e legarsela ai fianchi, per poi tornare alla cella del Padre. Lo sventurato obbedì e si avventurò nel deserto, quello stesso che avrebbe percorso al ritorno, ma con la carne ai fianchi però.

Giunto nuovamente dal Padre, egli gli rivolse questa domanda: “Come è andata?”

“Come è andata?” rispose il poveretto “le belve feroci e gli uccelli per poco non mi divoravano attratti dal sangue!”

“Ecco” replicò l’anziano “questo accade a coloro che vogliono farsi monaco e trattenere dei beni: i demoni gli danno l’assalto”.

Se la prima “storiella” che ho raccontato, cioè quella relativa a Macario il Grande, vi è piaciuta, quasi sicuramente sarete attratti anche da questa se la comprenderete, cosa non semplice in un mondo e in una cultura che ha fatto dei beni la sua polizza vita.

Di certo i beni sono utili nel mondo, anzi, indispensabili, ma nel deserto saranno la vostra carne su cui non solo le belve feroci si avventeranno, ma anche nella quale si pianterà dolorosissimo il tridente del vostro avversario, a cui poco importa se quella stessa carne porta il nome dei vostri figli, perchè sempre carne sono. Nel deserto insomma bisogna averne poca, meglio se asciutti e ossuti come i Padri perchè non si costituisce un facile bersaglio.

infatti è quello che è capitato a me, possessore di

un cane (trovatello)

una gallina (la “roscia”, per gli amici)

una patente

un computer obsoleto, sebbene perfettamente funzionante

un’accètta o roncola, che dir si voglia

ecco, questi, tolti gli abiti di fortuna e le mutande prese ai saldi sono i miei beni, tanto che vado quasi fiero del fatto che sebbene abbia 32 anni di patente posso vantarmi di detenere una buona posizione nel Guinnes,  perchè non dico di non aver mai comprata un’auto nuova (sarebbe troppo), ma neppure usata.

Beh, insomma, non mi riterrei un benestante perchè la mia condizione economica non riflette certo quella anagrafica, perchè tipica di un sedicenne.

Qualcuno riderà dicendo che sono sfuggito alle insidie degli uccellacci, ma sbaglierebbe perchè la mia patente (cavolo, dimenticavo: speciale, da invalido che uso esclusivamente per le malattie degli altri familiari, sebbene non credo sia sconcia l’idea di un caffè o di una coca in centro) è stata vessata tanto che se ci credessi ancora l’avrei fatta certamente benedire.

Infatti, ritornando da un ospedale con mia mamma a bordo, sono stato fermato dai carabinieri e questo è normale: un controllo. Però è la tempistica e quanto successo prima e dopo quel controllo che insospettisce. Partiamo dal prima: la commissione per il rilascio, la quale non voleva proprio saperne di rinnovarla per motivi di vista, la quale vista non è quella di un’aquila, ma pur sempre nei parametri di legge, come testimoniava la visita oculistica a cui fui costretto altrimenti…niente, solo bici.

La patente, dopo un tira e molla, me l’hanno rilasciata, ma con una benedizione: “Io gliela do, ma la pelle è sua”, sebbene che tutte le altre commissioni (intendo quelle conosciute dai 19 a 51 anni), mai avessero piantato grane e sebbene che la vista tutto era fuorchè calata. Insomma o sbagliavano quelle precedenti o era estremamente fiscale quella presente, di fronte tra l’altro a un automobilista che in 32 anni di patente non ha mai provocato o subito incidenti, neppure lievi.

Il fatto successivo, invece, riguarda un rocambolesco viaggio nientemeno che all’ufficio postale del paese (neanche due chilometri in aperta campagna) durante il quale incontro di nuovo una pattuglia dei carabinieri, come nel primo caso. La prima domanda che mi fu rivolta fu se avessi la patente, come se potesse darsi il caso contrario (capirete dopo perchè). Io risposi che certamente l’avevo con me e la mostrai, tanto che mi permisero un altrettanto rocambolesco ritorno a casa, certo che avrei potuto raccontare a tutti quella folle giornata alla Posta

Dicevamo che questo è il prima e il dopo un casuale controllo che si verificò al ritorno dall’ospedale dove mia madre è in cura, durante il quale niente interessava ai carabinieri tranne la mia patente perchè, essendo l’auto di mio padre, non riuscivo a trovare nè libretto di circolazione, nè assicurazione, cose su cui  la pattuglia chiuse entrambi gli occhi, ma non fece altrettanto sulla licenza di guida. Perchè.

Ve lo spiego io il perchè. Come sapete, esiste un periodo di transizione tra l’esame della commissione e il rilascio, cioè il possesso della licenza. Questo periodo è caratterizzato dal possesso di un foglio sostitutivo. Dunque in quei giorni la patente esce dal portafoglio e può non tornarci. Quei “fogliolini”, a differenza dell’adagio, volant e dunque c’è il serio rischio di lasciarli a casa, ingenuamente.

Come del resto c’è un rischio quando ti arriva per posta la licenza vera e propria che distrattamente puoi non rimetterla nel portafoglio. Cosa che non è accaduta perchè si è trattato di una delle rare occasioni in cui sono stato accurato. Resta il fatto che mi pare semplicemente chiaro che quei due controlli nel giro di pochi giorni e la commissione estremamente fiscale testimonino che chi di dovere sapeva come e quando colpire, perchè a seguito di quei giorni e negli anni, dico anni, precedenti non sono mai stato fermato dai carabinieri, i quali solo in quella settimana, più o meno, mi hanno fermato due volte.

Ecco allora che le parole di quel Padre del deserto sono semplicemente illuminanti se hai intenzione di fare sul serio: la “carne” deve essere poca, altrimenti sei un bersaglio troppo facile e non puoi farcela, non puoi sfuggire al suo tridente e alla sua rete (complicità): sei nell’arena: o tu o lui, non c’è via di fuga, non c’è compromesso: il reziario, il diavolo, non perdona “anch’io l’ho provato” (Paolo il Grande, Padre del deserto).

Ps: non dategli mai le spalle. Schivatene i colpi finchè possibile. Difendetevi con lo scudo (fede). Al suo più piccolo errore mirate alla gola con la vostra spada (parola).

 

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