La Donna, il figlio e la generazione nuova

madonnaL’intera sezione ghematrica si è mossa rispettando una regola: i sostantivi li ha sempre considerati al nominativo singolare, perchè credevamo nella necessità di non affidare al caso una materia delicata, onde evitare facili conclusioni e obiezioni.

Del resto crediamo pure che sia una regola anche per il fatto che abbiamo incontrata la sua prima eccezione, tra l’altro fondamentale perchè riguarda un sostantivo semplicemente importantissimo: figlio (υἱός).

il suo valore ghematrico è 486, condiviso con padre (πατήρ) e roccia (πέτρα). Se per il primo si fa evidente riferimento al Padre, con il secondo si allude a quella “roccia” su cui Gesù invita a edificare (Lc 6,48). Per cui tutti e tre assieme, cioè Padre, Figlio e “roccia”, costituiscono una terna ghematrica che assume un valore teologico enorme.

Ma “figlio” è anche il “figlio maschio” di cui ci parla Apocalisse 12,5 per cui al contempo ci parla di un parto che assume, alla luce della “Rivelazione”, cioè di “quelle cose che sono e che accadranno dopo ” (Ap 1,19) una storicità piena, anche se assumessimo quello che per noi è l’assurdo, cioè una Rivelazione che si manifesta nella Roma imperiale e non nel futuro.

Quella storicità, infatti, è espressa dal valore ghematrico del sostantivo “figlio” perchè se quel 486 che emerge dal calcolo ghematrico lo interpretiamo alla luce di un calendario diviene il 486 a.C. ossia il trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor, anno che segna l’eclissi descritta dal VAT 4956.

Va da sè che quell’anno è conosciuto solo dalla nostra cronologia, la quale però ha ampiamente dimostrato la sua attendibilità, perchè ha saputo non solo dare risposte, ma anche colmare lacune che la storia ufficiale spesso ha ammesso, è vero, ma il più delle volte ha omesso.

la Donna vestita di sole”, quindi, genera un Figlio che non esce dalla storia per inoltrarsi nel simbolo, ma che s’incarna nella storia e le Sue vicende sono note grazie al testo di Giovanni, mentre meno note sono le sorti e il destino degli altri figli della Donna, perchè, non dimentichiamocelo, Giovanni parla di una persecuzione che il drago scatena contro “il resto della sua discendenza” (Ap 12,17).

Ma non è tanto importante la persecuzione, quanto il fatto che Essa, cioè la donna, ci consegna una “generazione” di figli, i quali assieme al primogenito compongono il grande affresco che solo la ghematria riesce a contenere.

Infatti, come abbiamo appena accennato in apertura, la ghematria stavolta concede una lettura anche al plurale, di nuovo riconducente a υἱός, che ha un valore di 490, cifra tutt’altro che insignificante perchè riconduce a Mt 1,17, poichè 490 è l’esatto ammontare degli anni indicati dalle “sue” 14 “generazioni”, le quali da sole stabiliscono un particolare che s’innesta perfettamente nel contesto di Apocalisse.

La relazione tra la “generazione” della Donna e la “generazione” matteana ci parla, quindi, a differenza del Figlio (υἱός) incarnato nella storia, di coloro (υἱοὶ) che costituiscono la Sua discendenza, cioè di una generazione nuova, certamente perseguitata, ma per questo capace da sola di riscrivere la storia, quella stessa che il drago vorrebbe divorare, cioè far sua.

 

 

 

 

 

 

 

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