Abramo ed Ezechia: la profezia e l’oracolo, la stirpe e il figlio

Prima di scrivere il post, avverto il lettore che sono costretto a non inserire link a contenuti interni. Tutto ciò non dipende dalla mia volontà, ma dall’evidente intrusione di ignoti nell’amministrazione del blog. Questo mi spinge a pubblicare velocemente e a scrivere offline.

Nel post immediatamente precedente, abbiamo visto che la locuzione greca di “figlio [di] Abramo” contenuta in Lc 19,9 conduce, se letta ghematricamente, al 13/14 esimo anno di regno di Ezechia. In quell’anno il deuteronomista ci parla di una spedizione di Sennacherib contro Gerusalemme e questo pone una questione: come mai la lettura ghematrica di “figlio di Abramo” conduce a Ezechia? Quante altre spedizioni, assedi e guerre riporta la Bibbia o semplicemente 1-2Re? Perché in questo caso è Ezechia che emerge dal profondo della storia dei monarchi davidici?

La prima questione che si apre, per dare delle risposte, è chi fosse Ezechia, non tanto su un piano storico, quanto profetico. Egli esaurisce il suo ruolo nell’amministrazione di un regno o, come pensiamo, ricopre un ruolo importante nel ministero dei profeti? Qualora così fosse, infatti, egli non è più semplicemente un monarca, ma una figura di spicco che va ben oltre i Re o Cronache.

In questo senso non può sfuggire che è Ezechia l’oggetto di una querelle senza fine, perché l’Oracolo dell’Emmanuele o fa riferimento a lui o a Gesù, tanto che ancora –permettetemi: tranne questo blog- sa di preciso se sia l’uno o l’Altro, sebbene che sulla Vergine o sulla “giovane donna” si siano costruiti veri e propri castelli teologici, tanto che se fosse Ezechia il figlio concepito, crollerebbe il cuore stesso della teologia mariana e con essa –tanto per intenderci- il motto dell’Arma dei carabinieri che hanno nella Virgo il loro vessillo.

La questione, abbiamo detto, è ancora apertissima, sebbene che noi abbiamo dimostrato che la lettura ghematrica greca di Emmanuel conduca con estrema precisone a al 644 a.C., cioè al primo anno di regno di Ezechia, primo anno di regno che simbolicamente riassume l’intero suo regno.

Ecco allora che una lettura ghematrica ne spiega un’altra, perché è solo quell’Emmanuel che emerge dal greco neo-testamentario e che data il primo anno di regno di Ezechia che permette di comprendere come mai la lettura ghematrica greca di “figlio di Abramo” conduca a Ezechia, in particolare al suo 13/14 esimo anno di regno, se il primo anno è stato ben calcolato, come lo è il 644 a.C.

La locuzione “figlio di Abramo”, infatti, trova il suo contesto ideale e profetico solo nell’oracolo dell’Emmanuele, cioè in Ezechia, anch’egli figlio di una “vergine” o di una “giovane” poco importa. Ezechia non è più il monarca, ma la promessa di un concepimento che si fa profezia, come profezia sono i figli di Abramo.

Non è casuale, dunque, che Ezechia sia il monarca che fa luce sulla discendenza di Abramo e viceversa: sono entrambe una stirpe promessa, profetica che solo la lettura ghematrica poteva tenere a battesimo alla presenza di una scienza che può solo fare da madrina

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