Vae victis

 

spadaUn mio caro vecchio professore che mi introduceva ala latino prima ancora di frequentare la quarta ginnasio, mi dette un consiglio che credo valga un po’ in tutte le cose: la versione va tenuta a distanza per poter capire i particolari, i quali spesso determinano la traduzione delle singole parole. Con questo voleva dirmi che è il contesto che non deve essere mai perso di vista.

In Apocalisse molte sono le parole e ancora di più i passi in cui è il contesto a determinare la nostra scelta e fra queste certamente spicca un verbo, spesso frettolosamente tradotto, senza tenere in conto o addirittura ignorando il contesto. Esso è μετανοέω.

Tale verbo dà luogo a una traduzione laica cioè “cambia la tua mente, il tuo pensiero o il tuo modo di pensare”; e dà altresì luogo a una traduzione il cui senso religioso è spiccato, perché introduce un “ravvedersi” che è quasi un pentirsi. Ma tutto si esaurisce qui? Il contesto è stato valutato attentamente?

Cominciamo a esaminarlo e a prendere in considerazione che esso colloca il verbo nella lettera a Pergamo la quale proporremo subito

 «All’angelo della chiesa di Pergamo scrivi:
Queste cose dice colui che ha la spada affilata a due tagli:
“Io conosco dove tu abiti, cioè là dov’è il trono di Satana; tuttavia tu rimani fedele al mio nome e non hai rinnegato la fede in me, neppure ai giorni di Antipa, il mio fedele testimone, fu ucciso fra voi, là dove Satana abita. Ma ho qualcosa contro di te: hai alcuni che professano la dottrina di Balaam, il quale insegnava a Balac il modo di far cadere i figli d’Israele, inducendoli a mangiare carni sacrificate agli idoli e a fornicare. Così anche tu hai alcuni che professano similmente la dottrina dei Nicolaiti. Ravvediti dunque, altrimenti fra poco verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca. Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.
A chi vince io darò della manna nascosta e una pietruzza bianca, sulla quale è scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve (Ap 2,12-17)

Qui, a Pergamo cioè, si parla di spada affilata a due tagli, quella stessa che userà Gesù qualora l’angelo non cambi la sua mente o non si ravveda. La spada, da sempre, è sinonimo di combattimento, tant’è che Gesù stesso si vede costretto ad affrontarlo se l’angelo diserta. Ciò induce a pensare a un contesto di battaglia se non addirittura di guerra.

Questa interpretazione trova una precisa conferma in Ap 12,11-16 dove leggiamo

Poi vidi il cielo aperto, ed ecco apparire un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava si chiama Fedele e Veritiero; perché giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi erano una fiamma di fuoco, sul suo capo vi erano molti diademi e portava scritto un nome che nessuno conosce fuorché lui. Era vestito di una veste tinta di sangue e il suo nome è la Parola di Dio. Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi, ed erano vestiti di lino fino bianco e puro. Dalla bocca gli usciva una spada affilata per colpire le nazioni; ed egli le governerà con una verga di ferro, e pigerà il tino del vino dell’ira ardente del Dio onnipotente. E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: RE DEI RE E SIGNORE DEI SIGNORI.

Come si evince dal testo i richiami alla lettera di Pergamo sono chiari:

  1. “fedele e veritiero”, quando Pergamo è il teatro dell’assassinio di Antipas “il fedele testimone”.
  2. La “spada affilata”, quella stessa in possesso mdi Gesù e che Gesù userà eventualmente dopo la defezione dell’angelo.
  3. Il “nome che nessuno conosce fuorché lui” che nella lettera a Pergamo compare come premio destinato all’angelo che vincerà.

Quel contesto di guerra che avevamo notato nella lettera a Pergamo viene dunque riproposto ancora più chiaramente in Ap 12,11-16 dove il personaggio, cioè il cavaliere, è lo stesso, cioè colui che ha conosciuto e serbato il nome misterioso che nessun altro conosce.

E’ tutto questo che secondo me deve guidare la traduzione, la quale, in questo caso, è preferibile sia a senso perché quella letterale non coglie il contesto. Ecco allora che mi permetto io di suggerirla: non è esatto parlare di cambiamento radicale di pensiero; tanto meno lo è una traduzione che vede un ravvedimento, quasi un pentimento. Quella esatta è “combatti dunque! perché se non lo farai tu, lo faro io” come dice Gesù stesso, lasciando intendere, dal senso ancora più lato di Apocalisse. “vae victis”

 

 

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