Fides e(s)t ratio

fidesLa scienza e la fede si dice che debbano muoversi su due piani completamente diversi, talvolta inconciliabili. Tuttavia ci sono ambiti in cui non è possibile muoversi senza aver chiare le due dimensioni, perché è proprio dalla loro coincidenza che emerge una realtà frutto della loro sintesi.

Israele, popolo di Dio, è questa dimensione a due facce; l’una scientifica (storica); l’altra religiosa, tanto che la missione e la storia di un popolo non sarebbero comprensibili se scienza (storia) e fede le considerassimo disgiunte, perché la dimensione storica sarebbe arida, mentre quella relativa alla fede incomprensibile.

In questa luce, gli anni sabbatici e giubilari costituiscono due calendari che oltre a scrivere la storia dell’Israele della fede, tracciano anche la storia dell’Israele della ricerca storica, perché gli anni sabbatici e giubilari segnano sempre importantissime, a volte fondamentali, tappe storiche.

Tutto ciò è particolarmente evidente nei due esili vissuti dagli Ebrei, esili di cui abbiamo già parlato diffusamente, per cui basta ricordare che il primo ebbe inizio nel 518/517 a.C. (assedio,calcolo Geremia e Daniele) e finì nel 447/446 a.C. Oppure iniziò nel 505/504 a.C. e terminò nel 465/464a.C.. dopo, rispettivamente, 70 o 40 anni; il secondo invece iniziò nel 318 a.C. e terminò nel 248 a.C. dopo 70 anni.

Della loro specularità ne abbiamo parlato nel post precedente, per cui adesso, dopo aver fatta una breve sintesi, aggiungeremo un altro aspetto che è riemerso dalla memoria solo in un secondo momento: cioè l’anno della grazia concessa a Ioiachin, il 490/489 a.C. anch’esso sabbatico secondo la nostra cronologia.

Abbiamo già scritto riguardo al primo esilio che:

  1.    il 518/517 a.C. fu anno giubilare e segno l’assedio di Gerusalemme che portò alla caduta del 516 a.C. e alla deportazione conseguente.
  2.    Il 507 a.C., cioè 18 mesi prima della deportazione del 505 a.C., fu l’anno sabbatico indicato da Ger 34,8-11.
  3. Il 465/464 a.C. segna la fine dell’esilio, durato 40 anni secondo il calcolo di Ezechiele 4,6, nel settimo anno di Artaserse, cioè quando rientra Esdra con il compito di ricostruire il tempio. Tale anno fu sabbatico

Mentre circa il secondo sappiamo che:

  1. iniziò nel 318 a.C., anno sabbatico e giubilare
  2. terminò nel 248 a.C. cioè settant’anni dopo in anno sabbatico

Quanto sopra credo che già di per sé provi che le vicende legate ai due esili hanno negli anni sabbatici e giubilari un loro minimo comun denominatore, perché tali anni segnano o la fine o l’inizio dell’esilio se non entrambe le cose.

Rimane ancora un punto prima di tirare le conclusioni: l’anno della grazia concessa a Ioiachin che se un piano personale fu un semplice anno e atto di grazia, su quello simbolico significò la redenzione di un popolo, quello di Dio, finalmente riappacificato con la divinità.

La grazia fu concessa a Ioiachin nel 490/489 a.C. che fu anch’esso anno sabbatico come lo furono tutti gli altri anni sabbatici e giubilari che hanno relazione con i punti salienti delle vicende legate all’esilio.

Tecnicamente, anche assumendo la nostra cronologia, tale anno dovrebbe essere, stando alla lettera, il trentasettesimo dalla deportazione (2Re 25,27), ma abbiamo visto qui che quasi sicuramente si tratta o di un refuso o di una manipolazione del testo, entrambe le ipotesi ancora più avvalorate dai due calendari, quello sabbatico e quello giubilare, che consigliano la versione giusta, cioè un ventisettesimo anno perfettamente sincrono alla ritmica  che sottende gli esili cioè quella, appunto, sabbatica e giubilare.

Ioiachin, quindi, rende ancora più chiaro il quadro storico che si dimostra perfettamente inserito in una cornice calendariale in cui la storia (scienza) e la fede compongono la stessa scena, cioè quella dell’esilio in cui Dio ” fa la piaga, ma poi la fascia; egli ferisce, ma le sue mani guariscono” (Giob 5,18 e prestate pure attenzione alla cifra che emerge dalla numerazione del versetto che è la stessa offerta dal 518 a.C., anno che segna l’inizio di tutte le vicende legate agli esili, come abbiamo visto sopra).

E’ così che la pedagogia di Dio che colpisce e guarisce scrive la storia con le lettere della fede (fides) e della scienza (ratio), le quali in alcuni casi non debbono assolutamente essere ritenute appartenenti a due distinti alfabeti, pena la totale incomprensione del contenuto, come del resto è accaduto e accade, tanto che della fine dell’importantissimo esilio del 318 a.C. se ne erano perse le pagine.

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