L’attesa e la ricerca: Millennio sabbatico e Millennio perduto


C’è un millennio che gli antichi attendevano e c’è un millennio che i contemporanei cercano considerandolo perduto. Un’attesa vana? Una ricerca folle? Cosa unisce le due cose?

Gli autori medioevali credevano nell’avvento di un millennio sabbatico. Ne calcolarono l’avvento nel 500 d.C. consci del fatto, aggiungo io, che 500 è la ghematria di παρρησία (parresia: parlare franco, dire la verità). La παρρησία, dunque, come immagine dello Spirito Santo, il cui avvento avrebbe segnato un’epoca santa nella storia umana.

Purtroppo i conti non portarono la soluzione sperata e l’avvento del millennio sabbatico fu procrastinato all’801 d.C., quando 801 non solo è la ghematria di περιστερά (colomba), da sempre simbolo dello Spirito Santo che in quella forma discese su Gesù (Lc 3,22); ma è anche la somma di α (alfa=1) +ω (omega=800), le due lettere dell’alfabeto greco che riassumono il principio e la fine di tutto, cioè Gesù, quelle stesse che leggiamo in Ap 1,8.

Erano così certi che l’anno 801 d.C. avrebbe segnato l’avvento dello Spirito Santo e dunque del millennio sabbatico, che Carlo Magno si fece incoronare la notte di Natale dell’anno 800, all’esatta vigilia cioè del nuovo anno, ma poi non ne sappiamo più nulla. Ecco allora che l’attesa (millennio sabbatico) e la ricerca (millennio perduto) s’incrociano, perchè l’una (l’attesa) sembra che non abbia lasciato traccia, tanto da dubitare della sua esistenza; l’altra (la ricerca) ne ha inseguito forse immaginato speculativamente le tracce.

Credo, allora, che un aspetto fondamentale affinchè l’una e l’altra si possano incontrare è il tempo, la cronologia perchè è l’unico luogo dove l’attesa del millennio nutrita per secoli dagli antichi possa essere scoperta dai moderni.

Purtroppo pare che l’ambito cronologico di ricerca abbia presa una direzione opposta, tanto che si parla di The Lost Millennium, cioè di un millennio mai esistito, di una storia, quindi, collassata e ben lontana da una ritmica naturale. La storia, a parere degli studiosi moderni che si sono occupati del problema, sembra quasi che non sia “passato” e qualcuno abbia inventato il tempo allungandolo (questa mi pare la posizione di Anatolij Fomenko, studioso di spicco relativamente al problema).

Tuttavia potrebbe esserci un diverso approccio al problema e immaginare che il tempo sia realmente passato, che ci sia stata una storia nel senso più pieno del termine, ma che sia stata cancellata. Intendo cancellati il pensiero, la cultura, la religione e forse addirittura l’arte che avrebbe potuto tradire la presenza nella storia di un’epoca sabbatica, di un’età dell’oro, potremmo dire.

Questo giustificherebbe molte cose, in primis la presenza di tracce inquietanti nella storia conosciuta; tracce che riconducono veramente ad altri mondi, a “storie altre”. Quest’ipotesi, tra l’altro, unirebbe alla perfezione l’antico (millennio sabbatico) e il moderno (millennio perduto) i quali sarebbe possibile scorgere come facce di una stessa medaglia, nell’ambito ancora inesplorato della storia tenuta nascosta se non addirittura cancellata.

Mi rendo conto che dovrei portare prove a suffragio della mia tesi e per farlo dovrei almeno leggere l’opera di Fomenko, ma il mio ambito è biblico e mi dà già di per sé dei bei grattacapo, per cui è bene non mettere troppa carne al fuoco.

Mi limito allora a riportare una pagina del suo lavoro, pubblicata nel suo sito perchè l’aneddoto lì riportato è curioso nell’ottica del post che calcolerebbe l’avvento del millennio sabbatico nell’anno 801 d.C. e dunque la sua fine nel 1801 (è importante tenerlo a mente).

Nella pagina linkata del sito web di Fomenko, un lettore scrive che a fronte di una sua (Fomenko) datazione della costruzione del Colosseo nei primi anni del 1800 (così sembra che il lettore abbia capito), fa notare che esistono stampe precedenti il XIX secolo che raffigurano il Colosseo e dunque chiede lumi al professore, il quale spiega che in realtà tutto dipende da una non riuscita traduzione e si diffonde su un’altra cronologia del Colosseo.

Io trovo curioso quest’equivoco, perchè stranamente fa quadrare i calcoli: un Colosseo costruito nei primi del 1800 segnerebbe esattamente la fine di quel millennio sabbatico iniziato nel’801 d.C. ed è proprio nel Colosseo l’immagine simbolo della sua fine avvenuta per il risorgere della Roma Imperiale (la Babilonia apocalittica) che ha avuto, avrà ed ha una sola anima: panem et circenses. Finchè queste due necessità governearanno il mondo, sarà lo spirito della Roma imperiale (Babilonia) a governare l’intera umanità

Ecco allora che stranamente quel qui pro quo legato alle vicende del Colosseo apre uno scenario nuovo in cui si staglia il Colosseo, non più frutto di una traduzione mal riuscita, ma simbolo del risorgere di una società che il millennio sabbatico era riuscito solo momentaneamente a superare (i Padri avevano proibito i giochi).

Con tutta la modestia che mi è possibile, consiglierei il professor Fomenko di rivalutare attentamente la critica che il suo attento lettore gli ha mosso, perchè se lei si è trovato alle strette tra una materia ancora fluida, di cui possiamo dare solo pochissime certezze, e un’intuizione granitica -che io trovo addirittura sacrosanta- potrebbe anche darsi il caso che l’errore riposi nella giustificazione piucchè nell’origine della questione; che lei insomma avesse ragione proprio laddove, in un secondo momento, ha creduto di aver torto, perchè se il Colosseo risale al XIX secolo i conti tornano e non lo dico io, lo dicono gli antichi e Carlo Magno, nonché una santissima notte di Natale, quella stessa in cui fu incoronato imperatore del millennio sabbatico

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