Adamo ed Eva: la morte come veste

adamoE’ quasi unanimemente accettato, certamente in ambito cattolico, che Genesi 3 sia un racconto allegorico, ciò significa che le vicende lì narrate debbono essere interpretate diversamente dal loro significato letterale e i personaggi che animano i capitoli sono soltanto figure che veicolano un contenuto altro rispetto a quello logico. Riassumiamo per sommi capi la vicenda.

In Eden Dio aveva ammonito Adamo ed Eva a non mangiare i frutti dell’albero del bene e del male, pena la morte. Eva, su istigazione del serpente, ne mangia, poi ne offre a suo marito.

Quando Dio cerca Adamo, egli ne ode la voce, ma corre a nascondersi perchè nudo; da ciò il Signore capisce che ha mangiato il frutto proibito e tutto ciò fa seguito la condanna del serpente, di Eva e di Adamo, ognuno punito secondo la responsabilità.

Al lettore attento non sfugge che nessuno muore, per cui l’ammonimento divino sembra cada disatteso o perlomeno molto ritardato nel tempo, ma non è così perchè il racconto, seppur a detta di molti allegorico, nasconde la realtà, in questo caso la morte che subito fa ingresso, ma non in maniera appariscente.

Infatti dio, sapendo ormai che Adamo soffre la sua nudità, procura a lui e a sua moglie delle “tuniche di pelli” (Gen 3,21) con cui vestirsi e ciò a noi può sembrare naturale ma in realtà nasconde la più triste delle realtà: la morte che ha fatto ingresso in punta di piedi.

Quelle pelli, anche se volessimo darne una lettura simbolica, certamente appartenevano a “qualcuno”, il quale è stato ucciso per dare un abito ad Adamo e a Eva. Quella morte promessa in cambio della rivolta al comando di Dio ha così fatto il suo ingresso nella vita dell’uomo, il cui abito, cioè la sua condizione naturale, adesso è divenuto il lutto.

Gli animali uccisi per fornire le pelli sono il simbolo della morte promessa, la quale non ha tardato a comparire nell’esistenza umana, sebbene lo abbia fatto a suo modo -che è poi quello solito- cioè con discrezione lasciando trasparire solo indirettamente la scia di sangue.

Alla luce di tutto questo, alla luce cioè del dramma che è solo possibile intuire tra le righe del testo, viene da chiedersi quanto tutto ciò sia allegorico, se l’allegoria è, come abbiamo scritto, quella figura retorica che va oltre un senso letterale, che in questo caso diviene reticente. Se voglio che il lettore comprenda i significati allegorici non posso nascondere gli elementi fondamentali del racconto, pena l’incomprensione, a meno che il tutto non sia allegoria, ma realtà che per un atto di misericordia si è ritenuto meglio quasi tacere.

Un’allegoria non si nasconde dagli sguardi indiscreti come fa la morte, ma si rivela perchè si comprenda che si tratta di essa. In Genesi invece diviene stranamente figura retorica bizzarra che si crogiola nell’allegra gazzarra degli stupidi perchè

ha reso ciechi i loro occhi
e ha indurito il loro cuore,
perché non vedano con gli occhi
e non comprendano con il cuore, e si convertano
e io li guarisca
! (Gv 12,40)

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