Il Messia ed Elia: dalla regalità di un titolo e di un ruolo a uno scambio di lettere

eliaCome si scrutava l’Antico Testamento alla ricerca delle sue chiavi ghematriche, così si può scrutare il Nuovo, coscienti però che il testo ha subito pesanti manipolazioni. Che la ghematria riconduca a un calendario o a un evento particolare è regola nota, per cui non desta nessun dubbio il fatto che noi la seguiamo e ogni volta che abbiamo calcolato il valore ghematrico di una parola la collochiamo nella storia.

I due termini che vorrei presentare oggi sono legati proprio grazie ad essa e sono Μησσίας (Messia) e Ἠλίας (Elia), l’uno precursore dell’altro e anche questo li lega, almeno stando a Mt 17,10 per cui non rimane che offrirne, rispettivamente, il valore ghematrico.

Per farlo però bisogna immaginare quella falsificazione di cui parlavamo e rimediarvi, senza però uscire dal contesto, uscire cioè dal legame che deve esserci tre il valore ghematrico e il significato del lemma.

Detto questo, con quasi innocue modifiche, Μεσσίας diviene Μησσίας e il suo valore è 465 che noi ricondurremo al 465 a.C., anno fondamentale per la cronologia del Cristo, diversa di un anno da quella del Gesù storico (ce ne siamo occupati qui).

Infatti quella cronologia prende le mosse dal terzo anno di regno di Ioiakim che coincise con il primo anno di regno di Nabucodonosor, cioè il 524 a.C. (vedi tabella dei Re e date notevoli); da quest’anno è possibile calcolare il XVIIII° anno di regno di quello stesso re e anno che segna la presa di Gerusalemme, cioè il 505 a.C. a cui devono essere tolti i 40 anni di esilio di Giuda previsti da Ez 4,6 per giungere, appunto, al 465 a.C. e di lì, tolti di nuovo i 46 anni di Gv 2,20 previsti per la costruzione del tempio post esilico, cadere nel 419 a.C. anno della dedicazione e ghematria di Δαυίδ (Davide).

Proprio quest’ultima, unita al simbolismo del tempio, fa di tutto l’excursus cronologico la cronologia del Messia, del Cristo Re che si differenzia di un anno da quella del Gesù storico la quale si colloca, nel calcolo finale, nel 418 a.C., storicissimo “sesto anno di Dario” (Esd 6,15) secondo.

Come possiamo vedere, l’aver cambiato una “epsilon” con una “eta” non ha prodotto risultati ghematrici fuori contesto, ma al contrario ha dato e ricevuto la conferma che la messianicità del titolo si coniuga con la messianicità di una cronologia, tanto che a me pare ovvio che in origine si leggesse Μησσίας e non Μεσσίας.

Stessa sorte è toccata ad Ἠλίας (Elia) che in origine sono sicurissimo che si scrivesse Ελία, tanto che i suo valore ghemarico diverrebbe 46 e dunque quei 46 anni che la cronologia del Messia sopra descritta indica come necessari alla ricostruzione del tempio, permettendo d’inserire il valore ghematrico nel contesto suo proprio, che avvalora il ruolo di precursore che ha Elia nei confronti di Gesù. La prova di tutto ciò è data dal valore ghematrico di אליה (Elia, in ebraico) che guarda caso è proprio 46, come lo sarebbe stato nella dizione greca esatta, cioè non falsificata.

Tutto questo ci dice che siamo di fronte a una falsificazione che vorremmo dire ciclopica, ma l’aggettivo adatto è abominevole, perchè non ha risparmiato la seconda persona della Santissima trinità scrivendo Ιεσους anzichè Ιεσουσ, come lo leggeva Sant’ireneo; non ha risparmiato il Messia e neppure il suo precursore, affinchè il gregge fosse cieco come cieche sono molte delle sue guide, mentre di alcune si può solo sperare che sia Dio a giudicarle per come meritano.

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