Matteo 1,6-12: semplice questione genealogica o preciso approccio storico?

SalomoneLa genealogia matteana costituisce un punto ancora molto controverso dei Vangeli. Noi abbiamo fornito elementi capaci di far luce quando abbiamo dimostrato che le 14 generazioni che costituiscono ciascuna delle tre tranches danno un arco di tempo pari a 490 anni, quando 490 è il valore ghematrico di κλείς Δαυίδ (chiave di Davide).

La nota ghematrica è da sola capace di inserire Mt 1,17 in tutt’altra luce rispetto a quella sinora conosciuta, cioè la funzione esclusivamente genealogica. Infatti quei 490 anni sono effettivamente il tempo che intercorre tra Gesù e Babilonia; mentre tra Babilonia e Davide ne corrono 484 e 6 mesi, i  quali sono approssimabili sia per eccesso, sia per difetto, cioè 485 o 484, quando 485 è la ghematria di Ἰούδα  (regno di Giuda) e questo ci dice che l’impianto cronologico ha una sua logica che può anche andare oltre il dato fornito dal calcolo secco (voluntas dei).

Oltre a tutto ciò abbiamo visto che, grazie all’impianto cronologico di 1-2 Re a cui si aggiunge la nota del deuteronomista circa l’età di Davide al momento dell’unzione ( 2Sam 5,4), l’età complessiva di Davide fu 70 anni (cifra altamente simbolica) essendo nato nel 1019 a.C., quando nel 1018 a.C. ci fu la coincidenza dell’anno sabbatico con quello giubilare, ponendo quindi i natali di Davide in una festività religiosa solenne che si teneva solo una volta ogni 350 anni.

Infine abbiamo visto che nel caso di Acaz le generazioni matteane riescono a collocare con esattezza l’anno di nascita del re, rendendolo perfettamente coincidente con l’altro calcolo possibile grazie allo stesso impianto cronologico di 1-2Re precedentemente ricostruito e proposto a cui abbiamo solo aggiunto la nota anagrafica del cronista (2cro 28,1) che ci indica l’età dell’unzione a re.

Non può sfuggire, allora, che la genealogia di Matteo ha, nell’economia dei Vangeli, una funzione ben più importante, perchè essi non a caso, credo, si aprono con una lista genealogica. Tale funzione, unita alla logica ad essa sottesa, deve essere assolutamente studiata nel dettaglio, perchè il caso che intendo proporre è molto interessante, trattandosi del figlio di quel Davide che già ci ha sorpresi.

Nella scaletta generazionale (vedi tabella sotto) proposta da Matteo, Salomone occupa, partendo da Gesù, la ventisettesima generazione. Se una generazione conta 35 anni, significa che il lasso di tempo complessivo è di 945 anni. Adesso come dimenticare che secondo la nostra cronologia il 945 a.C. segna proprio il quarto anno del suo regno, quando cioè si gettano le fondamenta del tempio? Il tempio e la sua costruzione non sono appannaggio del regno di Salomone? Non fu, come ho scritto, nel quarto anno che se ne gettarono le fondamenta? Non è secondo la nostra cronologia il 945 a.C. quell’anno?

Ecco allora che la genealogia matteana assume una luce che non è più solo generazionale, ma storica, per cui la sua funzione è quella di fissare le date fondamentali della storia ebraica, già come aveva fatto con Davide.

Sciocco sarebbe obiettare che casualmente tutto coincide, perchè il tempio ha una sua cronologia ferrea che parte dall’esodo (1425 a.C.); dopo 480 anni (1re 6,1) raggiunge il 945 a.C., cioè il nostro quarto anno di Salomone; toglie altri 480 anni indicati dal Seder Olam rabbath e giunge al 465 a.C., settimo anno di Artaserse, quando cioè si gettano le basi del secondo tempio per poi confluire, seguendo Gv 2,20 e i 46 anni necessari alla sua ricostruzione, nello storicissimo 418 a.C. “sesto di Dario” (Esd 6,15)  secondo.

Come potete vedere quel 945 a.C. individuato grazie alle generazioni matteane non è una nota cronologica a se stante, ma è perfettamente inserita in un perfetto spartito cronologico che accompagna tutta la storia del primo e del secondo tempio. Non è assolutamente il caso che ci ha portati a quel 945 a.C. salomonico, perchè Matteo ha fissato il tratto saliente di un regno, di una vita e forse di un epoca cioè quella di Salomone.

Tutto ciò, però, ci permette di conoscere l’insondabile, perchè ancora oscuro è l’anno di nascita di Salomone, di cui abbiamo solo un vago accenno nella tradizione che lo vuole giovanissimo al potere (12-14 anni). Adesso siamo in grado, credo, di avallare quella tradizione perchè i calcoli si sono aperti.

Infatti se le ventisette generazioni che Matteo indica tra Gesù e Davide hanno permesso l’individuazione dell’anno della costruzione del tempio, aggiungendo quei 945 anni al 15 a.C. (anno di nascita di Gesù e termine a quo per il conto essendo l’anno della prima generazione) otteniamo il 960 a.C. che segna l’anno di nascita di Salomone, il quale assunse il regno a 11 anni, cioè nel 989 a.C. come da sempre indichiamo.

Gli undici anni che segnano l’unzione a re di Salomone sono perfettamente allineati con la tradizione che lo vuole giovanissimo come re (12-14 anni, lo abbiamo detto) e anche questo non può essere un caso, non può essere un caso cioè che un’intera cronologia che parte dal 70 d.C. e giunge sino all’esodo (1425 a.C.); una cronologia specifica (quella di 1-2 Re sempre proposta dal blog); un calcolo generazionale reso possibile da un evangelista, e una tradizione collimino perfettamente.

Spiegato il caso di Salomone alla luce delle generazioni matteane non rimane che dare una panoramica su tutti gli altri re elencati da Matteo, per vedere se Salomone costituisca un caso isolato o se la genealogia matteana sia strutturata con un preciso fine.

Avverto il lettore che si tratta di un ambito assolutamente nuovo e inesplorato che necessiterebbe di uno studio specifico che richiederebbe tempo, mezzi e una preparazione adeguata. Considerate quindi la tabella seguente come l’invito ad approfondire il problema, perchè le premesse ci sono tutte affinchè ne esca un lavoro estremamente interessante.

Coloro che seguono il blog, dopo l’imbarazzo iniziale, sono certo che comprenderanno l’importanza dell’ipotesi di lavoro che la tabella propone e avranno conferme sulla validità della cronologia proposta dal blog da un ambito sconosciuto ma fondamentale, cioè le pagine matteane che aprono non a caso i vangeli.

Rimango a disposizione per qualsiasi delucidazione anche se credo non ce ne sia bisogno se sono stato sufficientemente chiaro nella sintesi. Basterà che comprendiate come ho ragionato nello stilare la tabella, che comprendiate cioè la logica del discorso e tutto si dipanerà ai vostri occhi e potrete aggiungere quelle informazioni che io non sono riuscito a ricavare.

LEGENDA:

  1. Il 15 a.C. è talvolta il termine a quo per i calcoli segnando la data di nascita di Gesù, prima generazione. Non necessariamente per individuare il riferimento cronologico Matteo lo somma.
  2. Le ultime due colonne in alcuni casi non contengono voci per motivi ancora ignoti. Il calcolo spesso si perde.
  3. Per generazione si adottano i 35 anni che il blog da sempre indica.
  4. Le generazioni elencate sono quelle da Mt 1,6-12.
  5. L’anagrafe dei singoli re è quella riportata in un precedente post

 

RE ANNO DI NASCITA E DI MORTE REGNO GENERAZIONI  AMMONTARE DI ANNI RIFERIMENTI CRONOLOGICI
DAVIDE 1019-949 989-949 28° 1018 a.C. anno sabbatico e giubilare
SALOMONE 960-909 949-909 27° “ 27×35=945         945 a.C. si gettano le fondamenta del tempio

945+15a.C.=960 a.C. nasce Salomone. Undicenne è unto re

ROBOAMO G. 950-891 909-891 26°  26×35=910 910/9 a.C primo anno di regno.
ABIAM G. 891-889 25° 25×35=875 875+15 a.C.=890/1 a.C. primo anno di regno
ASA G. 889-847 24°
GIOSAFAT G. 882-824 847-824 23°
JORAM G. 856-816 824-817 22°
OCOZIA G. 839-816 817-816
ATALIA G. 816-809
JOAS G. 816-770 809-770
AMASIA G. 820-728 770-728
OZIA G. 744-674 728-674 21°
JOTAM G. 699-659 674-659 20° 20×35=700 700/699 a.C nasce Jotam.
ACAZ G. 679-644 659-644 19° 19×35=665 665+15 a.C.=680/679 a.C. nasce Acaz
EZECHIA 669-615 644-615 18° 18×35=630 630+15 a.C.=645/644 a.C. Ezechia unto re
MANASSE G. 627-560 615-560 17°
AMON G. 582-558 560-558 16° 16×35=560 560 a.C. Amon unto re
GIOSIA G. 566-527 558-527 15° 15×35=525 525+15 a.C=540 a.C. 18° anno di regno: la grande Pasqua di 2cro 35,19
JOACAZ G 550-527 527-527
JOACHIM G. 552-… 527-516
JOACHIN G. 534-… 516-516 14° 14×35=490 490+15 a.C.=505 esilio babilonese
SEDECIA G. 537-… 516-505

 

Da Giacobbe a Gesù: dalla schiavitù alla proclamazione della libertà (1905 a.C.-32 d.C.)

sinagogaIl Seder Olam rabbath e 1Re 6,1 offrono la possibilità di costruire un preciso percorso cronologico che parte dall’ingresso di Giacobbe in Egitto e giunge sino al 32 d.C., anno che segna l’inizio del ministero pubblico di Gesù che proclama la libertà agli schiavi (Lc 4,18-19), tanto che è possibile riassumerlo nella tabella seguente.

1905 a.C. Giacobbe entra in Egitto -480 anni
1425 a.C. Esodo -480 anni indicati da 1Re 6,1 tra l’esodo e il primo tempio
945 a.C. Si gettano le fondamenta del tempio salomonico -480 anni indicati dal Seder Olam Rabbath
465 a.C. VII° anno di regno di Artaserse. Rientra Esdra. Iniziano i lavori per il II° tempio -46 anni indicati da Gv 2,20 per i lavori
418/9 a.C. Dedicazione e anno giubilare -9 cicli giubilari (450 anni)
32 d.C. Inizio del ministero pubblico. Anno giubilare e

In teoria, come possiamo vedere nella tabella,la metrica dei 480 anni sembra si perda nell’anno 465 a.C., perchè ad esso si devono togliere i 46 anni di Giovanni 2,20 e poi calcolare secondo il ciclo giubilare per giungere al 32 d.C., anch’esso giubilare.

Tuttavia a un esame più attento non sfugge che il metro dei 480 anni è  applicabile anche a quel periodo, perchè permette di calcolare da Dn 9,25 e l’anno della proclamazione della parola sul rientro a Gerusalemme, contenuta nella profezia delle 70 settimane, fino al 32 d.C. anno d’inizio del ministero pubblico di Gesù.

Di per sè il conto sarebbe estremamente semplice, perchè si tratta solo di togliere 480 anni al 448 a.C. e ottenere il 32 d.C. Così facendo, però, rimarrebbe da spiegare quel 448 a.C. che segna la fine dell’esilio babilonese e la proclamazione della parola.

Non è che sia da spiegare quello che questo blog ha da sempre scritto, cioè che la fine dell’esilio è ben lungi dall’essere avvenuta nel 537 a.C., ma solo spiegare di nuovo -infatti lo abbiamo già fatto altre volte- come mai la fine dell’esilio può essere datata o nel 447 a.C. o nel 448 a.C., affinchè tutto sia più chiaro per il lettore.

L’intera questione prende le mosse dalla diversa datazione che Geremia e Daniele danno del primo anno di regno di Nabucodonosor: l’uno (Dn 1,1) considera il primo anno di regno sincronizzato con il terzo di Ioiakim; l’altro (Ger 25,1)nel quarto. Cosicchè , datando noi il primo anno di regno di Ioiakim nel 527 a.C. abbiamo un primo anno di regno di Nabucodonosor o nel 524 a.C (Daniele); o nel 523 a.C. (Geremia).

La questione non si esaurisce qui, perchè investe tutti gli interventi di Nabucodonosor contro Gerusalemme, uno dei quali è veramente importante, perchè segna l’inizio dell’esilio di 70 anni descritto in 2Re 24,13 in cui il deuteronomista scrive chiaramente che si compì la parola del signore circa la cattività babilonese.

Tale anno coincise con il settimo anno di regno Nabucodonosor (Ger 52,28), per cui può essere, considerando l’anno dell’assedio e non della caduta, che avvenne un anno dopo, o il 518 a.C. (calcolo Daniele); o il 517 a.C. (calcolo Geremia). Dipendentemente dalla scelta, la quale coinvolge il nostro ambito di ricerca perchè la prima data conduce al Cristo; la seconda al Gesù storico, la fine dell’esilio può cadere o nel 448 a.C. o nel 447 a.C. ed ecco spiegata la ragione della necessaria datazione doppia.

Compreso questo, capirete anche che la metrica dei 480 anni, che ha disegnata una cronologia che parte dall’ingresso di Giacobbe in Egitto, non si perde nel V° secolo avanti Cristo, ma cambia solo il termine a quo che diviene il 448 a.C., cioè la fine dell’esilio, la quale proclama la libertà agli schiavi, come farà Gesù nel 32 d.C. leggendo Isaia 61 nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,18-19), stabilendo così un parallelo tra i fatti accaduti nel 448 a.C. e quelli accaduti nel 32 d.C. grazie ad un unico metro: 480 anni che colmano il vuoto (apparente) tra il V° secolo a.C. e il 32 d.C.

Concludo proponendo la tabella finale che riassume l’intera cronologia ricavabile considerando 480 come misura aurea che dalla schiavitù egiziana giunge a Gesù.

 

 

 

1905 a.C. Giacobbe entra in Egitto -480 anni
1425 a.C. esodo -480 anni indicati da 1Re 6,1 tra l’esodo e il primo tempio
945 a.C. Si gettano le fondamenta del tempio salomonico -480 anni indicati dal Seder Olam Rabbath
V° secolo avanti Cristo. 448 a.C. fine dell’esilio babilonese -480 anni
32 d.C. Inizio del ministero pubblico.  Proclamazione della libertà agli schiavi con la lettura d’Isaia 61 a Nazaret

 

Acaz: i 35 anni che segnarono una vita e fecero la storia

acazQuando abbiamo proposto il post che contiene la tabella che riassume per intero la cronologia di 1-2 Re (vedi sotto), riportando anche l’anagrafe dei regnanti di Giuda, lo abbiamo fatto scrivendo anche il motivo della nostra particolare ricerca, il quale si riassume in un interrogativo: perchè il deuteronomista fa in modo che possiamo calcolare (le eccezioni, stando all’anno di nascita ed escludendo i re d’Israele, sono solo tre) l’età dei regnanti ? Che scopo aveva, ci siamo chiesti.

Beh, una prima risposta l’abbiamo avuta da Davide, perchè abbiamo scoperto che egli nasce in anno sabbatico e giubilare e questo è importantissimo per comprendere a pieno la sua figura di uomo e di re, oltre a tutta un’altra serie di cose che non stiamo a elencare.

Adesso, però, siamo in grado di dare un’altra ragione a quelle che solo in apparenza sembrano informazioni marginali nell’economia di un’opera (1-2 Re) che nasce storica, ma che adesso è valutata solo nella sua natura teologica, purtroppo.

Scrivo purtroppo perchè l’anagrafe di alcuni re è semplicemente fondamentale, non solo per comprendere l’opera che li contiene, ma anche per le opere che il tempo ha aggiunte fino a formare la Bibbia per come la conosciamo, cioè comprensiva dei Vangeli i quali, stando certamente a quello di Matteo, riportano nella seconda delle 3 tranche di 14 generazioni proprio i regnanti di Giuda, in particolare Acaz. Vediamo adesso la tabella che contiene l’anagrafe dei re di Giuda per farci un’idea chiara

 RE ANNO DI NASCITA E DI MORTE REGNO ETA’ COMPLESSIVA DURATA DEL REGNO SECONDO IL MIO CALCOLO
DAVIDE 1019-949 989-949 70 40 ANNI
SALOMONE …-909 949-909 40 ANNI
ROBOAMO G. 950-891 909-891 59 18 ANNI
ABIAM G. 891-889 2 ANNI
ASA G. 889-847 42 ANNI
GIOSAFAT G. 882-824 847-824 58 23 ANNI
JORAM G. 856-816 824-817 40 7 ANNI
OCOZIA G. 839-816 817-816 23 1 ANNO
ATALIA G. 816-809 7 ANNI
JOAS G. 816-770 809-770 46 39 ANNI
AMASIA G. 795-728 770-728 67 42 ANNI
OZIA G. 744-674 728-674 70 54 ANNI
JOTAM G. 699-659 674-659 40 15 ANNI
ACAZ G. 679-644 659-644 35 15 ANNI
EZECHIA 669-615 644-615 54 29 ANNI
MANASSE G. 627-560 615-560 67 55 ANNI
AMON G. 582-558 560-558 24 2 ANNI
GIOSIA G. 566-527 558-527 39 31 ANNI
JOACAZ G 550-527 527-527 23 3 MESI
JOACHIM G. 552-… 527-516 11 ANNI
JOACHIN G. 534-… 516-516 3 MESI
SEDECIA G. 537-… 516-505

Come si può leggere, Acaz visse tra il 680/679 a.C. e il 645/644 a.C. (la datazione doppia è necessaria al post e assolutamente corretta) e regnò dal 659 al 644 a.C. (anche qui sarebbe necessaria la datazione doppia, tuttavia non è utile al post).

Quello che ha catturato la nostra attenzione è la durata della vita di Acaz, che è di 35 anni, quando 35 è il valore che il blog dà a una generazione, tanto che considera le 14 generazioni matteane come un periodo di 490 anni avendo, tra l’altro, messo bene in evidenza che 490 è il valore ghematrico di κλείς Δαυίδ (chiave di Davide), cioè quella chiave che di generazione in generazione conduce proprio a Davide, come testimonia Mt 1,17. (da Gesù a Babilonia; da Babilonia a Davide).

Quei 35 anni di vita di Acaz cadono in un contesto importantissimo e quindi è difficile credere che solo il caso li abbia prodotti, essendo la Bibbia un libro ispirato, almeno per noi. Tutto ciò ci ha davvero incuriositi e ci siamo dedicati ai calcoli per trovare la ragione di quella perfetta coincidenza tra l’età di Acaz e le generazioni matteane le quali, per la comprensione del testo, debbono essere riprodotte, affinchè anche il lettore possa contare insieme a noi almeno fino ad Acaz.

Gesù
Giuseppe
Giacobbe
Mattan
Eleazar
Eliud
Achim
Sadoc
Azor
Eliachim
Ablud
Zorobabele
Salatiel
Ieoconia
Giosia
Amon
Manasse
Ezechia
Acaz

(fonte wikipedia)

La tabella mostra che Acaz, partendo da Gesù) si colloca alla diciannovesima generazione che, se essa conta 35 anni, come sempre abbiamo sostenuto, segna un tempo complessivo di 19×35=665 anni che vanno sommati al 15 a.C. perchè tale anno è il termine a quo per i calcoli, segnando l’anno di nascita di Cristo, prima generazione.

Il conto è presto fatto: 665+15=680, cioè il 680 a.C. che deve segnare, qualora la cronologia dei Re adottata sia corretta, l’anno di nascita di Acaz, cosa che avviene, perchè la tabella di apertura riporta proprio il 680/679 a.C. (come abbiamo scritto in questo caso la datazione doppia è obbligatoria ai fini dell’estrema precisione) come anno di nascita di Acaz.

Chi ha un minimo di dimestichezza con la cronologia del blog avrà certamente capito che siamo di fronte a un’altra prova schiacciante circa la correttezza della cronologia dei Re proposta dal blog, che alcuni potranno certamente impugnare sotto il profilo storico, senza però poter dire nulla sul fatto che i contemporanei di Gesù certamente la conoscessero e quella usarono quando, in particolare Matteo, la riassunsero sebbene usando il metro generazionale.

Già in altre occasioni avevamo fornite prove (costruzione della porta superiore del tempio; oracolo dell’Emmanuele) ma questa ha dalla sua che l’Antico e il Nuovo testamento si saldano divenendo un’unica cronologia convergente nell’anno di nascita di un re, sebbene l’Antico testamento offra un’anagrafe; il Nuovo una cronologia generazionale assolutamente diversa, cosa però che non impedisce che si saldino in Acaz.

Vorrei anche aggiungere che tutto quanto conferma la cronologia del blog in tutte le sue parti: (l’anno di nascita di Gesù, l’intera cronologia di 1-2 Re…) e nel suo insieme, perchè quei 35 anni anni che segnano la vita di Acaz segnano anche le generazioni matteane che rendono possibile ricostruire una cronologia che dal 70 d.C. giunge con certezza sino all’Esodo in maniera lineare, coerente e armonica.

La semplice osservazione di una tabella anagrafica, suscitata dalla curiosità di conoscere il motivo per cui il Deuteronomista si perda nei dettagli, ha offerto qualcosa di sorprendente, anche se in fondo la sorpresa sarebbe fuori luogo, poichè la Bibbia si dice ispirata per cui ogni sua parte può celare quello che neppure t’immagineresti: la vita in fondo breve di un re, Acaz, che riassume l’intera storia di un popolo o, se volete, della salvezza.

318 a.C., la caduta di Gerusalemme alla luce di due calendari

presa gerGli anni sabbatici e giubilari costituivano il metronomo nella vita politica, sociale religiosa ed economica d’Israele. La scaletta che questo blog propone li traccia tutti, da Davide a Sedecia, ritessendo quindi la metrica della storia ebraica del tempo.

Non è molto conosciuto il fatto che gli anni sabbatici e giubilari coincidessero una volta ogni 350 anni. Ciò significa l’anno X era sia sabbatico sia giubilare, dando luogo a una festività solenne, perchè due distinti calendari religiosi coincidevano.

Questo post vuole occuparsi proprio di quegli anni, da Davide fino al 32 d.C., anno che segna l’avvento del Messia, come afferma la cronologia del blog. In particolare vogliamo conoscere se, trattandosi di festa solenne, fosse osservata, dando luogo a eventi importanti.

Per ottenere tutto ciò, non è necessario una lunga disamina della storia ebraica perchè, lo abbiamo scritto, gli anni sabbatici e giubilari coincidevano solo una volta ogni 350 anni, quindi da Davide al 32 d.C. ce ne furono solo 4, cioè il:

1018 a.C. che segna la nascita di Davide come abbiamo visto qui

668 a.C. anno della costruzione della porta superiore del tempio

318 a.C. del quale ci occuperemo in seguito

32 d.C. anno dell’inizio del ministero pubblico di Gesù

Come è possibile sin da subito vedere, la coincidenza degli anni sabbatici e giubilari è sempre segnata da fatti importanti, talvolta eclatanti come la nascita di Davide o l’inizio del ministero di Gesù; mentre il 668 a.C. segna l’unico intervento strutturale al tempio, il quale dalla sua fondazione (945 a.C.) fu modificato solo, escludendo i lavori compiuti nel sesto anno di Jotam (668 a.C.), da Erode nel 19 a.C., mettendo in evidenza il fatto che in quasi 1000 anni di storia il tempio fu modificato strutturalmente solo una volta e in anno sabbatico e giubilare.

Le considerazioni da fare sarebbero molte, ma noi ne faremo solo due:

1 La legislazione sabbatica è, come si scrive, ben lungi dal non essere osservata nel periodo pre-esilico. Infatti, escludendo la miracolosa coincidenza che segna l’anniversario di nascita di Davide, il 668 a.C. è lì a dirci che quegli anni ispirarono importanti modifiche al cuore della società ebraica del tempo, cioè il tempio.

2 La cronologia degli anni sabbatici e giubilari che il blog propone trova, proprio nella storia di Gerusalemme, la sua conferma perchè essa si sovrappone con precisione ai fatti storici, siano essi una nascita, una modifica al tempio o l’inizio di un ministero. Quegli anni che molti giudicano perduti, credo si possa dire che sono riemersi, tanto che possono far luce su aspetti storici per forza di cose trascurati, primo fra tutti il punto seguente, cioè l’anno 318 a.C. di cui avevamo promesso di occuparci.

Esso non è un anno molto noto e sinceramente ignoro se Giuseppe Flavio se ne sia occupato, resta il fatto però che quell’anno segna un fatto importantissimo nella storia ebraica, cioè la presa di Gerusalemme da parte di Tolomeo I soter (bene attenti all’appellativo). Di tale fatto storico si scrive che la caduta di Gerusalemme fu causata dal fatto di essere stata attaccata in giorno di sabato per cui gli Ebrei, in osservanza al precetto festivo, non si difesero.

Io credo che la ragione della caduta sia riduttiva fino a minarne la credibilità, vuoi perchè in un solo giorno non si conquista una città; vuoi perchè il rispetto del sabato sarà stato pur importante, ma non tanto quanto l’intera Gerusalemme. Ecco allora che nasce la necessità di trovare un’altra causa e questa, alla luce degli anni sabbatici e giubilari coincidenti, non può che essere quella che riconduce il tutto a una festa così grande e santa che rese gli Ebrei inermi, certi della protezione divina.

In ogni caso il 318 a.C. fu sabbatico e giubilare e segnò l’attacco da parte di Tolomeo I a Gerusalemme, che cadde senza colpo ferire, permettendo la deportazione di moltissimi Ebrei in Egitto, cosa che mal si giustifica col semplice rispetto di un sabato.

Come risulta chiaro, da Davide al 32 d.C., non c’è un solo anno sabbatico e giubilare che non segni avvenimenti importanti, talvolta importantissimi, tanto che si può tranquillamente scrivere che essi furono sempre spartiacque tra il prima e il poi, dando luogo a una cronologia tutta particolare, impossibile a scorgersi senza la conoscenza del calendario sabbatico e giubilare.

Un aspetto di questa cronologia nascosta è costituito da un fatto curioso di cui parla l’Enciclopedia britannica (nel web italiano io non trovato nessuna notizia), cioè il motivo per cui Tolomeo I fosse chiamato soter (salvatore). A detta di quell’enciclopedia, ciò fu dovuto al fatto che Tolomeo avesse salvato gli abitanti di Rodi. Rimane però da chiedersi se un intervento a favore di Rodi possa mai dar luogo a un appellativo divino.

Se già con il sabato, che stando agli storici ha permesso la caduta di Gerusalemme, si era dato luogo a una spiegazione troppo riduttiva perchè la caduta di Gerusalemme nel 318 a.C. avvenne in realtà in anno sabbatico e giubilare, che ne è stato dell’appellativo di cui si fregia Tolomeo I? Fu veramente la difesa di Rodi a procurarglielo? A me pare poca cosa, tanto che sono disposto a scomodare l’acrostico che vuole Gesù l’Ἰχθύς (pesce).

Un acrostico è una parola che si compone con le iniziali di altre parole che compongono la parola stessa. Ἰχθύς, allora, significa Iesous, Christos, Theou, Yios, Soter,(Gesù, Cristo, Dio,Figlio, Salvatore, cioè Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore). A noi interessa adesso solo quel σωτήρ (soter/salvatore) perchè è quello stesso titolo di cui si fregia Tolomeo solo che, essendo titolo divino, mi pare ovvio dire che si addica più a Gesù che al salvatore di Rodi.

Per comprendere meglio la questione e dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, possiamo di nuovo dare un’occhiata agli anni sabbatici e giubilari e vedere che stranamente il 318 a.C. (anno della caduta di Gerusalemme)  conduce a un successivo anno sabbatico e giubilare (cioè 350 anni dopo) proprio al 32 d.C. anno che secondo noi segna l’avvento del Messia, cioè del Salvatore di Gerusalemme e dell’umanità e non di …Rodi.

Sbaglierò, ma a me viene da pensare che il titolo σωτήρ di Tolomeo I abbia tutt’altre origini rispetto a quelle indicate dall’Enciclopedia britannica, origini che nascono solo dal fatto che il 318 a.C., segnante la caduta di Gerusalemme è, seguendo il calendario giubilare, immediatamente precedente all’avvento del Salvatore di quella stessa città e popolo, per cui in origine il titolo di Tolomeo questo voleva dire, ma che colui che ha riscritto la storia falsandola ha deciso che si tacesse, affibbiando titoli divini a salvatori occasionali, in questo caso di … Rodi, che per altro aveva già il suo colosso, per cui un Salvatore era decisamente di troppo.

Concludo dicendo che la coincidenza degli anni sabbatici e giubilari dà luogo a una storia nella storia, tracciando quasi dei capitoli nella cronologia secolare, ma ancor più nella cronologia di Dio.

Adamo ed Eva: la morte come veste

adamoE’ quasi unanimemente accettato, certamente in ambito cattolico, che Genesi 3 sia un racconto allegorico, ciò significa che le vicende lì narrate debbono essere interpretate diversamente dal loro significato letterale e i personaggi che animano i capitoli sono soltanto figure che veicolano un contenuto altro rispetto a quello logico. Riassumiamo per sommi capi la vicenda.

In Eden Dio aveva ammonito Adamo ed Eva a non mangiare i frutti dell’albero del bene e del male, pena la morte. Eva, su istigazione del serpente, ne mangia, poi ne offre a suo marito.

Quando Dio cerca Adamo, egli ne ode la voce, ma corre a nascondersi perchè nudo; da ciò il Signore capisce che ha mangiato il frutto proibito e tutto ciò fa seguito la condanna del serpente, di Eva e di Adamo, ognuno punito secondo la responsabilità.

Al lettore attento non sfugge che nessuno muore, per cui l’ammonimento divino sembra cada disatteso o perlomeno molto ritardato nel tempo, ma non è così perchè il racconto, seppur a detta di molti allegorico, nasconde la realtà, in questo caso la morte che subito fa ingresso, ma non in maniera appariscente.

Infatti dio, sapendo ormai che Adamo soffre la sua nudità, procura a lui e a sua moglie delle “tuniche di pelli” (Gen 3,21) con cui vestirsi e ciò a noi può sembrare naturale ma in realtà nasconde la più triste delle realtà: la morte che ha fatto ingresso in punta di piedi.

Quelle pelli, anche se volessimo darne una lettura simbolica, certamente appartenevano a “qualcuno”, il quale è stato ucciso per dare un abito ad Adamo e a Eva. Quella morte promessa in cambio della rivolta al comando di Dio ha così fatto il suo ingresso nella vita dell’uomo, il cui abito, cioè la sua condizione naturale, adesso è divenuto il lutto.

Gli animali uccisi per fornire le pelli sono il simbolo della morte promessa, la quale non ha tardato a comparire nell’esistenza umana, sebbene lo abbia fatto a suo modo -che è poi quello solito- cioè con discrezione lasciando trasparire solo indirettamente la scia di sangue.

Alla luce di tutto questo, alla luce cioè del dramma che è solo possibile intuire tra le righe del testo, viene da chiedersi quanto tutto ciò sia allegorico, se l’allegoria è, come abbiamo scritto, quella figura retorica che va oltre un senso letterale, che in questo caso diviene reticente. Se voglio che il lettore comprenda i significati allegorici non posso nascondere gli elementi fondamentali del racconto, pena l’incomprensione, a meno che il tutto non sia allegoria, ma realtà che per un atto di misericordia si è ritenuto meglio quasi tacere.

Un’allegoria non si nasconde dagli sguardi indiscreti come fa la morte, ma si rivela perchè si comprenda che si tratta di essa. In Genesi invece diviene stranamente figura retorica bizzarra che si crogiola nell’allegra gazzarra degli stupidi perchè

ha reso ciechi i loro occhi
e ha indurito il loro cuore,
perché non vedano con gli occhi
e non comprendano con il cuore, e si convertano
e io li guarisca
! (Gv 12,40)