Ancora più ι(δι)οθα, ma al plurale

edenMatteo 5,18, seppur nella sua semplicità, è un passo sorprendente, vuoi perchè quel semplice iota sintetizza l’intero decalogo; vuoi perchè, se consulti le varie edizioni bibliche, ti rendi conto della superficialità con cui è stato affrontato la quale, a ben guardare, rivela anche la malafede.

Abbiamo visto qui che lo iota con cui Gesù ammonisce tutti al rispetto della legge, non è una piccola parte della legge, ma l’intero decalogo, poichè iota in greco ha un valore numerico di 10, mentre il suo valore ghematrico è 90, come 90 è il valore di θεός (Dio).

Questo significa che la coincidenza dei valori spiega l’origine di quella legge e il motivo per cui non deve essere assolutamente modificata. A questo si aggiunge il valore ghematrico di ἅγιος (santo) che rende tutto ancora più chiaro, perchè tale valore è ancora 90 per cui abbiamo:

θεός (Dio) = 90

ιοθα (iota/decalogo) = 90

ἅγιος (santo) 90

e tutto questo ci dice che la legge è santa come Dio che l’ha scritta lo è.

Come si può facilmente comprendere in Mt 5,18 non è in ballo “la più piccola parte della legge” -come si traduce- ma il decalogo nella sua interezza e integrità, per cui quel ἐλάχιστος (Mt 5,19) non fa riferimento ai cavilli, ma alla Legge e alla sua fonte e dunque l’aggettivo introduce una gradualità non dei singoli aspetti della legge, ma dei comandamenti, i quali sono ordinati secondo una precisa gerarchia, tanto che il primo è più importante dell’ultimo ed ecco spiegato il senso o il significato dello ιοθα matteano che deve essere tradotto non nell’ottica del legalismo farisaico, ma della legge, dei comandamenti.

In questo senso, allora, appaiono completamente fuorvianti le traduzioni adottate e l’esegesi del passo, le quali reintroducono dalla finestra ciò che Cristo con quel “In verità, in verità vi dico” aveva gettato fuori dalla porta, cioè il legalismo farisaico.

Passiamole di nuovo in rassegna queste traduzioni e commenti, aggiungendo però anche quella dei Testimoni di Geova che hanno fatto di peggio.

CEI 1974

Traduzione

 In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno

Commento

L’iota era la più piccola lettera dell’alfabeto ebraico; il suo segno indica i tratti o prolungamenti che distinguevano lettere simili.

CEI 2008

Traduzione

In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.

Commento

Lo iota è la più piccola lettera dell’alfabeto ebraico; con trattino si traduce qui una parola greca (keraia) che indica un segno grafico piccolissimo.

BJ

Traduzione

In verità, in verità vi dico: finche non siano passati il cielo e la terra non passerà neppure un iota o segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto

Commento

Si limita a proporre la traduzione letterale

WATCH TOWER ( ed. 1987)

Traduzione

Poiché veramente vi dico che il cielo e la terra passeranno+piuttosto che una minima lettera o una particella di lettera passi in alcun modo dalla Legge senza che tutte le cose siano avvenute

Commento

Nessuna nota di commento, evidentemente non la ritiene necessaria

Come vedete tutte si concentrano sul rispetto dei minimi comma legislativi, quando il senso imponeva che a uniformare traduzione ed esegesi fosse il decalogo. Si potrebbe pensare all’errore in buona fede, all’incomprensione del testo, almeno da parte cattolica, ma non è così, perchè di mezzo c’è il sesto comandamento il quale, sebbene legge divina, è stato modificato dall’uomo, che non solo, a quanto pare, ne sa più di Dio, ma ha deliberatamente infranto proprio il contenuto del passo che si voleva tradurre e spiegare, contenuto che ammonisce al rispetto della Legge e dunque anche del contenuto e del senso dei singoli comandamenti.

In origine il sesto comandamento prevedeva “Non commettere adulterio” ma lo si è modificato con “atti impuri”, la cui qualificazione sfugge al singolo fedele per cui esso deve rivolgersi a coloro che lo hanno previsto, i quali divengono gli arbitri della purità, stabilendo ciò che è bene e ciò che è male, avverando così la promessa del serpente fatta in Eden, cioè “conoscerete (deciderete)” ciò che è bene e ciò che è male (Gn 3,5), sarete cioè Dio.

Ecco perchè sin dall’inizio abbiamo parlato di malafede: di mezzo c’è lo stravolgimento di un comandamento divino che annulla il processo eversivo compiuto da Gesù circa il soffocante legalismo farisaico reintroducendolo a pieno titolo.

Il passo non è stato mal tradotto e peggio commentato: il passo è stato deliberatamente stravolto, per cui l’esegesi e la traduzione non sono frutto dell’errore, ma della malafede, tanto da apparire una palese violazione del decalogo, per far sì che sia l’uomo arbitro e giudice del bene e del male.

Le cose non vanno poi meglio con la Watch Tower, la quale sempre offre traduzioni letterali che spesso appaiono pastrocchi illeggibili, tanto sono brutte. In questo caso però ha fatto un’eccezione ricorrendo a una traduzione a senso che rende letteralmente irriconoscibile il passo. Leggiamola di nuovo dunque

Poiché veramente vi dico che il cielo e la terra passeranno+piuttosto che una minima lettera o una particella di lettera passi in alcun modo dalla Legge senza che tutte le cose siano avvenute

Qui, come vedete, lo iota scompare e si rafforza addirittura l’idea della più piccola parte della legge (lettera) che deve essere rispettata, quando era proprio nello iota il senso della traduzione e il significato del passo, ma hanno pensato bene di far piazza pulita per renderlo, a loro modo, comprensibile, quando in altri capitoli hanno proposto traduzioni così letterali che a volte passano il limite del comprensibile per addentrarsi nell’ineffabile mondo del ridicolo.

Come mai tutti sembrano accanirsi a far peggio in Matte 5,18? Se Dio ha proposto dapprima solo 10 comandamenti e ,poi, la loro sintesi per bocca di Gesù, cioè ama Dio e ama il prossimo, perchè si è fatto in modo che l’autorità di Gesù espressa con “In verità, in verità vi dico” legittimi di nuovo il soffocante legalismo farisaico che Gesù stesso aveva superato e condannato?

La risposta credo sia semplice: 10 comandamenti li comprende anche un bambino, mentre neppure un adulto comprende e riesce a osservare ciò che l’uomo, in sfida a Dio, ha introdotto per sostituirsi alla sapienza divina, che non carica mai l’uomo di impegni tali che nessuno, in particolare coloro che li hanno introdotti, i quali infatti non li  “muovono neanche con un dito” (Mt 23,4), riesce a osservare, creando così i presupposti per un controllo capillare delle coscienze, le quali sin da giovanissime gridano la loro disperazione sentendosi preda dall’inferno più profondo per…un atto impuro, costringendoci a chiedersi che Dio sia mai quello che impone e sanziona con l’inferno certe cose. Non il mio, ma il diavolo, sempre desideroso di avere gente alla sua mensa che prevede immancabilmente una mela come dessert.

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